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    Home»Economia»L’Eurozona arranca: solo un +0,1% di Pil. Dazi, c’è la bozza Usa
    Economia

    L’Eurozona arranca: solo un +0,1% di Pil. Dazi, c’è la bozza Usa

    admin5698By admin569815 Agosto 2025Nessun commento4 Minuti di lettura
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    L’Eurozona arranca: solo un +0,1% di Pil. Dazi, c’è la bozza Usa
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    MILANO – L’Europa fa i conti con un’economia in frenata, mentre si intensificano le negoziazioni con gli Stati Uniti per definire quella che sarà la forma finale dei dazi imposti da Washington. I dati di Eurostat, diffusi ieri, mostrano un marginalissimo aumento del Pil della zona euro, con una crescita dello 0,1% nel secondo trimestre del 2025 rispetto al trimestre precedente. Nei primi tre mesi dell’anno la crescita del Pil era stata dello 0,5%. Il confronto con il secondo trimestre del 2024, quindi dodici mesi prima, mostra invece una crescita dell’1,4% nell’area dell’euro. Per quel che riguarda l’Italia, il Pil è sceso dello 0,1% rispetto al primo trimestre dell’anno ed è salito dello 0,4% rispetto a un anno fa.

    Non sono dati che sorprendono gli analisti, mentre quello che crea qualche preoccupazione in più è l’andamento in calo della produzione industriale a giugno: nella zona euro, infatti, c’è stato un calo dell’1,3% che ha più che compensato l’incremento dell’1,1% registrato a maggio. Su questo fronte, mentre l’Italia ha visto la sua produzione industriale di giugno in progresso di uno 0,2%, il colpo più forte arriva dall’Irlanda, dove il calo dell’11% della produzione industriale deriva da un forte taglio delle esportazioni di prodotti farmaceutici verso gli Usa, dopo che nei primi mesi si era registrata una forte crescita legata proprio alla scelta di molti importatori di rimpinguare i loro stock prima dell’arrivo dei dazi.

    Sui dazi, intanto, un portavoce della Commissione Ue, ha annunciato che Bruxelles ha ricevuto dagli Usa il testo dell’accordo commerciale che impone una tariffa del 15% sulla grande maggioranza delle esportazioni europee. Il testo non è ancora finale e sarà soggetto a una trattativa che – ha aggiunto il portavoce della Commissione – si spera possa essere concluso «il prima possibile». Tra i temi ancora aperti c’è ad esempio quello delle importazioni di veicoli, su cui gli Usa hanno imposto un dazio supplementare del 25% che è andato ad aggiungersi a quello già esistente del 2,5%, portando così il totale delle tariffe sui mezzi di trasporto esportati verso gli Usa al 27,5%.

    L’Europa aspetta adesso che l’amministrazione Trump emetta altri ordini esecutivi per chiarire quale sarà il dazio su questo e altri settori. Sotto osservazione ci sono anche i prodotti siderurgici, già soggetti a un dazio del 25%, e quelli farmaceutici. Ieri Peter Navarro, consigliere della Casa Bianca per il commercio, ha detto che ci saranno probabilmente dazi supplementari sui prodotti farmaceutici perché «è molto chiaro che abbiamo una crisi di sicurezza nazionale» dovuta alla dipendenza degli Usa da imprese straniere. Anche questi prodotti verrebbero inseriti dunque nella “Section 232”, la norma che riguarda appunto i poteri del presidente Usa di agire sul commercio internazionale per difendere le produzioni degli Stati Uniti.

    Dal fronte americano, però, arrivano intanto segnali che proprio le tariffe potrebbero spingere ancora l’inflazione. Dopo i dati rassicuranti sui prezzi al dettaglio in luglio, il cui tasso di crescita annuale è rimasto immutato al 2,7%, ieri l’indice Ppi – quello che rileva i movimenti dei prezzi all’ingrosso – ha invece sorpreso i mercati con un balzo, sempre in luglio, del 3,3% rispetto a un anno prima. Si tratta dell’incremento più forte dallo scorso febbraio e ben superiore sia al 2,4% registrato il mese prima sia al 2,5% che era atteso dalla maggior parte degli osservatori. Su base mensile l’aumento dei prezzi all’ingrosso è dello 0,9%, contro un’aspettativa dello 0,2%

    Proprio la rapida salita dei prezzi all’ingrosso potrebbe essere il segnale di una prima trasmissione dell’effetto inflazionistico dei dazi all’economia americana, che rischia di rendere ancora più accesa la diatriba sui tassi d’interesse tra la maggioranza della Federal Reserve – assai cauta su un ribasso del costo del denaro, precisamente per i suoi effetti inflazionistici – e l’amministrazione Trump, che invece vorrebbe un rapido calo dei tassi per dare nuova linfa all’economia.

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