Tempi supplementari per l’indagine della Procura di Milano sulla gestione della rigenerazione urbana. Dopo gli arresti di ieri, cinque ai domiciliari e uno in carcere, è il momento dei ricorsi al Tribunale del Riesame nel tentativo di ribaltare la decisione del gip Mattia Fiorentini.
Già stamane Andrea Bezziccheri, il patron di Bluestone destinatario della misura cautelare più severa, Giuseppe Marinoni e Alessandro Scandurra, rispettivamente presidente e componente della disciolta Commissione per il Paesaggio, tramite Andrea Soliani, Eugenio Bono e Giacomo Lunghini, i loro avvocati, hanno depositato l’istanza di revoca dell’ordinanza ritenendo manchi del tutto il rischio di reiterazione del reato e i gravi indizi.
Scandurra, del resto, lo aveva già scritto in una memoria difensiva consegnata al giudice lo scorso 23 luglio, durante l’interrogatorio preventivo sostenendo, tra l’altro, che le fatture emesse nei confronti delle società di investimento immobiliare erano dovute a “rapporti professionali” e mai e poi mai a “rapporti corruttivi”. Impugnerà “tempestivamente” l’ordinanza degli arresti domiciliari anche Manfredi Catella, come ha annunciato nell’aggiornamento del comunicato diramato ieri per spiegare agli stakeholders che, in sostanza, pur rimanendo formalmente Ceo le sue deleghe sono state trasferite ad altri. E lo stesso farà entro il 10 di agosto l’ex assessore Giancarlo Tancredi, e forse anche l’ex manager di J+S, Federico Pella.
La parola passa quindi a un collegio di giudici che, dopo la ricezione degli atti da parte dei pm, ha tempo 10 giorni per fissare l’udienza e decidere. Un collegio con una composizione “feriale” e diverso da quello che, qualche mese fa, con il rigetto dell’istanza di revoca dei domiciliari dell’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni, ha già affrontato il tema e l’ipotesi di corruzione come ipotizzata dai pubblici ministeri: parcelle per consulenze tecniche in cambio di pareri favorevoli a progetti presentati all’organismo comunale da parte di chi, proprio in virtù di quei compensi, avrebbe dovuto dichiarare il conflitto di interessi e non lo ha fatto. Una simile ricostruzione ha portato il giudice Fiorentini a parlare di un “sistema tentacolare e sedimentato” con “professionisti e imprenditori che dettano le regole (addirittura contribuendo a legiferare) pur di mantenere i privilegi acquisiti (…) e pubblici ufficiali che perseguono i propri interessi privati”.
E poi di una “pianificazione urbanistica” concentrata “in capo a un ristretto gruppo di potere, assai permeabile alle pressioni delle lobbies costruttrici”. A tal proposito in un passaggio dell’ordinanza viene descritto un episodio sulla “attribuibilità” a Catella “del patto corruttivo concluso per conto di Coima” in merito al progetto Pirellino. Il 31 luglio 2023, infatti, lo studio dell’architetto Scandurra, riporta l’atto, emise una fattura nei confronti della Sgr per poco più di 28.500 euro con causale “attività di Due Diligence dei comparti Cenisio 1/Messina 50 e Messina 53/De Benedetti 1”.
Fattura “da ritenersi oggettivamente falsa e funzionale” – accusa che la difesa respinge – “unicamente a giustificare” la “dazione di una somma di denaro a titolo corruttivo”: il professionista doveva partecipare alla “fondamentale seduta della commissione per il paesaggio del 5 ottobre 2023” e assicurare “il proprio appoggio” al progetto.
Ed anche se “è vero” che non si è mai risaliti a chi “avesse autorizzato il pagamento della falsa fattura”, è risultato invece, annota sempre il giudice, che l’incarico sulla “Due Diligence” era stato affidato dal “responsabile per gli investimenti” di Coima e quello sullo “studio di fattibilità per uno studentato in via Messina” dal responsabile per la parte tecnica. Una scelta quella di assegnare il lavoro al professionista e di retribuirlo che Catella ha dichiarato “di avere condiviso” con i due manager non indagati e assumendosene “la paternità”.
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