Tutti d’accordo sui tre forni elettrici che sostituiranno gli impianti a carbone, questione sospesa sul polo Dri, una nuova gara alle porte e il ritorno, a sorpresa, del sindaco di Taranto al tavolo ministeriale. Dopo giorni di incertezza, tensioni politiche e proteste, la vertenza ex Ilva si riaccende con una sorta di pre-intesa che punta alla decarbonizzazione e che apre la strada alla riapertura della procedura di vendita.
Al tavolo del Mimit – con i ministri Urso e Pichetto Fratin, gli enti locali e il commissario dell’Autorità di sistema portuale – è emersa una convergenza su un verbale condiviso che sancisce l’impegno verso la piena decarbonizzazione del sito di Taranto. Non è stato il giorno della firma dell’accordo interistituzionale, ma su questa base il Ministero delle Imprese e Made in Italy “dà mandato ai commissari di AdI in As affinché tali obiettivi siano recepiti nell’aggiornamento della gara in corso con la previsione di termini perentori e rappresentino per gli aggiudicatari la base del riesame dell’Aia”.
Il Mimit, d’intesa con le istituzioni presenti, “ha deciso – è detto nel verbale – di fissare un incontro il 12 agosto per consentire agli enti locali, come da loro richiesta, di riunire gli organi assembleari al fine di esprimere compiutamente le loro posizioni sul piano di decarbonizzazione ed anche, eventualmente, in merito alla migliore collocazione del polo del Dri per garantire la sostenibilità dello stabilimento e l’autonomia strategica del Paese”.
Il colpo di scena è arrivato con il sindaco Piero Bitetti. Dopo le dimissioni annunciate lunedì per “inagibilità politica” – seguite a una contestazione pubblica durante un incontro con movimenti ambientalisti – ha fatto dietrofront. È arrivato a Roma per dire no all’intesa così com’è e presentare una controproposta tecnica e politica “che ci deve portare – ha sostenuto – alla decarbonizzazione dell’ex Ilva e quindi alla eliminazione dell’area a caldo. Non ho firmato nulla. Sono senza penna”.
“Il cambiamento – ha aggiunto – non si predica, si realizza con scelte concrete. È finito il tempo delle scelte calate dall’alto. Taranto non sarà più una zona di sacrificio”. Ed ancora: “Non solo – ha aggiunto il primo cittadino – non abbandono la nave, ma intendo esserne il comandante. La mia presenza qui è un segno inequivocabile che sono più motivato di prima”. Il sindaco ha anche denunciato in Questura le intimidazioni ricevute lo scorso 28 luglio. La proposta alternativa del Comune di Taranto, rispetto ai due scenari proposti da Urso, prevede tre forni elettrici e un impianto Dri, per la produzione di preridotto da impiegare nei forni. Ma fonti tecniche segnalano già criticità sui consumi: il fabbisogno complessivo sfiorerebbe i 2,3 miliardi di metri cubi annui di gas.
“La garanzia occupazionale oggi non c’è. Senza il sì dei sindacati io non firmerò”, aveva anticipato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, prima di sedersi al tavolo. Intanto, l’Aula della Camera ha dato il via libera definitivo al decreto ex Ilva: 139 voti a favore, 85 contrari, 5 astenuti. Il provvedimento stanzia fino a 200 milioni per interventi urgenti sugli impianti dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria. Ora la partita si sposta sulla gara e sul soggetto industriale che dovrà raccogliere una sfida enorme, che non è solo tecnologica.
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