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    Home»Breaking News»Parolin e il Papa, la regia condivisa sulla crisi
    Breaking News

    Parolin e il Papa, la regia condivisa sulla crisi

    admin5698By admin569829 Luglio 2025Nessun commento7 Minuti di lettura
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    Parolin e il Papa, la regia condivisa sulla crisi
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    Sensibilità diverse o soltanto toni differenti dei vertici della Chiesa cattolica sulla tragedia che si sta consumando a Gaza? La domanda nasce dalle affermazioni fatte e dai gesti compiuti negli ultimi giorni da Leone XIV, dal suo cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e dal patriarca di Gerusalemme dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Quello che sta emergendo nei sacri palazzi è che il Pontefice e il suo braccio destro, sfidanti in conclave, stiano giocando in tandem. È innegabile, infatti, che con Leone XIV la Segreteria di Stato abbia subito riacquistato il suo ruolo, ovvero quello di cabina di regia della diplomazia vaticana, che, nei dodici anni di pontificato di Papa Francesco, aveva perso. Bergoglio, infatti, preferiva accentrare tutto su di sé e sulle sue personali capacità di negoziare con i potenti del mondo. Una sorta di “diplomazia di Santa Marta” che spesso si svolgeva parallelamente e con passi molto più veloci rispetto a quella, tradizionalmente prudente, della Segreteria di Stato. Quella che si sta attuando nel pontificato di Leone XIV, invece, è una strategia concordata tra tutti gli attori vaticani con compiti e ruoli ben definiti.

    Il porporato veneto ha sorpreso i giornalisti per il piglio deciso con cui ha risposto alle loro domande sul recente annuncio fatto dal presidente francese Emmanuel Macron che intende riconoscere lo Stato di Palestina in occasione della sessione annuale dell’assemblea generale delle Nazioni Unite che si terrà a settembre 2025 a New York. “Noi l’abbiamo già riconosciuto. ‘Da mo’, come dite voi”, ha precisato Parolin, aggiungendo che “per noi quella è la soluzione, cioè il riconoscimento dei due Stati che vivono vicino l’uno all’altro in autonomia, collaborazione e sicurezza”. Inoltre, il cardinale si è detto sorpreso da chi afferma che questo riconoscimento è prematuro, tra cui la premier Giorgia Meloni: “Secondo noi la soluzione passa tramite il dialogo tra le due parti, anche se la situazione in Cisgiordania rende tutto più difficile”. Sul recente attacco militare israeliano alla parrocchia cattolica della Sacra Famiglia a Gaza, dove sono morte tre persone, il porporato ha aggiunto: “Non ho altri elementi per fare una valutazione differente. Non abbiamo potuto fare un’indagine indipendente. Prendiamo come buoni i risultati da parte dell’esercito israeliano, insistendo perché si stia attenti perché l’impressione è che tante volte questi errori si ripetano. Bisognerà porre una particolare attenzione per evitare che i luoghi di culto e le istituzioni umanitarie possano essere colpiti”.

    Ma, proprio su questa vicenda, pochi giorni dopo l’attacco alla parrocchia di Gaza, Parolin era stato molto duro nei confronti di Israele: “Certamente è una guerra senza limiti da quello che si è potuto vedere: come si può distruggere e affamare una popolazione come quella di Gaza? Già molti limiti erano stati superati. D’altra parte, lo abbiamo detto sin dall’inizio come diplomazia della Santa Sede: la famosa questione della proporzionalità. Per quanto riguarda questo episodio, è uno sviluppo drammatico. Io ritorno a dire: diamo tempo per quello che è necessario perché ci dicano effettivamente cosa è successo: se è stato veramente un errore, cosa di cui si può legittimamente dubitare, o se c’è stata una volontà di colpire direttamente una chiesa cristiana, sapendo quanto i cristiani sono un elemento di moderazione proprio all’interno del quadro del Medio Oriente e anche nei rapporti tra palestinesi ed ebrei. Quindi, ci sarebbe ancora una volta una volontà di far fuori qualsiasi elemento che possa aiutare ad arrivare a una tregua perlomeno e poi a una pace”.

