Marah Abu Zuhri aveva 20 anni ed era appena arrivata in Italia dalla Striscia di Gaza. Era atterrata a Ciampino nella notte tra il 13 e il 14 agosto, nell’ambito di un’operazione umanitaria che ha portato via dalla guerra circa 30 bambini feriti e bisognosi di cure. Marah era stata subito portata nell’ospedale Cisinello di Pisa insieme alla sua famiglia perché aveva una situazione fisica gravemente compromessa da una leucemia acuta aggravata da una forma di malnutrizione. Ma non ce l’ha fatta. Marah Abu Zuhri è morta circa 48 ore dopo, a causa di «un’improvvisa crisi respiratoria e successivo arresto cardiaco che, purtroppo, ha portato al decesso della giovane», si legge nella nota diffusa dall’ospedale.
«Ora che una palestinese è morta di fame qui, a casa nostra, e mentre continuano a morire ogni giorno a Gaza, si riuscirà a ritrovare un po’ di umanità e, soprattutto, si potranno finalmente assumere iniziative concrete per spingere Israele a porre fine all’uso della fame come arma di guerra» ha scritto sui social Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. «È arrivata viva, ma devastata dalla fame. Fame usata come arma di guerra per piegare e distruggere un popolo», ha detto l’assessora regionale alla protezione civile Monia Monnia a Repubblica.it. «Questa è la misura del crimine che si consuma sotto gli occhi di un mondo distratto e impotente».
Marah non è morta solo di malattia ma della stessa fame che piega migliaia di vite a Gaza tutti i giorni. L’Unicef ha registrato solo nel mese di luglio 12mila casi di bambini malnutriti gravemente, edè il dato più alto mai registrato prima. Marah non ce l’ha fatta e la sua morte ci consegna un’immagine più dura di qualunque cifra o statistica: la fame come arma di guerra, che attraversa i confini e arriva anche qui, davanti ai nostri occhi. La storia di Marah grida che questa ragazza non è morta solo qui, è morta anche a Gaza insieme a tutti gli altri civili che come lei vengono piegati dalla fame. E continuerà a morire fino a quando il mondo non fermerà quello che sta accadendo a Gaza.

