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    Home»Cronaca»Aumentano le aree italiane a rischio frana: indici elevati per Trento e Bolzano – Cronaca
    Cronaca

    Aumentano le aree italiane a rischio frana: indici elevati per Trento e Bolzano – Cronaca

    admin5698By admin569831 Luglio 2025Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Aumentano le aree italiane a rischio frana: indici elevati per Trento e Bolzano - Cronaca
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    TRENTO – Il rischio di frana, alluvione, valanghe ed erosione costiera in Italia riguarda il 94,5% dei comuni e quasi 6 milioni di cittadini. Trento e Bolzano sono nella parte alta di diverse classificazioni del pericolo.

    È il quadro che emerge dal quarto Rapporto Ispra (Istituto superiore per la protezione e la sicurezza ambientale) sul “Dissesto idrogeologico in Italia” edizione 2024, appena presentata.

    La densità delle frane in Alto Adige è elevata, cioè 200 per km quadrato in un’area interessata pari a 1.169 km quadrati, ma non al top inn Italia, si colloca infatti all’ottavo posto nazionale, mentre il Trentino registra un dato inferiore (152 eventi per km quadrato in un’area di 888 km quadri). Il numero assoluto delle frane registrate è di 14.826 in Alto Adige e 9.417 in Trentino: due dati rilevanti che descrivono uno scenario non semplice, sia pure minori rispetto a parecchie altre regioni.

    L’indice di franosità è del 15,8 a Bolzano e del 14,3 in Trentino, quello più alto si ha in Valle d’Aosta (18,6), seguono le Marche (18,1), la Lombardia (16,2) e appunto le due province della nostra regione, al quarto e al quinto posto. A ridosso del Trentino, Toscana e Molise, poi Emilia Romagna, Abruzzo e Piemonte. Parecchio più distanziate le altre regioni.

    Va detto poi che in Trentino è maggiore rispetto a Bolzano l’area di pericolosità per frane elevata e molto elevata (20,6% contro 5,3%): anche qui le due province sono indicate fra le cinque più a rischio.

    E l’Alto Adige presenta una quota significativa di territorio a rischio e anche il maggiore incremento (+61,2%), mentre il Trentino risulta stabile, ma il dato è legato alle catalogazioni ufficiali che sono state modificate. “Tali variazioni – si legge – sono legate prevalentemente all’integrazione/revisione delle perimetrazioni da parte delle Autorità di Bacino Distrettuali e delle Province autonome, anche con studi di maggior dettaglio o in aree non 

    precedentemente coperte e alla mappatura di nuovi fenomeni franosi.

    Gli incrementi più significativi della superficie a pericolosità elevata e molto elevata tra la Mosaicatura nazionale 2024 e quella del 2020-2021 hanno riguardato la Provincia autonoma di Bolzano (+75,8%), la regione Sardegna, Sicilia e Toscana (rispettivamente +37,2%, +36,7% e 30,5%); per la superficie complessiva classificata dai PAI, i maggiori incrementi si sono registrati nella Provincia autonoma di Bolzano (+61,2%), regione Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%), Sicilia (+20,2%) e Liguria (17,3%). In Provincia Autonoma di Bolzano, l’incremento della superficie classificata a pericolosità è legato alla conclusione del processo di redazione e l’entrata in vigore dei Piani delle Zone di Pericolo (PZP) in numerosi comuni altoatesini”.

    La situazione migliora invece sulle coste: ci sono infatti più tratti in avanzamento (+30 chilometri) che in erosione.

    Negli ultimi 25 anni sono quasi 26.000 gli interventi censiti, per un finanziamento totale di 19,2 miliardi di euro. “La ripartizione dei fondi contro il dissesto idrogeologico deve seguire criteri tecnici, con priorità ai territori più a rischio, non logiche politiche” ha detto il viceministro dell’Ambiente Vannia Gava sottolineando che “il governo ha stanziato oltre 1,5 miliardi di euro nel triennio per la messa in sicurezza del territorio, e sta negoziando altri 350 milioni con le Regioni, cui si aggiungeranno 250 milioni di fondi Fsc. Abbiamo potenziato la piattaforma Rendis e rafforzato le Autorità di bacino, destinando oltre 20 milioni di euro al loro funzionamento”.

    Per il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio sismico e idrogeologico, Pino Bicchielli, “se oggi molti dei 25.500 interventi per la difesa del suolo già finanziati, non sono completati, è anche per colpa di un sistema che ha troppi passaggi, troppi livelli autorizzativi, occorre lavorare a una semplificazione amministrativa strutturale”. L’Italia si conferma tra i Paesi europei più esposti al rischio frane. Secondo i dati dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Iffi), realizzato da Ispra con Regioni, Province autonome e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa), sono oltre 636.000 le frane censite e circa il 28% ha “una dinamica estremamente rapida e un elevato potenziale distruttivo” anche per le vite umane.

    Secondo i Piani di Assetto Idrogeologico (Pai), si è passati dai 55.400 chilometri quadrati del 2021 ai 69.500 del 2024, pari al 23% del territorio nazionale a rischio smottamento. Secondo l’analisi, in Italia 5,7 milioni di persone abitavano in zone pericolose nel 2024; oltre 582mila famiglie, 742.000 edifici, quasi 75.000 unità locali di impresa e 14.000 beni culturali esposti a rischio nelle aree a maggiore pericolosità da frana.

    Tra gli eventi più significativi si ricordano quelli avvenuti in Versilia (1996), a Sarno e Quindici (1998), in Piemonte e Valle d’Aosta (2000), in Val Canale – Friuli Venezia Giulia (2003), a Messina (2009), a Borca di Cadore (2009), in Val di Vara, Cinque Terre e Lunigiana (2011), in Alta Val d’Isarco (Bolzano, 2012), a San Vito di Cadore (BL) (2015), in località Madonna del Monte (SV) (2019), a Chiesa in Valmalenco (SO) (2020), a Casamicciola Terme (NA) (2022), Gragnano (NA) e San Felice a Cancello (SA) (2024).

    Quanto alle valanghe, la superficie potenzialmente a rischio è di 9.283 chilometri quadrati, pari al 13,8% del territorio montano sopra gli 800 metri di quota. Oltre 1.890 chilometri di spiagge hanno subito cambiamenti significativi tra il 2006 e il 2020, con alterazioni della linea di riva superiori a 5 metri, pari a circa il 23% dell’intera costa italiana, ovvero al 56% delle sole spiagge, con 965 chilometri che risultano in avanzamento e 934 chilometri in erosione.

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