(di Elisabetta Stefanelli)
MELANIA PETRIELLO, ”LA STRADA DI
CASA. FIGLI IN CERCA DELLE ORIGINI” (Fuori Rotta, pag. 77, euro
14,00) ”Non ti ho mai giudicato”: è la frase che donne come
Tiziana, persone che non hanno la possibilità di risalire a chi
li ha generati, chiederebbero alla madre e al padre che per
qualche motivo li hanno affidati ad altri. ”Il viaggio di chi
cerca un legame con la propria origine è costellato sia di santi
protettori, anonimi anch’essi, quanto da indolenti figuri da
dramma epico”, e questo viaggio ha deciso di intraprenderlo
insieme a loro, in una commovente inchiesta, Melania Petriello.
”La strada di casa. Figli in cerca delle origini”, appena
pubblicato a Fuori Rotta, è infatti una avvincente inchiesta di
questa giovane giornalista che è partita dalle contorsioni della
legge per esplorare il lato umano di una delle tante situazioni
che creano dei vuoti.
”In Italia quasi mezzo milione di persone – scrive Petriello
– donne e uomini di ogni età e città, ciascuno con la propria
unica, differente, biografia, è oggi alla ricerca del proprio
pezzo mancante, l’origine biologica”. Figli di famiglie
adottive che vivono sulla propria pelle quel patto di segretezza
sulla propria provenienza che, giustamente, sta lì a tutelare
chi ha fatto la scelta di non tenerli e nello stesso tempo
attraverso l’anonimato, tutela anche la loro possibilità di
avere una vita diversa. Su questo c’è in corso una battaglia
normativa ma nel frattempo Melania Petriello ha deciso,
meritoriamente, di riportare alla luce il tema attraverso
singole storie di persone che questa ricerca la stanno vivendo o
l’hanno vissuta da protagoniste. Mettendoci dentro anche la sua,
che nulla ha a che fare con il tema del libro, ma è una perla di
quelle che le donne sanno inserire nelle loro collane di
creatività. Ognuna con la sua storia. A cercare ”La strada di
casa” c’è Anna che quella madre l’ha ritrovata, anche se troppo
tardi, ma ha pure avuto la possibilità di capire perchè e
deporre un fiore sulla tomba di una ragazza coraggiosa. Ma c’è
chi, come Tiziana, questa possibilità non l’ha mai avuta. E poi
c’è chi di questa ricerca ha fatto una battaglia di vita, come
Margherita Carlini, psicoterapeuta e criminologa, al servizio
delle donne, che spiega l’importanza di questa ricerca delle
origini, perchè ognuno di noi è parte di un insieme e non averne
nessuna traccia conosciuta può essere difficile da molti punti
di vista. ”L’esigenza di conoscenza da parte dell’adottato”,
scrive Rossella Pane citata da Petriello, ”si traduce nella
meritevole prospettiva di dare una qualche voce al suo diritto
all’identità, del quale la conoscenza delle proprio origini
rappresenta un basilare aspetto e, al contempo, di predisporre
un prezioso strumento di tutela del suo diritto alla salute”. E
poi c’è anche una madre, come Rossella che ha partorito un
figlio a 17 anni, ed è stata costretta a lasciarlo e non saprà
nulla di lui per 100 anni. Anche lei chiede una legge ”che dia
la possibilità ai figli di conoscere l’origine da cui vengono”.
L’origine, sottolineiamolo, perchè si parla sempre delle madri
ma dietro ad ogni donna che dà alla luce un figlio c’è sempre
anche un uomo.
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