Qua ci sono solo fabbriche, vecchi e cielo grigio. Eh già, Torino è questa.
Eppure, Civico 46? Certo. Via Santa Giulia 46/c. Un buco in una porta con la serranda tirata giù solo il martedì sera. Il 98 per cento degli abitanti del quartiere Vanchiglia, si sa, il martedì sera digiuna. Fa parte della dieta.
Il posto è piccolo come il salotto di un fuorisede. Una fessura. Ci entrano un forno elettrico, pizza rovente e birra. Non è importante se hai voglia di pizza o no. Civico ti risucchia, ti mangia, ti richiama.
È vero, la città officina ha il profilo severo, la struttura squadrata, l’andamento lento, ma se da Civico, mentre si addentano tranci di gorgonzola e salsiccia, chiediamo: “Che avete fatto oggi?” o “Che si fa stasera?” il profilo, la struttura e l’andamento cambiano.
È mattina. Il cielo sì, è grigio, ma non c’è da lamentarsi perché il mood è giallo brillante. Caffè rovente, brioches e sigarette. I “muri”, dove siamo, sono stati costruiti per proteggere la città dalle piene del Po e questi erano i locali per il rimessaggio delle barche da pesca.
Ai Murazzi tra gli studenti
Oggi, questi muri sono i Murazzi, e quaggiù, in riva al Po, si va a passeggiare, bere, leggere, correre. Ma soprattutto si va a rilassarsi, chiacchierare e studiare. Con la vista sulla Gran Madre, i Cappuccini e Superga, i Murazzi sono il perfetto spot per qualsiasi cosa.
Con la maestosa piazza Vittorio Veneto che ci fa da cappello, sono tra le mete più ambite dai giovani, perché lo studiare nella “Murazzi student zone” diventa una questione collettiva.
Seduti ai tavoli, sugli scalini, appoggiati ai muretti, per terra a prendere il sole o a penzoloni sull’acqua, i ragazzi sono ovunque. Ed è per questa sua anima metà festino, metà biblioteca, che tra schiscette di pranzi fatti di niente, chiacchiere e appunti, dalle 9 alle 19 la Torino giovane si trova tutta qui.
Poi, alle 19, basta, si butta tutto in borsa, si risalgono i gradini, ci si allontana di sette minuti dal Po e si fa la cosa che agli studenti viene meglio: l’aperitivo. In Santa Giulia è un piccolo rito che si ripete, ma che non stanca mai.
Aperitivo in Santa Giulia
Scolorita e appuntita, la chiesa del quartiere, fa da spartiacque per due umori e sapori differenti. Dietro, la Piazza, brulica di gente giovane e spritz a 2.5 €. Davanti, nella Via, la musica, l’età e il prezzo cambiano. Entrambe però, condividono la sregolatezza, i tavolini stracolmi e le sedie sempre scompagnate, ma chi se ne frega: ci si stringe, si allunga un braccio per prendere l’oliva dal piatto dell’amico, ci si parla addosso e va bene così. Ti siedi e non ti alzi per ore, perché in Santa Giulia c’è quella vibe da quartiere che si sente comunità. E tra i bicchieri, le parole e le sedie spostate, quasi fai prima a farti nuovi amici che a trovare i tuoi; e infatti succede proprio così. Ti trovi a parlare con gente mai vista con cui quasi sicuramente finisci a fare pre-serata e quasi sicuramente “all’Aska”.
Il nome, in lingua basca, significa “libertà”. L’anima ribelle di questo spazio sta già tutta qui e nella sua leggendaria facciata rossa. Nato dall’occupazione della sede dell’Opera Pia Reynero, l’Askatasuna è un’istituzione della Torino sfacciata, un centro sociale autogestito che il Comune ha riconosciuto come “bene della città” nel 2024. Le pareti sono ricoperte da strati di manifesti, non pubblicitari ma militanti, e “all’Aska”, un po’ come ai Murazzi, si va per svariati motivi. Una proiezione, un monologo, una stand-up queer, oppure per i sapori speziati della mensa sociale, un concerto punk, drum and bass industriale, trap militante o dub giamaicano.
Non paghi un prezzo, lasci un’offerta.
Ed eccola tutta qui, quella Torino che cambia i connotati, che si rovescia, grazie ai giovani affamati di Civico. Civico di cui si ha bisogno ora, tra mezzanotte e le due; si riscende da Corso Regina Margherita 47 e si apre la fessura di quel posto di pizze roventi; dove i ragazzi, ancora non stanchi, tra un trancio e una sigaretta decidono il prossimo passo.
E di nuovo, sì, è vero, è sabauda addirittura l’urbanistica a Torino, eppure la club culture la considera “La sorella minore di Berlino”.
Torino, la sorella minore di Berlino
Nel confine tra Barriera di Milano e Vanchiglia, dove il vuoto urbano lasciato dall’ex-scalo ferroviario ha dato vita a molteplici progetti, c’è il prossimo passo: il Bunker.
Questo piccolo villaggio con 1700 mq di grandi hangar è un ibrido tra spazio artistico multifunzionale e una delle mete di riferimento del clubbing torinese.
Il Bunker è una delle esperienze più significative di socialità, arte ed entertainment dal basso della Torino contemporanea; si ispira al modello dei community hub del Nord Europa e con la sua identità tra arte, sport, natura e clubbing, si prende cura dello spazio, immaginandone il futuro e valorizzando l’oggi.
I ragazzi di Civico 46, che animano e amano Torino, vivono in una città molto diversa da quella distesa di fabbriche, vecchi e cielo grigio.
La Capitale delle Alpi è sovversiva, mangia la pizza e balla la techno.
Per diventare un ragazzo di Civico 46:
Murazzi del Po Gipo Farassino, 22, 10124 Torino TO (Murazzi student zone)
Piazza Santa Giulia, 10b, 10124 Torino TO (Bar in Piazza Santa Giulia)
26/A, Via Santa Giulia, 10124 Torino TO (Bar in Via Santa Giulia)
Corso Regina Margherita, 47, 10124 Torino TO (Askatasuna)
Via Santa Giulia, 46/C, 10124 Torino TO (Civico 46)
Via Niccolò Paganini, 0/200, 10154 Torino TO (Bunker)

