(di Alessandra Baldini)
La chitarra Fender della “svolta
elettrica” di Bob Dylan è stata venduta all’asta 12 anni fa per
quasi un milione di dollari, la Telecaster con cui lo accompagnò
sul palco del Newport Folk Festival Mike Bloomfield è passata di
mano in marzo per un quarto di milione. Si avvicina
l’anniversario del concerto che il 25 luglio 1965 cambiò la
storia della musica, quando il 24enne menestrello della
controcultura ruppe per sempre con il folk tradizionale per
entrare ufficialmente nel mondo del rock d’autore.
Per 60 anni le circostanze di quell’evento di 20 minuti sono
state analizzate all’infinito e il biopic A Complete Unknown con
Timothee Chalamet candidato agli Oscar 2024 ne ha ricreato il
clima: fischi assordanti, oggetti tirati sul palco, l’ira
dell’establishment del folk, rappresentato da Pete Seeger e
dall’etnomusicologo Alan Lomax. Di recente Dylan ha scritto su X
che Newport fu “un fiasco”, ma quella performance divenne subito
leggendaria, caricandosi di significati nel tempo come l’esempio
di tutti gli artisti che seguono la propria strada sfidando le
aspettative del pubblico a costo di pagarne le conseguenze.
Bob decise la scaletta solo la sera prima: accompagnato dalla
Paul Butterfield Blues Band, scelse di aprire con Maggie’s Farm,
seguito da Like a Rolling Stone uscito come single il 20 luglio
chiudendo con Phantom Engineer, una versione embrionale di It
Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry. Dopo il
finimondo, su richiesta di Seeger e di Peter Yarrow, il futuro
premio Nobel tornò sul palco da solo con due brani acustici, Mr.
Tambourine Man e It’s All Over Now, Baby Blue: una chiusura ma
anche un addio simbolico al folk tradizionale.
Poi, per 37 anni, Dylan non mise più piede a Newport: nel
2002, quando salì di nuovo su quel palco, fu con addosso il
travestimento ironico di una parrucca e una barba finta.
“Molti eventi storici diventano cruciali col senno di poi.
Questo fu uno di quei momenti in cui tutti sapevano che stava
succedendo qualcosa di importante”, ha detto al New York Times
Joe Boyd, il producer di Newport 1965.
Il concerto è stato rappresentato più volte sul grande
schermo prima del film di James Mangold: nel documentario di
Martin Scorsese del 2005 No Direction Home, e prima ancora da
Murray Lerner in Festival (1967) e poi The Other Side of the
Mirror (2007). Quello stesso anno, nel corale I’m Not There di
Todd Haynes, è Cate Blanchett che sale sul palco con i musicisti
della band che aprono le custodie degli strumenti e sparano sul
pubblico: una scena teatrale, violenta e allucinata che voleva
simbolizzare la rottura e il tradimento percepito dal pubblico
folk.
Ma perchè poi i fan si sentirono traditi? Dylan, a fine
luglio 2025 aveva già pubblicato il quinto album Bringing It All
Back Home, un cui lato (con Subterranean Homesick Blues) era
interamente elettrico e l’altro (com Mr. Tambourine Man) più
tradizionale. Uscì poi, a ridosso di Newport, Like a Rolling
Stone che divenne il primo single di Dylan in una Top 10.
Secondo Elijah Wald, autore del libro da cui è stato tratto A
Complete Unknown, la documentazione filmata dell’evento fu
manipolata e forse Dylan non fu fischiato per aver suonato
elettrico quanto piuttosto per aver lasciato il palco.
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