Siamo arrivati all’estate stanchi. Non solo per il lavoro, le scadenze, le valigie fatte in fretta. Ma per i mesi passati a guardare schermi: meeting su Zoom, chat che esplodono di notifiche, reel che si autoriproducono anche quando vorremmo solo chiuderli. È l’estate più connessa di sempre e, paradossalmente, l’ultima cosa che vogliamo è continuare a esserlo.
L’anno scorso la chiamavano Brat Summer: iper-pop, sfrontata, sempre “on air”. Quest’anno il copione è cambiato. La definizione che circola è Brain Rot Summer: una stagione sfilacciata, senza un tormentone capace di unire, con la cultura pop che si frantuma in micro-fenomeni, meme e playlist di nicchia. Un’estate di scrolling compulsivo e overdose di stimoli.
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Eppure, sotto questa superficie iperattiva, scorre un’altra corrente. La chiamano Dilly-Dally Summer: il lusso di rallentare. L’arte di perdere tempo, deliberatamente. Vacanze lente, libri iniziati e finiti senza fretta, giornate al mare senza telefono. Un’estetica soft, fatta di colori neutri e materiali naturali, un mood “Mediterraneo vintage” che si riflette in moda, design e anche nel modo di viaggiare. Meno hype, più pause. C’è anche chi l’ha ribattezzata Quit Summer: la stagione in cui dire “no” a impegni non indispensabili, “no” a ritmi serrati, “no” alla produttività forzata.
Non è solo teoria. Ed Sheeran ha deciso di abbandonare lo smartphone per un vecchio flip phone: niente social, niente app, solo messaggi e chiamate. Dixie D’Amelio si è fermata per ritrovare sé stessa, lontana dal tam-tam digitale. Margaret Qualley convive con due telefoni: uno per le chiamate e le funzioni essenziali, e un altro senza sim, che funziona solo con il wi-fi, per non cadere nello scrolling infinito. E poi c’è Olly che, in pieno agosto, invece di postare dalla spiaggia, ha scritto semplicemente: «Spengo il telefono per un po’ di giorni. Un abbraccio a tutti e a tutte».
Nessun countdown, nessun criptico “stay tuned”. Solo un gesto minimo, ma potentissimo, in un’epoca in cui se non posti non esisti. Forse il punto non è “staccare la spina”, ma riconnettersi altrove. A un tramonto, a una voce, a due chiacchiere che restano fuori campo. Perché la vera notifica, quest’estate, è proprio quella che non arriva.

