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    Home»Guide»Torino. Passo famelico | Dove Viaggi
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    Torino. Passo famelico | Dove Viaggi

    admin5698By admin569813 Agosto 2025Nessun commento6 Minuti di lettura
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    Torino. Passo famelico | Dove Viaggi
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    Il ticchettio del cambio difettoso si alterna al ritmo del suo fiato, come un metronomo stanco. Le ruote mordono la ghiaia, poi scivolano sul tacito bitume e infine saltellano su cubetti di pietra. Affonda il piede con la cadenza meccanica di un tessitore. Ma un telaio canta con fili, corde e colori, l’altro grida con vibrazioni e rumori. Forse è così che si armonizza la paura: nello spazio di intersezione fra silenzio e sudore. Solitudine e inarrestabile convergenza – come forcella, abbraccia la sua direzione.

    Da piccola Viola aveva due giochi preferiti passeggiando con suo padre. Nel primo si indicavano all’altro più cose a cui non si era prestata attenzione: scorci, dettagli, prospettive. Vinceva questo gioco senza fine chi faceva scoprire più cose. Crescendo, quel gioco è diventato un modo di guardare il mondo. Quella che per gli altri sembra distrazione è in realtà maggior ricezione del circostante. Ascolto corporeo. Non è fuori dal mondo, c’è proprio immersa dentro. Viola non si perde, assorbe.

    A Torino quel gioco sembra insaziabile: luci fioche che danzano su finestre incorniciate; un pozzo lasciato intravedere da un portone socchiuso; un’insegna liberty scrostata; una melodia che si perde in ampie piazze e lunghi portici sotto cui il passo continua, anche con la pioggia. Dicono che Torino sia la Bologna del Nord. Ma è fricchettona, sì, ed elegante al tempo stesso. Razionale, geometrica, ordinata. Eppure caotica e impulsiva. L’identità si cela nelle contrapposizioni. Definita dai contorni, ora malleabili ora netti. Forse è proprio nei contrasti che si intravede il volto delle città. Cambiare pelle, senza perdere coerenza.

    Torino, un’Olanda in miniatura

    La prima volta era arrivata in città per un’amica, la seconda per un amore, la terza, in pianta stabile, per studio. Qui si era sentita in un’Olanda in miniatura, fra canali e biciclette. Con la differenza di essere abbracciata da giganti innevati. Ma quando la permanenza diventa definitiva lo sguardo si appanna e senza data di scadenza il passo si fa lento. La città le sembra diversa: fredda e disordinata. Non ritrova la fisionomia che aveva visto in trasferta.

    Il secondo gioco si chiamava “l’uomo a pezzi” e consisteva nel creare storie sugli oggetti smarriti. Era convinta che fosse sempre la stessa persona sbadata a perdere dei frammenti di sé in giro qua e là. Ma in certi quartieri si vedono sempre più cose gettate in terra, perse, abbandonate e comincia il disincanto, che si dissolve solo in quell’ascolto corporeo cui era avvezza. Così segue il lungo fiume, il Dora che sfocia nel vorace Po, incorniciato da alberi: c’è il verde anche a Torino.

    Cammina cammina e si ritrova in una zona ai margini, alla base delle colline. Pare il quartiere dedicato agli amanti del ciclismo: murales di bici; un giardino a nome Fausto Coppi con targa commemorativa e soprattutto il Motovelodromo, che nasconde una palestra di ciclismo indoor, con le Tacx. Un ambiente accogliente ed energico. Noleggia una gravel con cui esplora i colli e finalmente ritrova il passo leggero e la meraviglia. Il verde si infittisce, la città perde nitidezza e si fa piccola sotto l’arco alpino. Laggiù c’è sua maestà: il Monviso, col suo cappello a punta.

    Dal centro a Superga in bicicletta

    Bastano due pedalate e si è fuori dal traffico grigio. Va verso Pino Torinese. Fino alla chiesa tiene i rapporti duri, poi passa alla corona più piccola. Imbocca la panoramica per Superga. Lassù c’è l’acqua freschissima dei Toret. «Quanto è più buona l’acqua dopo la fatica» – pensa.  Può proseguire fino a Chieri e, semplicemente scavallando la collina, sembra di essere in un altro mondo. Un tempo lento rispetto alla città. Poi un’altra salita per tornare al bivio di Pino dove chiude un anello.

    A quel punto può rifare la strada dell’andata oppure allungare verso il “muro di Pecetto”, dove c’è una delle storiche salite del Giro d’Italia, al 23% di pendenza. Si affaccia sopra l’Eremo dei Camaldolesi e girando a sinistra può continuare per il colle della Maddalena oppure tornare diretta in città, passando per Villa della Regina, per giungere alle spalle della Gran Madre. Infine, dopo aver assaporato quella geometria in lontananza, la mangia da vicino sul Monte dei Cappuccini.

    Una domenica, mentre si allena in bici, si imbatte in un muro color amaranto: un corteo infinito di tifosi. Sotto a sguardi invadenti riesce a sorpassarlo. Segue il suo ormai solito percorso, ma a Superga eccoli di nuovo. Capisce che è la ricorrenza della strage di Superga del 4 maggio 1949, quando l’aereo con a bordo il Grande Torino si schiantò contro la Basilica, spegnendo vite e sogni. Sono passati settantasei anni, eppure il ricordo è così vivo. D’un tratto sente una vampata al cuore. E quei cori e sbandieramenti dapprima fastidiosi e d’intralcio, la commuovono. Fu un orrore e di fronte a questo mondo con la memoria storica troppo breve, che scorda atrocità e abomini e li replica senza pietà, sapere che Torino non dimentichi le ha fatto venire i brividi.

    Itinerario in bici tra le colline torinesi

    Consigliato in bici da strada, gravel o e-bike
    Tracce disponibili su komoot ai seguenti link:
    Livello Medio: [39, 3 km; 880 m di dislivello ] Basilica di Superga, Faro della Vittoria,  Sacrario del Pian del Lot, Monte dei Cappuccini, Gran Madre di Dio.
    Livello Medio: [30 km; 830 m di dislivello] Anellino per coloro a cui piacciono le salite.

    Luoghi da scoprire:

    Motovelodromo Fausto Coppi
    Corso Casale, 144. Possibilità di noleggiare bici

    Pino Torinese

    Basilica di Superga
    Raggiungibile con la via panoramica: circa 30 km e 600 m di dislivello. Livello Facile. (Fonti d’acqua presenti durante il percorso: Pino Torinese, lungo la panoramica, prima dell’ultima salita per la Basilica, accanto alla Basilica di Superga)

    Faro della Vittoria – Colle della Maddalena
    Aggiungendo questo tratto si ha: 40 km e 840 m di dislivello

    Sacrario del Pian del Lot

    “Muro di Pecetto”
    (segmento chiamato così su Strava e Komoot): salita al 23% di pendenza. È stata parte integrante di diverse tappe del Giro in passato

    Chieri

    Eremo dei Camaldolesi

    Villa della Regina
    Dimora sabauda con vigneto urbano

    Monte dei Cappuccini

    Gran Madre

    Dove famelico Passo Torino viaggi
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