Raccogliere una foglia e conservarla tra le pagine di un libro è un gesto che, prima o poi, facciamo tutti. Una sorta di istantanea naturale: la lasciamo asciugare per ritrovarla, tempo dopo, diversa, ma ancora capace di raccontarci da dove veniva — un viale, un parco, un giardino cittadino. Più avanti, tra le stesse pagine, troviamo un biglietto del tram. O magari l’ingresso di un museo. Viaggiare è anche questo: appropriarsi di un luogo, trattenerlo tra le dita, portarsene via un frammento per sentirsi a casa anche dove non lo si è.
Torino, dicono, è la città più grigia d’Italia. Ma forse basta cambiare prospettiva per superare il pregiudizio. Salire, ad esempio, sulla collina di Superga per guardare le cose dall’alto. Da qui la città si rivela: una distesa ordinata di tetti, il disegno razionale dei viali, il verde che si insinua ovunque: nei parchi, nei giardini, lungo corso Francia. Se le nubi si diradano, lo sguardo incontra le Alpi, immobili come guardiani. Più in basso, la Mole Antonelliana: sobria, verticale. E sulla sinistra, lo specchio del Po che luccica tra le fronde. La città, da quassù, non è grigia, ma discreta. E invita ad essere scoperta.
Scendiamo. Si può scegliere il trenino a cremagliera o il bus 79, che serpeggia tra le curve della collina. Entriamo in città e ci lasciamo stupire dal suo cuore più vivo: piazza della Repubblica, o meglio, Porta Palazzo, il mercato all’aperto più grande d’Europa. Ogni mattina qui la città si declina in accenti, odori e colori: spezie, pesce fresco, frutta, pane caldo, voci in molte lingue e pochi filtri. Una vitalità disordinata e teatrale, che a sera svanisce, lasciando la piazza vuota, come un palco dopo lo spettacolo.
Campidoglio, il quartiere dove tutto rallenta
Da lì parte il tram n. 16. Saliamo. Il biglietto può infilarsi tra le pagine del nostro taccuino, come un nuovo segnalibro. Il tram ricuce la città, attraversando quartieri e confini invisibili. Ogni fermata è un passaggio. Ci lasciamo alle spalle botteghe e insegne orientali lungo corso Regina Margherita. Fuori, l’architettura cambia: le ville compaiono dietro a cancellate, i palazzi si impreziosiscono nel liberty, anche lontano dai caffè eleganti del centro. Dentro, le persone non si parlano, ma si accostano l’una all’altra come i quartieri da cui provengono: un uomo con la valigetta, una ragazza con lo zaino troppo grande, una madre che spiega qualcosa in italiano semplice. Ognuno è un mondo.
Poi, all’improvviso, il tram entra nel quartiere Campidoglio. Ospedale Maria Vittoria è la nostra fermata. Di fronte, la chiesa di Sant’Alfonso. Campidoglio è un anacronismo urbano: strade strette, case basse con tetti spioventi, silenzi inaspettati. Il tempo, qui, rallenta. I vicoli sono lastricati in pietra, poche auto, molti cortili. Incamminatevi lungo via Rocciamelone, e dopo qualche passo guardate sulla destra: lì troverete la mappa dei murales del quartiere.
La Torino dei murales
Perché Campidoglio contiene in sé anche un museo a cielo aperto: il MAU, Museo d’Arte Urbana, con oltre 180 opere dipinte sui muri delle abitazioni. La passeggiata inizia in compagnia delle quattro virtù (temperanza, prudenza, fortezza e giustizia) e prosegue tra restauratori, falegnami, osterie. Niente auto in coda: solo disegni, forme, occhi dipinti sulle facciate, finestre murate che diventano quadri. Via Corio, via Fiano, via Ceres, via Locana: percorretele tutte, alla ricerca del vostro murales preferito.
Tra questi, spiccano un geco azzurro che si arrampica su una palazzina, e poco più in là un pavone dai mille colori che apre la sua coda in un cortile. Al centro, conteso tra i due animali dipinti, un nespolo. Lui no, non è disegnato. Eppure, sembra parte della scena. Vi sorprenderete, forse, a notare che non è l’unico. Passeggiando, i nespoli tornano: a volte storti, a volte monumentali. Crescono nodosi, discreti. Nessuno li coltiva, nessuno li taglia. Sono stranieri radicati, alberi che sembrano ricordare qualcosa a tutti. Come chi arriva da lontano, ha resistito, e impone ormai la sua presenza.
Se guardate a terra, tra le foglie cadute, ne troverete una: allungata, coriacea, perfetta da inserire nel nostro libro. Se infine avete voglia di leggerlo, quel libro, o di scrivere i vostri appunti, lasciatevi alle spalle il geco e il pavone, e proseguite verso il Parco della Pellerina. Non stupitevi se ad aprire la strada sarà uno scoiattolo, o se, tra le foglie, si muoverà un riccio. Magari sono solo creature fuggite da un muro, che hanno preso vita nella magia sottile che incanta la città più misteriosa d’Italia.
Indirizzi:
Superga
Collina di Superga – punto panoramico iconico su Torino
Trenino a cremagliera Superga – Sassi – ferrovia storica che collega la città alla collina (gtt.to.it)
Bus 79 – linea urbana che collega la collina a Torino centro
Porta Palazzo
Piazza della Repubblica / Porta Palazzo – mercato all’aperto più grande d’Europa
Linea tram 16
Linea le aree semicentrali di Torino
Percorre corso Regina Margherita, con vista su diversi quartieri storici.
Quartiere Campidoglio
Fermata Ospedale Maria Vittoria (tram 13, bus 13N, 71)
Chiesa di Sant’Alfonso – proprio di fronte alla fermata
Via Rocciamelone – punto di partenza per esplorare il quartiere.
MAU – Museo d’Arte Urbana
Oltre 180 opere murali nel quartiere
museoarteurbana.it
Murales da cercare:
– Il geco azzurro
– Il pavone colorato
– Le quattro virtù cardinali
Altre vie da percorrere:
Via Corio
Via Fiano
Via Ceres
Via Locana
Parco della Pellerina
Uno dei parchi urbani più grandi

