I semi della vita potrebbero essere sparsi ovunque nell’universo. Molecole dai nomi aridi come il glicole etilenico e il glicolonitrile sono in realtà piccole tessere che, opportunamente combinate, hanno la potenzialità di diventare proteine o codici genetici di esseri viventi. Ieri gli astronomi le avevano rintracciate in asteroidi e comete. Oggi sono state trovate nelle polveri che circondano un giovane pianeta in formazione, dove tra l’altro è presente anche l’acqua.
La scoperta pubblicata sulla rivista Astrophysical Journal Letters segna un punto a favore della tesi che la Terra non è affatto un luogo speciale, unico e inimitabile. Gli ingredienti della vita sono al contrario disseminati un po’ ovunque nell’universo. Aspettano solo di incontrare le condizioni giuste per combinarsi e fiorire.
Il radiotelescopio Alma, che si trova a 5mila metri di altitudine nel deserto di Atacama, in Cile, è andato a frugare attorno a una stella già nota agli scienziati. Accanto a V883 Orionis, lontana 1.300 anni luce da noi, si trova infatti quello che in gergo astronomico viene chiamato un disco di formazione planetaria: un aggregato di polveri cui presto la forza di gravità darà la forma di un pianeta vero e proprio.
I telescopi che compongono Alma fotografati durante la caduta di un meteorite
Qui nel 2023 Alma aveva osservato acqua allo stato gassoso. Da alcune caratteristiche chimiche di quest’acqua gli astronomi deducono che si sia formata miliardi di anni fa, molto prima della nascita del sistema solare. La sua origine andrebbe dunque collocata nello spazio interstellare. Del suo trasporto ai quattro angoli dell’universo si sarebbero occupate le comete, che in effetti sono ricche di ghiaccio. Anche l’acqua della Terra è probabilmente arrivata dal bombardamento di antichi asteroidi o comete.
Il disco vicino a V883 Orionis è troppo giovane per essere già considerato un pianeta vero e proprio, ma attorno a lui dunque già ruotano almeno due ingredienti della vita: acqua e molecole organiche. Alma avrebbe osservato altre 15 di queste sostanze chimiche, oltre al glicole etilenico e al glicolonitrile. Quest’ultimo (che paradossalmente è tossico se preso da solo, ma rappresenta un possibile precursore di Rna e Dna) è stato rintracciato nel 2019 dal solito Alma anche vicino a un’altra giovane stella, Iras 16293-2422 B, distante circa 450 anni luce da noi.
La scoperta di oggi relativa a V883 Orionis è stata firmata dagli astronomi del Max Planck Institute for Astronomy, in Germania. Il radiotelescopio Alma è gestito dall’Eso (European Southern Observatory), una collaborazione scientifica di cui fa parte anche l’italiano Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica). Altri due telescopi spagnoli nel 2022 avevano trovato tracce di nitrili (le molecole organiche di cui sono ricchi i dintorni di V883 Orionis) anche in una nube di polveri al centro della Via Lattea, la nostra galassia.
Uno scenario plausibile è che i nitrili si siano formati nello spazio interstellare e che abbiano accettato un passaggio nello spazio da asteroidi e comete. Durante il periodo noto come “late heavy bombardment” o “intenso bombardamento tardivo”, avvenuto circa 4 miliardi di anni fa, molti di questi corpi celesti avrebbero colpito la Terra, trasformandola nel pianeta azzurro e vivo che abitiamo oggi. Se questa teoria fosse confermata vorrebbe dire che ovunque nell’universo, date le giuste condizioni, il film della vita potrebbe aver ricevuto, o potrà ricevere in futuro, il suo ciak.

