“Rock ‘n’
roll can never die” cantava Neil Young nel 1979, anno in cui
Pete Townshend, Roger Daltrey avevano già prodotto i brani più
popolari dei The Who. E ieri sera il duo di musicisti ha
dimostrato che, anche se la somma degli anni dice 161, la forza
dell’interpretazione e la voglia di intrattenere le migliaia di
fan, in buona parte in età da pensione, può tenere fede a quel
motto diventato generazionale.
Come le canzoni dei The Who in scaletta, 19 in tutto di cui
un paio saltate a piè pari, ma a questi arzilli sopravvissuti
agli anni ruggenti di sesso e droga, il pubblico radunatosi
nella piazza di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (Padova)
la cosa è scivolata addosso; come anche vedere Roger Daltrey
quasi accasciarsi sul pavimento del palco dopo “My Generation”.
Una generazione, la sua, che ha prodotto cantanti
inossidabili capaci un istante dopo di tornare in piedi ed
incantare il pubblico, fino a quel momento seduto e poi sotto le
transenne per la tripletta Baba O’Riley – Won’t get fooled again
– The song is over, brano quest’ultimo che dà il nome al tour
d’addio, che fa tappa domani al parco della musica di Milano.
Poi una serie di date tra Uk e Stati Uniti prima di appendere
definitivamente microfono e chitarra al chiodo della storia,
forse, verrebbe da dire dopo aver assistito al concerto.
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