“Presenteremo un esposto alla Procura di Roma contro l’archiviazione della premier sul caso Almasri. Giorgia Meloni ha, infatti, detto di aver condiviso le decisioni”. Lo spiega l’avvocata Angela Maria Bitonti, legale di una donna ivoriana vittima delle torture del generale libico Almasri, in merito all’archiviazione di Giorgia Meloni da parte del Tribunale dei ministri.
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“Aspettiamo anche le decisioni parlamentari sull’autorizzazione a procedere nei confronti dei due ministro e del sottosegretario – dice – Se non dovesse arrivare il via libera, valuteremo quali azioni mettere in campo”. “Faremo, inoltre, una nuova istanza per visionare gli atti visto che la precedente è stata rigettata in quanto la mia assistita è stata considerata una vittima indiretta” spiega l’avvocata Bitonti. “Non condividiamo questa visione – sottolinea – riteniamo sia una vittima diretta perché il rimpatrio di Almasri e la mancata consegna alla Corte penale internazionale non consente il processo. Significa aver impedito alle vittime di crimini cosi atroci di ottenere giustizia”.
“Appare verosimile che l’effettiva e inespressa motivazione degli atti e delle condotte tenute tanto dal ministro Nordio – nel decidere di non dar corso alla richiesta di cooperazione della Cpi relativa sia all’arresto che al sequestro – quanto dal ministro Piantedosi – nel decretare l’espulsione dal territorio dello Stato – ed infine dall’Autorità delegata Mantovano – nel richiedere il volo Cai per l’accompagnamento in patria – sia da rinvenirsi, piuttosto, nelle preoccupazioni palesate dal Prefetto Caravelli (il direttore dell’Aise, ndr), nell’ambito delle riunioni intercorse tra i vertici istituzionali, riferite a possibili ritorsioni per i cittadini e gli interessi italiani in Libia derivanti dal mantenimento in vinculis di Almasri”. Così il tribunale dei ministri negli atti dell’inchiesta su Almasri con cui cui chiede l’autorizzazione a procedere nei confronti del Guardasigilli, del sottosegretario Mantovano e del ministro Piantedosi, depositati alla Camera.
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“L’Ufficio di Presidenza della Giunta per le autorizzazioni della Camera ha deciso all’unanimità i tempi dell’esame delle carte inviate dal Tribunale dei Ministri in merito alle posizioni del sottosegretario Alfredo Mantovano e dei ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio sul caso Almasri, dando di fatto avvio ai lavori.
Entro la fine di settembre sarà pronta la relazione per l’Aula, si terranno almeno cinque sedute, inviteremo infine gli interessati a fornire i loro chiarimenti. Sia la Giunta che l’Aula esprimeranno tre voti distinti, con voto palese in Giunta e segreto in Aula la quale voterà definitivamente entro ottobre”, rende noto il presidente della Giunta Devis Dori.
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L’avvocato di una vittima di Almasri: ‘Il governo va processato, pronti a nuovo esposto’
Un esposto alla Procura di Roma contro l’archiviazione della premier sul caso Almasri e azioni legali nel caso di negata autorizzazione a procedere nei confronti di Nordio, Piantedosi e Mantovano. L’avvocata Angela Maria Bitonti, legale di una donna ivoriana vittima delle torture del generale rimandato in Libia con un volo di stato, ha intenzione di andare avanti. Per lei il caso Alamsri non è chiuso anzi sollecita un processo per i membri del governo coinvolti nelle indagini.
“Giorgia Meloni ha detto di avere condiviso le decisioni sul caso Almasri -dice la legale- per questo presenteremo un esposto in Procura”. “Aspettiamo anche le decisioni parlamentari sull’autorizzazione a procedere nei confronti dei due ministri e del sottosegretario – continua Bitonti – e se non dovesse arrivare il via libera, valuteremo quali azioni mettere in campo”. Non è tutto. La legale annuncia anche una nuova istanza per visionare gli atti “visto – spiega – che la precedente è stata rigettata in quanto la mia assistita è stata considerata una vittima indiretta” mentre, “noi condividiamo questa visione: riteniamo sia una vittima diretta perché il rimpatrio di Almasri e la mancata consegna alla Corte penale internazionale non consente il processo. Significa aver impedito alle vittime di crimini così atroci di ottenere giustizia”.
“Le parole con cui Meloni ha rivendicato una scelta concordata con i ministri del suo governo sulla vicenda Almasri”, sottolinea invece l’avvocato Francesco Romeo, legale dfi un’altra delle vittime delle torture di Osama Almasri, “sono una confessione delle proprie responsabilità. La Procura riapra le indagini di fronte a un elemento di novità come questo”. “‘In questa vicenda ci sono reati che sono perseguibili di ufficio – fa notare -. Un’archiviazione non è un provvedimento definitivo, può sempre essere rimessa in discussione se intervengono elementi di novità come in questo caso. Se Meloni è convinta di aver fatto tutto bene, allora lei e i ministri possono affrontare serenamente il processo, senza nascondersi dietro l’immunità”. “Aspettiamo anche il percorso parlamentare sulla richiesta di autorizzazione a procedere. Poi valuteremo il da farsi”. Ilsudanese vittima del generale libico, è stato un testimone in prima persona delle torture e già nel febbraio scorso, con il supporto dell’associazione Baobab Experience, aveva presentato una denuncia per favoreggiamento a carico della premier Meloni e dei ministri Nordio e Piantedosi.
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