Ha nuotato da Alcatraz a San Francisco e la sua storia ricalca quella del film “Nyad, oltre l’oceano”, pellicola che racconta la vera storia di Diana Nyad, una nuotatrice di 64 anni che dopo diversi tentativi andati a vuoto, riesce ad attraversare a nuoto il tratto tra Cuba e la Florida. La protagonista di questa storia italiana invece si chiama Domenica Canna ha 52 anni, psicologa, ed è originaria dell’Aquila. “Sembrava di stare in una lavatrice impazzita: corrente contraria, acqua gelida e pure la paura degli squali”.
L’impresa per lei è nata da lontano, dopo anni passati a cadere, resistere e rialzarsi da malattie e ostacoli che lasciano il segno. “Ho trovato la traversata di circa tre chilometri molto difficile, con corrente sfavorevole fino alla fine e acqua glaciale intorno ai 16 gradi – scrive la donna sui social – un’impresa che ha fatto i conti con apprensione, jet lag e un cielo cupo sopra la baia”.
La malattia
“L’anno del terremoto all’Aquila – ricorda – ho dovuto interrompere qualsiasi attività per curare un tumore che, se non preso in tempo, sarebbe stato pericoloso. Sono stata seguita dal senologo Alberto Bafile, con il supporto a distanza di Umberto Veronesi, e dall’associazione L’Aquila per la Vita, che mi ha dato gli strumenti per guardare avanti”. Poi è arrivato anche un aneurisma, e un’altra operazione delicata. “Convivere con la paura non è facile – continua – ma ho imparato a non dare nulla per scontato e a coltivare le mie passioni”. Tra queste, il nuoto.
Lo Stretto di Messina
La scorsa estate si è cimentata nella traversata dello Stretto di Messina. “Nuoto da una vita – spiega – ma quella è stata la mia prima vera prova in mare. Ho impiegato un’ora e sedici minuti: non cercavo il tempo, ma la resistenza”. Nel 2023 ha raggiunto il Campo base dell’Everest, a 5.364metri, portando con sé un cartello: ‘Coppito (L’Aquila) c’è’. Un gesto simbolico per chi ha sempre lo sguardo rivolto alla propria terra. Non solo montagne estreme, ma anche Sardegna: ha scalato la Guglia di Cala Goloritzé fino in cima, nel nome dell’amico e guida Emilio Ciammetti, scomparso in un incidente. All’arrivo a San Francisco – conclude Canna sui social – ho pensato che Frank Morris e i fratelli Anglin, la cui storia mi ha sempre preso, ce l’avessero fatta a raggiungere la terraferma. E, nel mio piccolo, pure io”.

