Questo articolo è pubblicato sul numero 34-35 di Vanity Fair in edicola fino al 26 agosto 2025.
Diventare il «Tinder» nel mondo della medicina e della chirurgia estetica, per aiutare a trovare il miglior medico in base alle esigenze e al budget di ogni paziente, è stato per la newyorkese Melinda Farina, 45 anni, un percorso quasi naturale. A 13 anni, lavorando part time nello studio di un odontoiatra estetico amico di famiglia, si è talmente appassionata al lavoro e ai risultati che i medici riuscivano a ottenere sui pazienti cambiando loro la vita, da iscriversi anni dopo alla facoltà di Odontoiatria. Una scelta sbagliata che l’ha indotta a virare sugli studi di psicologia, non conclusi, ma più in linea con la sua attitudine alla socievolezza. Nel frattempo, aveva continuato a nutrire il suo network di medici e chirurghi estetici di cui studiava l’operato e iniziava a raccomandarli a parenti e amici desiderosi di sottoporsi a interventi. Lei stessa nel tempo ha voluto provare sulla sua pelle qualche ritocco, trovando beneficio in termini di accettazione.
Melinda Farina, 45 anni, di New York, È il punto di riferimento delle celeb per la scelta del professionista giusto in base alle singole esigenze medico-estetiche.
Nel 2003, con ormai un’agenda ricca di contatti, lancia il suo business, Beauty Broker Inc., a quei tempi e tuttora innovativo: la sua attività oggi ha un incredibile numero di medici negli Stati Uniti e nel mondo, tra ostetrici, ginecologi, dermatologi, odontoiatri, specialisti del trapianto dei capelli, ma soprattutto chirurghi estetici «approvati» da Melinda.
Il suo ruolo è metterli in contatto gratuitamente con le star e l’alta società nel momento in cui
li ritiene adatti a soddisfare
le loro esigenze: rifare naso, seno, sottoporsi a un lifting viso. Il tutto dietro pagamento di un gettone, solo da parte dei pazienti, per la sua consulenza.
Ci sono altri professionisti come lei?
«Facevo matchmaking con chirurghi plastici prima che Instagram lo trasformasse in una moda. Oggi sempre più persone cercano di fare quello che faccio io, ma poche hanno il mio livello di accesso o la mia esperienza professionale. Per me, questo non è solo un lavoro, è un’ossessione.
La mia lealtà è rivolta al paziente e la mia missione è la sicurezza. Dico ciò che gli altri hanno paura di dire in un ambito che per me richiede massima responsabilità: ecco perché i clienti si fidano di me».
Come aiuta a scegliere il medico?
«Non è tanto diverso dallo scegliere un compagno per la vita: servono esperienza, coerenza, onestà e qualcuno che non ti abbandoni dopo la fase della luna di miele. Le credenziali non sono negoziabili, ma sono solo l’inizio. Bisogna valutare i risultati nel tempo, non solo un singolo esito virale. Capire le preferenze chirurgiche, la fidelizzazione dei pazienti, la professionalità del personale, i tassi di complicanze e se il loro lavoro regge anche cinque anni dopo. Serve anche fidarsi del proprio istinto: se qualcosa sembra troppo elaborato o eccessivamente curato, probabilmente lo è. I pazienti devono smettere di cercare i medici come se stessero comprando delle scarpe. Si tratta del proprio viso, del proprio corpo, del proprio benessere: non bisogna andare a caccia di bellezza a prezzi stracciati».
Quali sono i trattamenti che le star eseguono per il loro glow-up?
«Siamo entrati nell’era del “micro-raffinamento”. I risultati migliori oggi sono invisibili: non si vuole apparire perfetti, ma migliori. Come? Con resurfacing laser, riposizionamento sottile del grasso, rassodamento ultrasonico, ottimizzazione ormonale, trattamenti rigenerativi come esosomi e Prf e lifting meticolosamente progettati, che sussurrano, non urlano. Il glow-up moderno non consiste nel riempire eccessivamente il viso o inseguire le tendenze. Si tratta di apparire come la nuova versione di sé stessi: riposati, radiosi e sublimati».
Da quando le Kardashian hanno ammesso i ritocchi è iniziata una nuova era di trasparenza?
«Non vedo l’ora che finisca l’ossessione per questa famiglia. Viviamo in un paradosso: la trasparenza radicale incontra la realtà filtrata. Le celebrità che ammettono di essersi sottoposte a interventi chirurgici hanno contribuito a ridurre il tabù che aleggiava intorno a questo mondo, ma il pubblico nutre ancora aspettative irraggiungibili. Ciò che è cambiato è che ora le persone si rendono conto che apparire “naturalmente perfette” spesso richiede un team, un bisturi e l’abilità di un chirurgo. È vero, le star mentono meno, il che è meraviglioso, ma ci sono ancora molti filtri e fumo negli occhi. Il lato positivo? I pazienti si pongono domande più intelligenti. Sono più informati, più responsabilizzati e capiscono che avere un bell’aspetto è spesso un lavoro a tempo pieno, che richiede discernimento, impegno».
Individuare l’esperto ad hoc è come scegliere il compagno per la vita: servono esperienza, coerenza, onestà e fiducia
Quali sono i trattamenti oggi più richiesti da uomini e donne?
«Per le donne, è ancora la “triade”: viso, collo e corpo. Lifting del viso profondi con innesto di grasso, molti interventi di body contouring dopo la perdita di peso, o i mommy makeover post-parto, e il resurfacing laser per migliorare la qualità della pelle. Per quanto riguarda i trattamenti non chirurgici, i pazienti desiderano biostimolatori come Sculptra, microneedling a radiofrequenza, Morpheus8 per il corpo e trattamenti rigenerativi combinati.
Gli uomini stanno finalmente recuperando terreno, silenziosamente. Amo lavorare con loro. Investono di più nel perfezionamento della mandibola, nella chirurgia delle palpebre, nel ripristino dei capelli e nell’equilibrio ormonale. Vogliono apparire più forti, mai scontati».
Conta ancora la cura della pelle o è solo medicina e chirurgia plastica?
«La cura della pelle è ancora una buona abitudine che apre la strada a qualcosa di più efficace, ma ha limiti oggettivi. Peptidi e sieri non possono competere con la perdita di volume, il cedimento
gravitazionale o i danni del sole che si accumulano fin dall’adolescenza. Detto questo, una cura della pelle intelligente supporta tutti gli altri interventi. Il cambiamento non riguarda la cura, ma la strategia: si combinano sempre di più i prodotti topici con la tecnologia».
Quali sono le domande più frequenti durante la consultazione?
«In molti arrivano con una lista di cento domande, e non esagero. Riceviamo tonnellate di richieste di procedure non invasive da fare “nel frattempo”. Sono molto esitante sui percorsi “temporanei”. Strumenti non invasivi di solito promettono troppo e performano poco. Inoltre, se usati troppo spesso, possono snaturare i tessuti, condizione da evitare prima di una chirurgia. Poi, tra le domande più frequenti c’è anche: “Chi ha rifatto questa o quella celebrity?”. Mi nascondo dietro al segreto professionale, e poi detesto la spettacolarizzazione».
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