Due frane sulle Dolomiti: è successo domenica 27 e lunedì 28 luglio 2025, sul Monte Pelmo (Val di Zoldo), causato probabilmente dal distacco di pinnacoli rocciosi, e su Cima Falkner (Gruppo del Brenta), legato al degrado del permafrost e alla presenza di fratturazioni recenti. Qui i crolli multipli di roccia hanno portato alla chiusura immediata di sentieri e vie alpinistiche. Ma anche oggi, martedì 29 luglio, sono continuati i movimenti delle montagne, con boati spaventosi e l’evacuazione di molti escursionisti.
Brenta, prima il boato, poi i crolli dalla Cima Falkner: escursionisti nei rifugi, chiuse tutte le vie
Monte Pelmo
Domenica 27 luglio, intorno alle 15, un’imponente frana si è staccata dal versante nord del Monte Pelmo, lato Val Fiorentina, nel territorio del comune di Selva di Cadore, come spiega il Cai. Un forte boato ha attirato l’attenzione di escursionisti che si trovavano su sentieri circa 500 metri sotto il punto di distacco. Fortunatamente, nessun ferito: i detriti si sono fermati su una piattaforma naturale e la nube di polvere si è dissolta in circa quindici minuti.
La fragilità delle Dolomiti
Il gestore del rifugio Città di Fiume, Mario Fiorentini, ipotizza che sia crollato uno dei pinnacoli rocciosi situati sotto la vetta. I detriti avrebbero alimentato il ghiaione che scende fino ai parcheggi d’accesso ai sentieri che conducono al rifugio Venezia. Massimo Bortoluzzi, consigliere delegato della Provincia di Belluno, ha sottolineato la fragilità delle Dolomiti e la difficoltà di prevedere fenomeni simili nonostante i monitoraggi in corso. Sicuramente le condizioni meteorologiche estreme e gli sbalzi termici sono tra le cause dell’aumento di questi eventi naturali.
Chiusura di tutte le vie alpinistiche
Ieri, lunedì 28 luglio, Cima Falkner (2.999 metri) nel Gruppo del Brenta è stata teatro di crolli multipli di roccia da entrambi i versanti (occidentale e orientale). Durante una riunione tecnica convocata dalla Provincia autonoma di Trento, con presenza del Servizi geologico, della protezione civile, della SAT, del Soccorso alpino e dei Vigili del fuoco volontari, è stata disposta l’immediata chiusura di tutte le vie alpinistiche e sentieri diretti alla zona, inclusi il sentiero Benini e i sentieri 315, 316 e 331.
Le fratture e il degrado del permafrost
Un sopralluogo del Servizio Geologico, supportato dal Nucleo elicotteri, ha rivelato fratture recenti con evidenza di ghiaccio nelle nicchie di distacco, segno di un fenomeno morfogenetico legato al degrado del permafrost. La situazione è considerata ancora in evoluzione con potenziale aggravamento. In conseguenza di ciò i sindaci di Tre Ville e Ville d’Anaunia stanno emettendo ordinanze di interdizione dei percorsi che partono dal Passo del Grostè. Il rifugio Tuckett è ora accessibile solo dal Vallesinella–Casinei, essendo il sentiero 316 chiuso. L’area sarà sorvegliata dal Servizio Geologico e dal Nucleo Droni dei Vigili del fuoco permanenti di Trento. Escursionisti presenti sono stati evacuati e informati presso il rifugio Stoppani e la stazione a monte della seggiovia del Grostè.

