Il rientro ufficiale in campo per un
match è previsto della notte italiana tra sabato e domenica ma
l’attesa per il debutto di Jannik Sinner al Masters 1000 di
Cincinnati è già altissima. Lo dimostra la folla di giornalisti
alla conferenza stampa del numero 1 al mondo nella città
dell’Ohio. D’altronde l’italiano deve difendere la vittoria e i
punti dello scorso anno sul cemento statunitense, in vista
dell’ancora più importante Us Open. Le immagini del primo
allenamento con la vistosa fascia elastica al braccio destro
hanno fatto temere un riacutizzarsi del problema al gomito,
occorsogli dopo una caduta nel match quasi perso con Grigor
Dimitrov a Wimbledon. Ma è lo stesso Sinner a rassicurare: “Il
gomito non fa male ma mi piace la sensazione che dà la manica –
risponde a chi gli chiede una spiegazione – Dà un po’ più di
stabilità nell’impatto con la palla. L’avevo usata anche a
Wimbledon e mi era piaciuta”.
Lo scorso anno proprio nel corso del torneo statunitense, che
poi vinse, Sinner affrontò le udienze con i giudici per la
vicenda Clostebol. Inevitabile la domanda sul rientro nel suo
team del preparatore Umberto Ferrara, uno dei protagonisti
proprio del caso. Il tennista azzurro però taglia corto. E’ una
vicenda che si è messo alle spalle: “Penso che sia stato già
detto tutto con il comunicato ufficiale – dice – quindi non c’è
altro da aggiungere”.
L’altoatesino appare sereno e sorridente. Segno che la lunga
vacanza lo ha sicuramente ricaricato, almeno dal punto di vista
psicologico. “Mi sono preso un po’ di tempo per la mia famiglia,
gli amici, le persone più importanti – sottolinea – Ma
ovviamente sono tornato ad allenarmi per essere pronto per la
stagione americana, che è davvero importante”.
Il rientro arriva dopo il successo di Wimbledon, non
scontato. “Tornare in campo e riuscire a esprimere questo
livello di gioco dopo quello che era successo nello Slam
precedente, a tratti ha sorpreso anche me – ammette il campione
azzurro – Quindi sono molto contento, arrivo con quella spinta”.
Serviranno comunque molte energia in quanto il torneo
nell’Ohio durerà due settimane. “Ormai sono tanti i tornei così,
diventano lunghi – spiega – Ma noi giocatori nn possiamo
controllare tutto: per i tifosi è bello, perché possono godersi
due weekend di buon tennis. Se mi chiedete se io preferirei un
torneo di una settimana. Sì, come quello di Monte Carlo per
esempio, lo preferisco. Ma va bene così”.
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