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Dal lavoro nero, al mancato rispetto del protocollo rischio calore, ai pagamenti con strumenti non tracciabili, agli orari superiori a quelli registrati, fino alle mancate visite mediche, all’omessa formazione e a locali fatiscenti adibiti a dormitori. Un’azienda agricola su due è incappata in una o più di queste irregolarità nella prima decade di agosto, secondo quanto emerso dai controlli a tappeto dell’Arma dei Carabinieri che hanno fatto emergere un nuovo quadro molto critico nel settore.
I controlli a tappeto
Tra il 31 luglio e l’11 agosto, le squadre ispettive del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro dei reparti territoriali, ossia stazioni, tenenze e compagnie, hanno scandagliato l’attività di 888 aziende in tutta Italia, nell’ambito dell’attività di contrasto delle diverse condotte illecite connesse al lavoro nel settore agricolo. Dai controlli 468 imprese, ossia il 52,70%, sono risultate irregolari. I controlli effettuati dai Carabinieri in questa prima decade di agosto si inseriscono in una più ampia strategia di contrasto al fenomeno del caporalato che vede l’Arma in prima linea ed in stretta sinergia con l’Ispettorato Nazionale del Lavoro in attuazione delle direttive del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Le irregolarità
Durante le ispezioni, i Carabinieri hanno verificato 3.601 posizioni lavorative. Di queste 729, quindi poco più di una su cinque (20,24%) sono risultate irregolari. L’impiego di manodopera in nero riguarda 196 posizioni, ossia una su quattro (26,88%) delle 729 posizioni lavorative irregolari. Tra le posizioni lavorative verificate,i lavoratori extracomunitari sono 1.557, di cui 79 impiegati “in nero” mentre 30 sono risultati clandestini. Nei campi sono stati individuati anche 19 minori, di cui 9 impiegati “in nero”.
Le sospensioni delle attività
L’attività ispettiva dei Carabinieri ha portato a 113 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, parti al 12,72% delle 888 aziende ispezionate. Dei provvedimenti 51 sono per “lavoro nero”, 50 per gravi violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. In 12 casi si sono verificate entrambe le irregolarità. Inoltre, sono stati emessi anche 42 provvedimenti di diffida ed elevate 850 prescrizioni ai sensi del D. Lgs. 758/1994.
Le violazioni
Complessivamente 470 persone sono state deferite in stato di libertà all’Autorità giudiziaria, per il contrasto delle condotte penalmente rilevanti. Per loro l’ipotesi è che siano responsabili di violazioni del Testo Unico sull’immigrazione, della normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto “caporalato” (art. 603 bis C.P.) e di altre fattispecie penali, tra le quali falso ideologico e somministrazione fraudolenta di manodopera.

