Decine di miliardi di esportazioni a rischio. Con un impatto “molto pesante” per il made in Italy. Il mondo delle imprese accoglie con preoccupazione l’annuncio dell’accordo raggiunto in Scozia tra Stati Uniti e Unione europea per l’introduzione di tariffe commerciali al 15%.
Quando le trattative erano ancora in corso, Confartigianato lanciava già l’allarme: “Cresce la preoccupazione tra le imprese italiane per le possibili conseguenze”. Sono 25.037 quelle che nel triennio 2022-2024 hanno esportato direttamente e stabilmente verso gli Usa, con un valore complessivo delle vendite che ha raggiunto 56,4 miliardi nel solo 2024, spiega l’associazione degli artigiani, precisando che tra i comparti più a rischio ci sono moda e meccanica, due pilastri del Made in Italy sul mercato nordamericano.
L’intesa raggiunta poi in serata conferma il livello ipotizzato di dazi al 15%. La Cna bolla l’accordo come “non soddisfacente” e avverte: “Provocherà effetti comunque molto pesanti sull’export italiano che vanno a sommarsi all’apprezzamento degli ultimi mesi dell’euro sul dollaro di quasi il 15%”. Ai 67 miliardi di euro di vendite dirette, fa notare la confederazione degli imprenditori artigiani, occorre sommare circa 40 miliardi di flussi indiretti che in larga parte sono beni intermedi nei settori della meccanica e della moda dove è prevalente la presenza delle piccole imprese. “Si scrive 15 ma si legge 30%”, commenta il presidente della Cna Dario Costantini, che va in pressing sull’esecutivo: servono “sostegni e compensazioni”, oltre alla riattivazione a breve del tavolo sull’export a Palazzo Chigi.
Il conto da pagare nel caso di dazi al 15% lo aveva stimato già nei giorni scorsi il Centro Studi di Confindustria: 22,6 miliardi di minor export negli Usa per le imprese italiane; perdite che solo in parte verrebbero compensate da maggiori vendite fino a 10 miliardi degli esportatori italiani nel resto del mondo. E se per Unimpresa gli effetti saranno “limitati”, perché solo un terzo delle imprese italiane esporta negli Stati Uniti, il segretario della Cgil Maurizio Landini non nasconde i propri timori: “Mi sembra che l’Europa non stia giocando il ruolo che dovrebbe giocare e sono preoccupato per le conseguenze che l’introduzione di questi dazi, di queste norme determinerà sul lavoro nel nostro paese”.
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