Cresce sempre di più e rischia di far saltare il sistema sanitario. L’Italia ha un problema con la spesa farmaceutica. I dati, che giungono con sempre maggiore ritardo dall’Agenzia del farmaco (Aifa), dicono che nel 2024 l’esborso per le medicine ha segnato un aumento record, addirittura dell’8,7% rispetto all’anno precedente (l’assoluto è passato da 21,7 a 23,6 miliardi di euro). E visto che il Fondo nazionale che finanzia tutta l’attività sanitaria cresce di meno del 3% ogni dodici mesi è facile comprendere come gli esborsi per i medicinali si “mangino”, di anno in anno, denaro necessario per le attività degli ospedali e delle Asl.
I ritardi di Aifa
Aifa è sempre più lenta a rilasciare i dati. Addirittura, non è ancora chiaro come sono andati i primi mesi di questo 2025. Negli anni scorsi ad agosto erano già noti almeno i numeri del periodo gennaio-aprile. Il timore delle Regioni, che però fanno sentire poco la loro voce, è che si aspetti a renderli noti perché ancora una volta ci sarebbe una crescita importante. Ma c’è un aspetto molto più preoccupante, legato al passato. Negli ultimi anni gli aumenti della spesa sono sempre più accentuati. A partire dal 2022, quando ad ottobre è entrato in carica il governo Meloni, c’è stata un’accelerata importante. Prima l’incremento annuo era tra il 2 e il 3%.
Cosa sta succedendo? Da Aifa hanno sempre sostenuto che arrivano nuovi farmaci molto costosi, ma pare strano che tutto avvenga così all’improvviso. L’agenzia sotto la gestione del centrodestra sembra meno efficace proprio nelle sue prerogative di controllo della spesa. Inoltre, nel governo c’è il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, farmacista molto attento a tutelare gli interessi della sua categoria, ma morbido anche nei confronti di una parte dell’industria. Ad esempio, sta cercando di usare circa 160 milioni dalla prossima manovra per togliere a Big Pharma l’onere di fare uno sconto dell’1,83% su certi prodotti al sistema pubblico. Poi ci sono altri provvedimenti, come quelli legati alla distribuzione diretta da parte delle farmacie di medicinali costosi al momento consegnati ai pazienti dalle strutture pubbliche, che porteranno soldi nelle casse dei colleghi di Gemmato e pure dei produttori.
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09 Agosto 2025
Le richieste dell’industria
È forte l’asse tra il sottosegretario e Pierluigi Russo, il direttore scientifico dell’Aifa che in questo momento è il vero dominus dell’agenzia. Russo accentra su di sé molte funzioni. Intanto è reggente del settore “Hta”, che si occupa delle istruttorie sui farmaci da portare all’approvazione. Poi è dentro la Commissione scientifico economica (Cse) che approva i suddetti farmaci e in quel contesto ha un ruolo preponderante, anche se non è il presidente. Infine, da statuto, è lui stesso a proporre al cda i provvedimenti sui medicinali che devono essere rimborsati. Affidare così tante competenze a un solo funzionario, senza contrappesi, espone l’agenzia a problemi, se il tecnico non lavora bene. Ma c’è un altro personaggio, nei vertici della sanità, che ha un ottimo rapporto con il mondo del farmaco, che sta facendo guadagni sempre migliori. Si tratta di Francesco Saverio Mennini, capo del dipartimento di Programmazione del ministero, che una volta scelto da Orazio Schillaci ha lasciato in capo alla moglie la società di consulenza per Big Pharma che guidava. Un dirigente chiave del ministero fino a poco tempo fa faceva affari con l’industria. Ma, ruolo dei singoli a parte, bisogna affidarsi ai macrodati per rendersi conto di cosa sta accadendo. E quelli dicono che la spesa farmaceutica si appresta a diventare insostenibile.

