Se non avesse imboccato il bivio sbagliato, si sarebbe trovato anche lui sul Ponte Morandi, quel maledetto 14 agosto 2018, il giorno in cui la struttura crollò, spezzando 43 vite. Francesco Piliego è un ex poliziotto e, al podcast La Telefonata di IVG, ha raccontato per la prima volta quelle ore drammatiche.
Allora era in servizio nella squadra cinofili della Questura di Genova. «Quel giorno montavo di servizio a Bolzaneto, dovevo raggiungere altri colleghi all’aeroporto. Dovevamo passare sul ponte. Ma al bivio, per abitudine, ho sbagliato strada. Ho preso lo svincolo per Bolzaneto. Lì, dico sempre, è iniziata la mia seconda possibilità», racconta. Pochi minuti dopo, le prime segnalazioni via radio: «Un ponte caduto».
«Eravamo solo in due, io e la mia collega Laura. Stavamo andando verso l’aeroporto. Le segnalazioni così, in quel periodo della stagione, a volte erano imprecise. Ma eravamo di strada, quindi abbiamo deciso di passare da via 30 Giugno. Venendo giù non si vede nulla, poi superi il sottopasso… e il ponte Morandi, che doveva essere lì, non c’era più. Silenzio totale. Il primo pensiero è stato: un terremoto».
Con loro c’era anche un cane da ricerca, Night Spirit, scomparso poche settimane fa: «Era l’unico cane presente in quel momento. Un’altra casualità. Un altro segno. Quando è salito sopra al mucchio di macerie e ha abbaiato, abbiamo capito che c’era qualcuno. Lì abbiamo trovato la mamma e la figlia».
Le ore successive sono confuse. Piove, tuona. «Non c’è un manuale per affrontare una cosa così. L’addestramento, sì, quello aiuta. Ma il resto lo fa l’istinto. I cani erano gli unici a dare tutto senza sapere il rischio. Sentire l’abbaiare di Night ci ha spinto a continuare».
Il caos regna: comunicazioni interrotte, il fiume che sale, i soccorsi da organizzare. «A un certo punto ci siamo seduti dietro al furgone. Eravamo fradici. Mi sono messo a piangere. Non per debolezza. Era solo che… ce l’avevo fatta. Senza sapere come». Poi, il momento di umanità condivisa: «Abbiamo attrezzato una zona per i soccorsi in un capannone. E lì, ci siamo abbracciati tutti. Anche con chi non conoscevamo. Come a dire: ce la faremo».
Ma nei mesi successivi, qualcosa dentro di lui si spezza: «Non stavo più bene. Non riuscivo più a fare il mio lavoro con lo stesso spirito. Ero bravo, sì. Ma non avevo più quella voglia. Non capivo perché». Francesco Piliego decide improvvisamente di lasciare la Polizia: «Da un giorno all’altro ho deciso. Ero disoccupato. Senza stipendio. Senza divisa. Mi sono chiuso in casa. Avevo perso tutto».
La svolta arriva grazie alla figlia: «”Papi, tutto bene?”. Non me lo aveva mai detto. Aveva capito. Appena se n’è andata ho aperto Google. Ho scritto: psicologo Loano. Ho preso il telefono. E ho chiamato».
Comincia così un percorso difficile, ma salvifico: «Quando andavo a fare le sedute mi camuffavo per non farmi riconoscere. Mi vergognavo. Avevo paura. Ma quello psicologo mi ha salvato la vita. Ho finito di pagare il finanziamento due mesi fa».
Oggi Francesco Piliego addestra cani da ricerca, sicurezza e supporto operativo per enti pubblici e privati. «Sopravvivere a volte è più difficile che morire. Ti obbliga a guardarti dentro. A cambiare tutto. Ma mi reputo fortunato. Ho avuto una seconda possibilità».

