Dopo una lunga malattia è morta, a 61 anni, Alessandra Balocco, presidente e amministratrice delegata della Balocco Spa, una delle industrie dolciarie più note d’Italia. Impossibile non ricordare le pubblicità del Signor Balocco che diceva di fare i buoni. A dare la conferma della morte dell’imprenditrice è stato il sindaco di Fossano, Dario Tallone, che ha annunciato il lutto cittadino per il giorno dei funerali. «Con la scomparsa di Alessandra Fossano perde una donna che ha dato moltissimo alla sua città e al tessuto economico del nostro territorio. A nome dell’amministrazione e della cittadinanza, esprimo cordoglio alla famiglia e profonda riconoscenza per l’opera svolta».
Guidava l’azienda dal 2022, anno in cui sono scomparsi, a pochi mesi di distanza uno dall’altro, il padre Aldo, presidente onorario del gruppo, e il fratello Alberto. La morte del secondo è arrivata all’improvviso: è stato colpito da un fulmine durante un’escursione in e-bike. La Stampa riporta le sue parole di allora: «La perdita improvvisa di mio fratello, a distanza di meno di due mesi da quella di mio padre Aldo, è stata uno choc terribile per tutti noi. Mi sono trovata a ricoprire un ruolo molto impegnativo e a occuparmi della gestione dell’impresa senza il tempo necessario per elaborare la perdita».
Entrata in azienda nel 1990, aveva sempre lavorato al fianco dei familiari nell’azienda fondata nel 1927 a Fossano da Francesco Antonio Balocco. Sotto la sua guida, nel 2023, il gruppo ha chiuso il bilancio con un fatturato di 257 milioni di euro, un patrimonio di 97 milioni e oltre 400 collaboratori, di cui una parte stagionali. Subentrano a lei la nipote Diletta e il figlio Marco già coinvolti nell’azienda.
Anche nell’inchiesta legata alla promozione del pandoro con Chiara Ferragni, ha sempre difeso l’azienda e il suo operato: «Non abbiamo mai attuato pratiche scorrette. Il nostro impegno è quotidiano, a tutela della realtà che rappresentiamo».
«Non si arriva “per caso” ad avere quasi cento anni di tradizione imprenditoriale. È un cammino che ci rende orgogliosi, ed è frutto di tanta fatica, di tenacia, responsabilità e spirito di sacrificio. Sono le caratteristiche della nostra gente» ha detto nell’unica intervista concessa al quotidiano La Stampa. «Anche nei momenti più difficili non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di spostare la nostra attività. Siamo e vogliamo continuare ad essere veramente e orgogliosamente italiani. La crisi del 2008, la pandemia, le due guerre, la crisi energetica, lo choc finanziario. Abbiamo sempre potuto contare sulle nostre forze: abbiamo ampliato la capacità produttiva, investito in nuove tecnologie, adeguato le attività alle prescrizioni per un’industria sostenibile».
Del fratello diceva: «Penso spesso ad Alberto. Era convinto che l’impresa sia una grande famiglia, il cui sviluppo è la somma del lavoro di molte persone, della capacità di ascolto e di confronto. All’imprenditore spetta il compito di tradurre tutto questo in una traiettoria di crescita rispettosa. In lui ho ritrovato molti tratti di quell’imprenditorialità dal volto umano che Adriano Olivetti seppe diffondere nel nostro Paese».

