Anche mentre è in vacanza, Federica Sciarelli non stacca mai davvero dal lavoro. Anche perché dopo vent’anni di conduzione di uno dei programmi di riferimento e più riusciti della televisione italiana, ovvero Chi l’ha visto?, quel lavoro è diventato anche una scelta di vita. «Da piccola ho fatto atletica, mi ha reso resistente», racconta la giornalista in una lunga intervista al Corriere della Sera. Una resistenza che le serve per affrontare storie che spesso la toccano anche nel profondo: «Assorbo il dolore dei famigliari e lo trasformo in ostinazione», spiega.
Tra i casi recenti che più l’hanno colpita c’è sicuramente il femminicidio di Villa Pamphili. «La madre di Anastasia, era in Siberia, tranquilla, era convinta che sua figlia stesse con un bell’americano che lavorava nel cinema. La ragazza si faceva foto davanti a case meravigliose, invece vivevano per strada. Una vicina dei genitori, aggirando le censure russe, è riuscita a mettersi in contatto con noi. Aiutandoli coi documenti, siamo riusciti a farli venire in Italia. Nonostante le difficoltà abbiamo scoperto la tragica fine di Anastasia e Andromeda. Quest’uomo andava in giro ubriaco, con la bambina in evidente stato di maltrattamento, e non è stato fermato. Le segnalazioni c’erano: le forze dell’ordine avrebbero dovuto metterla in sicurezza».
Dalle battaglie più importanti, come il disegno di legge sugli scomparsi, alle denunce che restano aperte, Sciarelli ribadisce l’importanza di non abbassare la guardia. Soprattutto quando si è davanti a violenza di genere e femminicidi. «Continuiamo a dire di non parlare di allontanamento volontario: è successo anche con Giulia Cecchettin. Se si parte male con le ricerche poi è tutto in salita. Chi l’ha visto? è utile perché c’è tanto che ancora non funziona».
E sull’ossessione odierna per i casi di cronaca nera, in particolare per Garlasco, Sciarelli non usa mezzi termini. «Persino quando porto giù il cane le persone mi chiedono che ne penso. Come mai avete quest’ossessione? Il caso è importante, può aprire tante porte, ma non è sano pensare dalla mattina alla sera agli omicidi. Prima c’erano la velina e il calciatore, oggi incontro solo gente che vuole fare il criminologo. Finito di lavorare, io chiudo tutto e vado sui pattini».
Il suo programma, uno dei più conosciuti e apprezzati dal grande pubblico resta unico nel suo genere. «Incontro i parenti prima della diretta: sono a pezzi, ma riesco sempre a strappargli una risata. Perché, come dico: uno deve comunque vivere. Oggi le persone non riescono a essere leggere. Anche nelle relazioni di coppia. Per natura io vedo il bicchiere mezzo pieno, credo di averlo preso dai miei genitori». Infine sulla scomparsa ancora non risolta di Emanuela Orlandi spiega: «Non sappiamo cos’è successo, e non possiamo accusare, ma Emanuela Orlandi era una cittadina vaticana. Doveva essere il Vaticano a prendere in mano la situazione, aprendo un’inchiesta. Non è stato fatto. L’unica è che qualcuno decida di liberarsi la coscienza. Quando guardo in camera e dico: “Attenzione, che c’è l’inferno”, è per questo. Per la Chiesa i panni sporchi si lavano in famiglia. A volte neanche le informazioni minime vengono fornite. Nel caso di Cristina Golinucci, la ragazza scomparsa dal convento, il padre spirituale non ha detto che lì c’era uno stupratore».

