(di Francesco Gallo) ‘Frammenti di luce’ (When the Light Breaks) di Rúnar Rúnarsson, in sala dal 14 agosto con Movies Inspired, racconta una storia semplice di gioventù e lutto e lo fa con la luce e la musica rarefatta d’Islanda.
Quarto lungometraggio del regista islandese, già a un Certain Regard a Cannes e poi in concorso in Alice nella Città alla 19esima Festa di Roma, il film ha come protagonista l’algida Una (Elin Hall), magrissima studentessa d’arte ‘pansessuale’ che porta dentro di sé un segreto che la rende triste, quello di aver perso un amore appena iniziato.
Nella prima scena la ragazza è infatti a Reykjavík in amore con Diddi (Baldur Einarsson), frontman del suo gruppo musicale, ma la loro storia purtroppo dura poco.
Il giorno dopo il ragazzo prende in prestito l’auto del coinquilino Gunni (Mikael Kaaber) e in un tunnel trova la morte in un incidente che si rivela essere il più grave della storia islandese.
La notizia sconvolge Una e Gunni e i loro amici che non sono certo pronti ad accettare la morte di un loro coetaneo, ma quando arriva Klara (Katla Njálsdóttir), la fidanzata ufficiale di Diddi, per piangerne la scomparsa tutto precipita.
Una trova infatti una grande difficoltà nel nascondere il suo dolore all’intero gruppo, proprio ora che è arrivata la persona con la quale potrebbe forse più che mai condividerlo.
Ma le albe del nord del mondo, l’alcool e qualche spinello mettono in campo il loro potere curativo.
Bellissima la colonna sonora composta di un unico brano che si ripete all’infinito: ‘Odi et amo’ (ispirato al carme 85 di Catullo), ovvero il brano che apre Englabörn (2002), primo album del compositore islandese Jóhann Jóhannsson, deceduto nel 2018 a soli quarantanove anni.
“Non avevo una storia completa dentro di me e non c’era neppure nulla nel mio cuore che fosse abbastanza grande da poter essere tradotto in un film – dice il regista -. Ero insomma stufo di questa struttura definita che i film devono sempre adottare, perché la vita reale ha invece molte più sfumature”.
E ancora Rúnar Rúnarsson che con due suoi film ‘Eldfjall’ e ‘Passeri’ ha rappresentato l’Islanda agli Oscar: “Mi è sempre piaciuto esplorare le zone grigie, l’intero spettro di esperienze ed emozioni, e catturare così tutti i bei momenti della vita senza che il film debba avere per forza un ‘significato’ o una morale da raccontare. È come una gita al mare – continua -, in cui raccogli tutte queste pietre, conchiglie e cose diverse. Alcune sono bellissime, luccicanti e hanno una bella superficie, altre sono semplici o opache. Ma quando poi torni a casa e metti tutto sul tavolo della cucina, lo mescoli e all’improvviso ti ritrovi con un mosaico”.
Infine per quanto riguarda il dolore dice: “È uno dei temi del film. Il dolore libera molte emozioni diverse, una cosa che può renderti estremamente triste o darti un senso di enorme bellezza”.
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