«Procacciare» affari è il mantra, e la ricerca è continua. Così, nel linguaggio degli indagati nell’inchiesta sul mattone milanese, gli imprenditori da agganciare diventano dei «cavalli su cui puntare». A scommettere su di loro il manager Federico Pella di J+S e Giuseppe Marinoni, ex presidente della commissione per il Paesaggio, un ruolo pubblico ma sempre a caccia di nuovi contatti per realizzare il grande sogno. Un’ambiziosa agenda di interventi in nove punti della città da rigenerare, lo studio sui “Nodi e Porte Metropolitane Milano 2050” per il quale «il faccendiere» Marinoni era riuscito ad avere dalla sua anche il Comune, attraverso un patrocinio. I pm, però, oggi dicono che «è uno strumento per raggirare le regole e facilitare un piano d’affari occulto».
«Piazzare» cubature nell’ambito di partnership pubblico-private, ecco il piano. Per realizzarlo, Marinoni & co. cercavano sempre nuovi partner tra i principali sviluppatori milanesi. «Giovedì vedo Cerami, il presidente di Redo, vorrei convincerlo a fare lo studio su Cascina Gobba…», scriveva Marinoni. E si vedono con il presidente (non indagato) della società di sviluppo immobiliare partecipata anche da Cassa depositi e prestiti. «C’è interesse su un nodo o due…Ormai li stiamo esaurendo», ammette in chat sempre Marinoni, novembre 2023.
La francese Nhood è un’altra che l’ex guida della commissione di saggi del Comune «riesce a tirarsi dietro nel suo ambizioso programma di speculazione edilizia». Il gancio è l’ex assessore all’Urbanistica ai tempi di Letizia Moratti sindaco, Carlo Masseroli, oggi manager del gruppo specializzato, appunto, in riqualificazione urbane. Come quella di piazzale Loreto, su cui il confronto è assiduo. «Se vuoi dico a Caputo (uno dei progettisti, ndr) di venire a trovarti dove vuoi tu» dice l’ex assessore. Marinoni: «Anche una call va bene».
Sono tutte società che Marinoni «rintraccia personalmente» e che, di qui il conflitto di interessi contestato, convince «a commissionargli incarichi per attuare le sue strategie», i «Nodi e le Porte metropolitane». Nomi grossi. C’è Euromilano delle ex cartiere Binda e Cascina Merlata, la Coima di Manfredi Catella che ha ridisegnato lo skyline a Porta Nuova. C’è Unipol, Carfin 92, Hines. Rfi e Atm, a partecipazione pubblica, ferrovie italiane e mezzi pubblici milanesi. E l’australiana Lendlease, 50 miliardi di dollari in attività nel mondo, 4 a Milano per la cittadella delle scienze e della ricerca sull’ex area Expo, altri a Santa Giulia, con l’arena olimpica finita nelle carte dell’inchiesta.
Nuovi legami da intrecciare ma anche accordi, per l’accusa, già consolidati. L’obiettivo: sempre il piano «speculativo» di conquista della città. I magistrati lo definiscono «il prezzo della corruzione»: l’architetto che fa parte della commissione per il Paesaggio che vota sì a un progetto ma allo stesso tempo è a libro paga dei costruttori che lo hanno proposto all’organo consultivo del Comune. Come quello contestato al progettista ed ex membro del conclave dei saggi, Alessandro Scandurra, che riceve oltre 3,3 milioni in incarichi professionali da società con cui lavora (per lui «parcelle») e che è chiamato a giudicare. Nomi forse poco noti al grande pubblico ma che rappresentano i big del mattone di Milano.
C’è la Kryalos sgr di Paolo Bottelli (indagato): oltre 500 immobili in gestione, a Milano conta il quartier generale Pirelli e le rinate Poste in Cordusio oggi casa Starbucks. C’è la Castello SG di Giampiero Schiavo (indagato): “suoi” l’ex Itas in via Santa Maria Segreta a due passi dal Duomo firmato Gio Ponti e il palazzo in via Mecenate che dal 2016 ha ospitato l’head quarter di Gucci. Ultima operazione annunciata, un albergo di lusso in Costa Smeralda. E la Egidio Holding, legata a Bluestone di Andrea Bezziccheri (i pm chiedono il carcere): avrebbe emesso fatture per 279 mila euro a Scandurra per condizionare — per l’accusa — il sì, tra gli altri, alle Park Towers di Crescenzago e Hidden Garden di piazza Aspromonte. Due vicende urbanistiche, tra l’altro, già a processo.

