«Si sentiva un forte cattivo odore da venerdì scorso, ma non si vedeva nulla perché avevano messo un materasso di traverso affinché dalla strada nessuno potesse notare quel corpo senza vita». Antonio Andreuccioli, fattorino di 56 anni, è l’uomo che ha trovato la salma di Emanuela Ruggeri, la trentaduenne scomparsa il 14 luglio e ritrovata senza vita dieci giorni dopo in via del Mandrione, in un tratto isolato della strada che collega via Tuscolana a via Casilina, nella periferia est di Roma.
Vive lì da sempre. La sua famiglia abita a metà di via del Mandrione dagli anni Settanta, e ogni giorno lui passa davanti a quel punto con il suo cane Leo. «Era da venerdì che sentivo del forte cattivo odore. Inizialmente ho pensato che fossero le deiezioni delle persone che ci si accampano, di qualche rom che si appoggia lì per fare i bisogni, ce ne passano tanti», ha raccontato a Repubblica.
Il tanfo però non diminuiva. «Porto a spasso Leo la mattina e la sera e quest’odore era sempre più forte. Ci ho pensato dentro di me, finché venerdì non ce l’ho fatta più, ho preso il cellulare in mano e ho detto a mia moglie: “Devo andare a vedere”».
Antonio Andreuccioli ha attraversato quel tratto invaso dai rifiuti. «Ho camminato in quelle immondizie. Dietro al materasso ho visto spuntare dei piedi nudi, aveva la pancia scoperta. Ho detto: “Sei viva?”, ma non mi ha risposto. Non mi sono sporto di più. Sono tornato sulla strada e ho chiamato il 112».
Emanuela Ruggeri aveva ancora addosso gli stessi vestiti che sua madre aveva descritto nei giorni successivi alla scomparsa. Quello che colpisce il testimone è il modo in cui quel materasso era sistemato: «C’era quel materasso posato per terra in verticale sul lato lungo, posizionato appositamente perché nessuno potesse vedere il corpo passando sulla strada. Ed era sempre stato sdraiato in terra, come il terreno fosse una rete: nel tempo in quel giaciglio ci si sono accampate decine di persone». Ma stavolta, secondo lui, non era lì per caso. «Secondo me quella ragazza non è andata lì da sola. Qualcuno ce l’ha lasciata».
La Procura ha aperto un fascicolo per «morte come conseguenza di altro reato» e a indagare è la Polizia di Stato. Non si esclude l’ipotesi di overdose, anche se i primi risultati dell’autopsia – che non ha evidenziato fratture o segni evidenti di violenza – non bastano a chiarire la dinamica. Saranno gli esami tossicologici a determinare se Emanuela sia morta per un mix letale di sostanze.
Resta però da chiarire tutto il resto: cosa è successo alla donna nei giorni successivi alla scomparsa? Perché si trovava lì? Era sola o con qualcuno? E soprattutto: è morta in quel punto o il suo corpo è stato portato lì in un secondo momento?
Ci sono anche altri dettagli oscuri: secondo le indagini, il suo telefonino sarebbe sparito. Un particolare che alimenta i dubbi sulla possibilità che Emanuela non fosse sola, e che qualcuno abbia cercato deliberatamente di far perdere le sue tracce.

