PORTO SAN PAOLO, 20 LUG – Ha i capelli corti e il corpo sottile da danzatrice, Sonia Bergamasco, il cui dialogo con il teatro che l’ha cresciuta sin dai tempi giovanili della scuola del Piccolo di Milano, è continuo e mai interrotto, “e non perchè è una mia confort zone anzi, il teatro per me è laboratorio di idee permanente, miniera espressiva”, dice in un’intervista all’ANSA al festival di Tavolara in cui è ospite come regista di Duse the greatest e attrice de Il Nibbio.
Ha tagliato i capelli per l’Elettra di Sofocle, diretta da Roberto Andò appena andata in scena a Siracusa e poi a Pompei. E il teatro riprenderà dopo l’estate portando in scena come regista e attrice di La principessa di Lampedusa, dal romanzo di Ruggero Cappuccio, una produzione Campania Festival, “in cui sarò sola in scena ad interpretare questa donna carismatica, Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, la madre di Tomasi di Lampedusa, che cammina fra le rovine di Palermo ferita dai bombardamenti del maggio ’43, e trova le parole per raccontare in prima persona le passioni , i fallimenti e le follie che muovono un’intera generazione”. Ma con il cinema, dopo l’esordio alla regia con il documentario Duse The Greatest, non ha chiuso.
“Sto lavorando ad un nuovo progetto, sempre come regista. Non so ancora se una storia di finzione o un documentario, non mi precludo niente”, annuncia.
La ‘febbre Duse’ è passata? “Macchè anzi aumenta, mi sembra solo di aver fatto un piccolo passo verso di lei, di capirla di più, non faccio paragoni, non avrebbe senso perchè ciascuno abita il proprio tempo e io sono legata al mio come lei è stata legata agli anni Venti, quindi ‘fare la Duse’ non è cosa, ma non nego mi ispiri molto la sua visione, il suo essere stata una donna di rottura rispetto alla tradizione, provando a imporre la sua personale ottica di attrice e autrice senza essere solo la voce del regista”. Scherzando ha detto di essere stata “costretta a fare il documentario per quanto ne parlava continuamente in famiglia di Eleonora Duse”. E poi l’ha fatto, “e ora non vedo l’ora di vedere il film di Pietro Marcello, Duse”.
Sonia Bergamasco è sposata con Fabrizio Gifuni, con cui ha avuto due figlie, una con talento fotografico e un’altra che studia recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia. E con tutta la famiglia è al festival di Tavolara, con Gifuni che ha accompagnato Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini in cui interpreta Luigi Comencini.
Come si vive essendo una coppia di attori? “Il nostro è un lavoro-vita, totalizzante ma non siamo in competizione, mai stati. La competizione in una coppia è brutta, a prescindere se sei un attore o no. Io e Fabrizio siamo molto diversi e però ci ascoltiamo, confrontiamo, abbiamo trovato il modo di stare insieme”. Le cose con il tempo sono cambiate tra voi? “C’è più ascolto, più rispetto delle differenze, si vedono meglio, si apprezza di più quello che uno può dare a differenza dell’altro, c’è complementarità. Poi le scelte di lavoro sono responsabilità di ciascuno, ma le cose importanti ce le chiediamo insieme”.
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