MILANO – A guardare il grafico dei prezzi dei vini pregiati, sembra di scrutare il profilo di una montagna: ripidissima ascesa fino ai picchi della seconda metà del 2022, poi una altrettanto celere discesa fino a languire ai livelli attuali. Prendiamo il Liv-ex 100, l’indice che traccia il movimento di prezzo dei 100 vini più pregiati che hanno un forte mercato secondario: soprattutto Bordeaux, ma anche Borgogna, Champagne e bottiglie italiane.
L’indice Liv-ex sui 100 vini più pregiati, da Bloomberg
Vino, il picco durante il Covid
Da una fascia di 300-320 punti nella quale si muoveva fino al Covid, è schizzato fin oltre 420 nel settembre del 2022 e poi è tornato a languire in area 310 punti, dove si trova ora. Un declino che ha catalizzato anche l’attenzione del Financial Times, che parla di un biennio disastroso per commercianti e investitori nelle bottiglie pregiate, coronato per di più con un’annata negativa – quella del 2024 – per Bordeaux e Borgogna – che ha ulteriormente dissuaso i clienti dall’acquistare nuove bottiglie di vino provenienti da quelle regioni.
Prima della Pandemia, alcune annate eccezionali – insieme ai progressi tecnologici della viticoltura di precisione – hanno contribuito alla prosperità dei produttori europei. Il picco di prezzo del 2022 si deve al boom di acquisti che molti facoltosi clienti, impossibilitati a spendere in “esperienze” a causa del lockdown, hanno riversato sul mercato. Una sbornia che è poi scoppiata successivamente, condita per altro dalla fiammata inflazionistica che ha accompagnato l’invasione russa in Ucraina. Bordeaux e Borgogna sono state le vittime più colpite: l’indice dei prezzi Liv-ex dei 500 migliori vini di Bordeaux è sceso del 23% nei due anni fino a giugno. Il Burgundy 150 (Borgogna) ha perso il 27%.
Vino, cambia la modalità di investimento
La particolarità di questa crisi è che è vasta e profonda: a differenza del passato, non si assiste a un effetto di compensazione della domanda in rallentamento su un prodotto con una maggiore richiesta di altre tipologie di vino. È un calo diffuso. Il livello di minima potrebbe anche rappresentare il fondo da cui risalire, anche con occasioni d’acquisto interessanti. Qualcuno vede ora una ripresa degli acquisti, che avvengono però con un nuovo registro. Se, prima, gli investitori erano soliti puntare su bottiglie non pronte per lasciarle ad affinare anche per un decennio ed oltre, ora il calo dei prezzi ha contribuito a modificare le tipologie di vino ricercate dagli acquirenti.
Considerando che non si ha contezza di dove potranno essere le quotazioni con un orizzonte di tempo così lungo davanti, mentre sono certi i costi di conservazione, oggigiorno i ricchi che comprano – e ciò vale soprattutto per i più giovani – lo fanno soprattutto “per berli ora”, dice il responsabile di vini e liquori di Sotheby’s, Nick Pegna, al quotidiano della City: “Sono interessati al vino e all’esperienza che offre. Acquistano vini maturi, che sono disponibili ora”.

