“Guardo mia figlia Greta e ringrazio che la sua transizione di genere sia avvenuta quando l’Italia era ancora un paese civile. Perché se Greta che oggi ha 19 anni non avesse potuto da adolescente assumere i bloccanti, sotto stretto controllo dell’ospedale, oggi mia figlia non ci sarebbe più. Io mi chiedo con che coraggio si scriva un disegno di legge che se verrà approvato renderà ancora più difficile la vita già difficilissima dei nostri figli. Cosa accadrà? Chi ne ha le possibilità andrà all’estero, gli altri chissà, non voglio nemmeno pensarlo”.
“I nostri figli a rischio suicidio”
Cinzia Messina fa parte da anni di un folto gruppo di genitori di ragazzi e ragazze transgender, che si occupa di fare informazione per le famiglie sulla transizione di genere in età evolutiva. Dopo l’ispezione avvenuta nella primavera scorsa all’ospedale Careggi di Firenze, da anni polo d’eccellenza nel trattamento della disforia di genere, è arrivato, come era prevedibile e quasi alla vigilia delle ferie per la politica, il disegno di legge del Governo che impone nuove regole nel percorso di erogazione dei farmaci bloccanti della pubertà.
Violata la privacy
Regole che Roberta Parigiani, avvocata e portavoce del Mit, il movimento di identità trans, non esista a definire una “schedatura illegale e illegittima di chi chiederà di accedere alle cure, consegnando all’Aifa non soltanto dati, ma di fatto l’intero dossier sul paziente, comprese quelle informazione che per nessuna ragione dovrebbero essere diffuse”.
Prima di spiegare cosa contiene il disegno di legge, nato da un’interrogazione parlamentare del senatore Maurizio Gasparri che chiedeva un’ispezione contro l’ospedale Meyer di Firenze, affermando che la struttura per la disforia di genere erogava farmaci bloccanti senza “assistenza psicoterapeutica”, bisogna chiarire i numeri della questione. All’ospedale di Careggi erano in cura, al momento dell’ispezione decisa dal ministro della Sanità Schillaci, circa 25 minori. Venticinque non centinaia come pure è stato scritto. Ai quali, già adesso, in Toscana e nei pochi altri centri che in Italia si occupano di disforia di genere, i farmaci vengono consegnati dalle farmacie ospedaliere.
Il registro dei casi
Ma è proprio l’uso dei bloccanti che viene stigmatizzato, da anni, da parte del mondo politico. Ossia l’uso della triptorelina, ormone che blocca lo sviluppo della pubertà (usato comunemente negli ospedali pediatrici per fermare le pubertà precoci), in minori che fin da piccolissimi mostrano un gravissimo disagio nel sesso assegnato alla nascita. In attesa che arrivino alla decisione se intraprendere o meno il cambio di identità, dopo un percorso psicologico viene loro fermata la pubertà. Ossia il momento nel quale gli attributi maschili e femminili si manifestano, con conseguente disagio, disperazione e spesso spinte suicidarie di chi sente di apparire diverso e alieno da ciò che è.
Registro per i farmaci sulla disforia di genere dei minori, ok del cdm
04 Agosto 2025
Solo nelle farmacie ospedaliere
Il disegno di legge, presentato dal ministro della Sanità Orazio Schillaci e dalla ministra della Famigia Eugenia Roccella, prevede un registro sull’utilizzo degli ormoni e dei farmaci bloccanti la pubertà nel trattamento della disforia di genere dei minori. E l’indicazione che, in attesa dell’adozione di protocolli specifici, sarà possibile procedere alla somministrazione dei farmaci solo con l’assenso del comitato etico a valenza nazionale pediatrico. (Soddisfatta la Garante per l’Infanzia Marina Terragni: “Il disegno di legge sul trattamento della disforia di genere nei minori costituisce un importante e necessario passo avanti nella tutela della salute fisica e psicologica di bambini e adolescenti”.) Il registro, a cura dell’Aifa, servirà per la prescrizione e la dispensazione dei farmaci, che avverrà esclusivamente nella farmacia ospedaliera. I dati contenuti nel registro saranno trasmessi al ministero della Salute ogni sei mesi. Viene in particolare stabilito che che la somministrazione dei farmaci che bloccano la pubertà e degli ormoni – attualmente a carico del Servizio sanitario nazionale (nel caso della triptorelina, in modalità off label) – sia subordinata a una diagnosi da parte di una équipe multidisciplinare, dopo percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici, soggetta a protocolli clinici che saranno adottati dal ministero della Salute.
Niguarda, il team che segue i cambiamenti di genere: “L’età media si è abbassata”
25 Marzo 2025
Il rapporto dovrà contenere: gli elementi e le informazioni in ordine al processo decisionale di prescrizione dei farmaci, inclusi gli esiti documentati dei precedenti percorsi psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici svolti; le eventuali comorbilità diagnosticate; il monitoraggio clinico e il follow up. Il ddl prevede infine l’istituzione di un tavolo tecnico per la valutazione del rapporto semestrale dell’Aifa e la trasmissione al Parlamento di una relazione con cadenza triennale.
“Una schedatura ideologica”
Ed è proprio sul tema dei dati che si sofferma Roberta Parigiani. “Siamo di fronte al tentativo di una vera e propria schedatura ideologica dei minori che intraprendono il percorso della propria affermazione di genere. Il ministro Schillaci aveva già parlato ai tempi dell’ispezione al Careggi della necessità di un registro che comunicasse all’Aifa i dati dei trattamenti per la disforia di genere. Qui però siamo di fronte a qualcosa di ben diverso. Qui c’è un monitoraggio della persona, caso per caso, non numeri. C’è la consegna delle cartelle cliniche, comprese le informazioni sensibilissime delle diagnosi differenziali. Insomma una totale violazione costituzionale della privacy sanitaria dei pazienti”.
Non solo. Il disegno di legge non fa differenza – e invece la differenza è radicale – tra minori di 13/14 anni che utilizzano i farmaci bloccanti della pubertà e “i minori di 16/17 anni ormai fuori dalla pubertà che utilizzano già gli ormoni per la transizione di genere”.
“Quello che sta già succedendo – aggiunge con preoccupazione Parigiani – è il blocco totale delle terapie negli ospedali, con conseguente disperazione delle famiglie e dei ragazzi. Ma è una strategia precisa: la criminalizzazione dell’identità transgender. Hanno iniziato con il divieto della carriera Alias, adesso con i bloccanti. Si rendono conto di cosa può accadere?”.
Svolta sulla disforia di genere, avanti con il farmaco anti pubertà
19 Marzo 2025
“Ai nostri figli è vietato esistere”
Gravi e cariche di dolore le parole di Cinzia Messina. “Chi mette questi divieti sulla vita dei nostri figli non si rende conto dei rischi. Ma noi, che li abbiamo visti desiderare la morte prima di poter assumere quei farmaci lo sappiamo bene. Già adesso i bloccanti vengono erogati nelle farmacie ospedaliere, dov’è la novità? Già adesso la procedura italiana è tra le più rigorose d’Europa, con visite psichiatriche e percorsi psicologici. Adesso dovranno anche essere schedati? Ma voi pensate davvero che dei genitori di fronte al rischio di suicidio di un figlio si fermeranno? No, andranno all’estero, si indebiteranno, purtroppo. Dietro tutto questo c’è soltanto un’ideologia che vorrebbe vietare l’esistenza stessa dei nostri figli e figlie”.

