Muore dopo essere stato colpito col taser durante un intervento dei carabinieri. Giampaolo Demartis, 57 anni, è morto in ambulanza a Olbia mentre i soccorritori cercavano di rianimarlo. I carabinieri sono intervenuti nella sera di sabato 16 agosto nel quartiere di Santa Mariedda, tra via Barcellona e via San Michele, per fermare l’uomo che, secondo la ricostruzione dei carabinieri, in escandescenza stava seminando il panico nella via. Aveva anche aggredito i passanti e gli stessi militari che sono poi intervenuti col taser per bloccarlo intorno alle 20,30. La vittima viveva a Olbia, era nato a Sassari e originario di Bultei.
La procura indaga
Durante il trasferimento in ambulanza, però, l’uomo ha avuto un arresto cardiaco ed è morto, nonostante i tentativi di rianimarlo da parte del personale sanitario. Ci saranno accertamenti della procura e dei carabinieri. La procura di Tempio Pausania, riporta il quotidiano L’Unione Sarda, ha aperto un’inchiesta. Le indagini sono state affidate alla polizia. Da una prima ricostruzione, Giampaolo Demartis, era in strada e ferito al petto forse per una caduta. Dopo i primi approcci da parte dei carabinieri, Demartis avrebbe sferrato un pugno a uno dei due militari. A questo punto la decisione di utilizzare il taser. L’uomo è caduto a terra, quando è arrivata l’ambulanza sarebbe stato ancora cosciente. È morto durante gli accertamenti dentro il mezzo dei soccorritori, che hanno anche tentato le manovre per rianimarlo. Giampaolo Demartis, secondo quanto avrebbero riferito i familiari alle forze dell’ordine, assumeva dei farmaci per delle insufficienze. Mesi fa era stato scarcerato dai domiciliari dopo avere scontato una pena per un suo precedente. Abitava a casa del fratello.
Il fratello: “Voglio tutta la verità su cosa è accaduto”
Poco distante da dove i carabinieri sono intervenuti, abita il fratello di Giampaolo Demartis. È stato chiamato da una vicina quando già la vittima era a bordo dell’ambulanza. Marco Manca, avvocato di Giampaolo Demartis racconta: “Gli hanno vietato di vederlo perché erano già in corso le manovre rianimatorie. Gli è stato riferito che il fratello aveva una ferita al volto”. Adesso sono tante le domande alle quali il familiare chiede risposte. Una su tutte: “Cosa è successo? Voglio sapere tutta la verità”. E poi, si chiede l’avvocato Manca, se era davvero necessario che si usasse il taser. “Cercheremo testimoni di quanto accaduto. Ci chiediamo se c’è stata una colluttazione prima dell’uso del taser – aggiunge l’avvocato Manca – e ascolteremo la vicina che ha chiamato il fratello di Giampaolo. Lui adesso è sotto shock”. L’autopsia, disposta dalla procura guidata da Gregorio Capasso, darà le prime risposte.
L’intervento
Secondo le prime ricostruzioni dei soccorritori l’uomo sarebbe apparso in stato di alterazione da consumo di alcolici o forse sostanze stupefacenti. Al momento dell’arresto ha colpito anche un militare procurandogli diverse ferite al volto. Sul caso indaga la squadra anticrimine della polizia di Stato.
Il Sic, sindacato indipendente dei carabinieri, nel pomeriggio di oggi (17 agosto) ha diffuso una nota stampa nella quale esprime solidarietà ai colleghi, ritenendo che abbiano “agito con professionalità, attenendosi alle procedure operative previste in occasione di intervento nei confronti di soggetti che versano in grave stato di alterazione psicofisica e che pongono in essere comportamenti altamente pericolose per la collettività”.