    Toni sicuramente molto diversi da quelli usati da Leone XIV che ha preferito, anche in questa vicenda, mantenere uno stile coerente con quello adottato fin dall’inizio del suo pontificato. Prevost ha recentemente affermato: “Seguo con molta preoccupazione la gravissima situazione umanitaria a Gaza, dove la popolazione civile è schiacciata dalla fame e continua ad essere esposta a violenze e morte. Rinnovo il mio accorato appello al cessate il fuoco, alla liberazione degli ostaggi e al rispetto integrale del diritto umanitario. Ogni persona umana ha un’intrinseca dignità conferitale da Dio stesso: esorto le parti in tutti i conflitti a riconoscerla e a fermare ogni azione contraria ad essa. Esorto a negoziare un futuro di pace per tutti i popoli e a rigettare quanto possa pregiudicarlo”.

    Nel suo primo Angelus dopo l’attacco alla parrocchia di Gaza, Leone XIV aveva voluto far sentire la sua vicinanza a quella popolazione, pronunciando anche i nomi delle tre vittime: “Continuano a giungere anche in questi giorni notizie drammatiche dal Medio Oriente, in particolare da Gaza. Esprimo il mio profondo dolore per l’attacco dell’esercito israeliano contro la parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City; come sapete ha causato la morte di tre cristiani e il grave ferimento di altri. Prego per le vittime, Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud, e sono particolarmente vicino ai loro familiari e a tutti i parrocchiani. Tale atto, purtroppo, si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza. Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto”.

    Prevost, inoltre, aveva ribadito la sua posizione: “Alla comunità internazionale rivolgo l’appello a osservare il diritto umanitario e a rispettare l’obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione. Ai nostri amati cristiani mediorientali dico: sono vicino alla vostra sensazione di poter fare poco davanti a questa situazione così drammatica. Siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa. Grazie per la vostra testimonianza di fede. La Vergine Maria, donna del Levante, aurora del Sole nuovo che è sorto nella storia, vi protegga sempre e accompagni il mondo verso albori di pace”.

    Il Papa è sempre stato in contatto con il cardinale Pizzaballa e, il giorno dopo l’attacco alla parrocchia di Gaza, aveva ricevuto una telefonata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. Prevost gli aveva rinnovato il suo appello affinché venisse ridato slancio all’azione negoziale e si raggiungesse un cessate il fuoco e la fine della guerra. Contatti diplomatici e attenzione pastorale, ma senza ipotizzare un viaggio a Gaza: “Ci sono tanti luoghi dove io personalmente vorrei anche andare, però non è necessariamente la formula per trovare la risposta. Bisogna incoraggiare tutti a lasciare le armi, lasciare anche tutto il commercio che c’è dietro ogni guerra”.

    C’è, infine, la durissima denuncia fatta da Pizzaballa che è accanto alla popolazione del Medio Oriente: “Cristo non è assente da Gaza. È lì, crocifisso nei feriti, sepolto sotto le macerie eppure presente in ogni atto di misericordia, in ogni candela nell’oscurità, in ogni mano tesa verso chi soffre. Non siamo venuti come politici o diplomatici, ma come pastori. La Chiesa, l’intera comunità cristiana, non li abbandonerà mai”. E ha aggiunto: “Gli aiuti umanitari non sono solo necessari, sono una questione di vita o di morte. Rifiutarli non è un ritardo, ma una condanna. Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo provoca un danno profondo. L’abbiamo visto: uomini che resistono al sole per ore nella speranza di un semplice pasto. È un’umiliazione difficile da sopportare quando la si vede con i propri occhi. È moralmente inaccettabile e ingiustificabile. Sosteniamo quindi l’opera di tutti gli attori umanitari – locali e internazionali, cristiani e musulmani, religiosi e laici – che stanno rischiando tutto per portare la vita in questo mare di devastazione umana. E leviamo la nostra voce in un appello ai leader di questa regione e del mondo: non può esserci futuro basato sulla prigionia, lo sfollamento dei palestinesi o sulla vendetta. Deve esserci un modo per restituire la vita, la dignità e tutta l’umanità perduta. Facciamo nostre le parole di Papa Leone XIV”. Il segnale eloquente di una regia condivisa dai vertici della Chiesa cattolica.

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