Ancora morti sul lavoro. Due giovani operai, di 30 e 20 anni, sono morti stamattina dopo essere caduti in una cisterna per la raccolta di residui biologici, a Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia. Secondo le prime informazioni, i due erano impegnati nelle operazioni di pulizia di una fossa biologica.
Uccisi dalle esalazioni
I primi rilievi suggeriscono che a ucciderli potrebbero essere state le esalazioni, ma attrezzature, speciali maschere e formazione avrebbero dovuto metterli al sicuro anche in caso di fuoriuscite. Ecco perché adesso si indaga per comprendere cosa sia successo.
L’allarme è partito subito, i soccorsi sono stati tempestivi ma per i due giovani lavoratori non c’è stato nulla da fare. I corpi sono stati recuperati dai vigili del fuoco, al momento impegnati anche a mettere in sicurezza l’area. La dinamica dell’ennesima tragedia ricorda quella della cosiddetta strage di Casteldaccia, nell’hinterland palermitano.
Il precedente a Casteldaccia
Nel maggio 2024, cinque operai impegnati nella manutenzione dei tombini nei pressi di un impianto di depurazione sono stati uccisi uno dopo l’altro dalle esalazioni. Dall’inchiesta è emerso che nessuno aveva dispositivi di sicurezza e in alcuni casi neanche le mansioni per svolgere quel tipo di lavoro.
Le indagini
Sono alcuni dei punti che le forze dell’ordine, subito arrivate sul luogo dell’ennesima tragedia sul lavoro, stanno verificando. I tecnici della scientifica stanno procedendo con i rilievi tecnici, mentre gli investigatori stanno acquisendo documentazione e testimonianze verificando se tutto fosse in regola, a partire dai contratti, e se siano state rispettate tutte le misure e procedure di sicurezza.
Oltre 1.200 morti da inizio anno
Dall’inizio dell’anno sono morti 873 lavoratori, di cui 621 sui luoghi di lavoro, una cifra che sale a 1202 se si calcolano anche quelli in itinere, cioè da e verso il lavoro. “Significa che ogni 6 ore e pochi minuti un lavoratore perde la vita”, spiega l’Osservatorio nazionale sui morti sul lavoro che ha curato la statistica. Per l’Inail, che nelle sue statistiche non considera migliaia di lavoratori non assicurati o assicurati con altri enti, gli incidenti denunciati al 30 maggio 2025 sono appena 389.
Giordano “In Italia un morto ogni sei ore. Il governo non fa nulla”
26 Luglio 2025
La condanna della Cgil: “Necessari interventi concreti”
“Non bastano più le parole, continuiamo a ripeterlo. Contro gli infortuni sul lavoro – dichiara Daniele Giordano, segretario generale Cgil Venezia – centinaia ogni giorno nel solo nostro Territorio, servono azioni concrete e finanziamenti veri agli organismi preposti. Le istituzioni non possono sempre aspettare che lavoratrici e lavoratori perdano la vita per porre attenzione per qualche giorno al tema. È già troppo tardi”. Per il sindacato “la salute e la sicurezza non possono essere burocrazia e formalità, ma interventi concreti. Sul terribile fatto di oggi attendiamo che venga fatta chiarezza, ma lo sdegno non può limitarsi a pochi giorni in attesa della prossima tragedia”. Interviene anche la Uil con il segretario Roberto Toigo, che la definisce “una tragedia enorme, un evento inaccettabile”.
La Uil: “Nel veneziano morti raddoppiati dall’anno scorso”
Ma non è un caso spiega, è un trend che va avanti da mesi. “I morti sul lavoro nel veneziano sono raddoppiati rispetto all’anno scorso: vuol dire che qualcosa non funziona. Non conosciamo l’esatta dinamica dell’incidente, ma non possiamo non porci delle domande. Chi manda questi operai, ha spiegato loro la pericolosità della mansione? Ha dato loro le giuste indicazioni? E soprattutto, ha messo in atto tutte le procedure di sicurezza e ha vigilato perchè vengano rispettate? Noi come sindacato, i colleghi, i familiari e tutta l’opinione pubblica abbiamo bisogno di risposte a queste domande. E devono essere convincenti, perchè così non si può andare avanti”.

