“Avete un vostro amico
giovane che ha il cancro? Trattatelo con normalità, vi assicuro
che è la cosa che un ragazzo di 15-16-17 anni desidera di più.
Perché la normalità è la cosa che gli manca di più… e poi
perché siamo normali”. A dirlo con il sorriso e gli occhi
brillanti è Edoardo che assieme ad alcuni degli altri giovani
protagonisti della web serie (Giorgia, Marta, Giorgia e il
piccolissimo e delizioso Gregorio) presenta ai giffoner la
seconda stagione di “Ho preso un granchio”. Presenti anche lo
showrunner e sceneggiatore della serie Cristiano Nardò, il
regista Tobia Passigato e il dottor Billi di Mediafriends. E
proprio Gregorio con la sua vocina fa capire quanto è importante
questo progetto: “Io quando sono arrivato all’ospedale ho
chiesto subito: e dove sta la Subaru Baracca?” riferendosi alla
partecipazione nella prima stagione di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Realizzata dal Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei
Tumori di Milano, promossa da Mediafriends, Ente Filantropico di
Mediaset, Mondadori e Medusa, presieduto da Pier Silvio
Berlusconi, e prodotta da Fondazione Bianca Garavaglia Ets, Ho
preso un grancio coinvolge 25 adolescenti e giovani in cura
oncologica che, attraverso 7 episodi ideati, scritti e
interpretati da loro stessi, raccontano con ironia e autenticità
la quotidianità in ospedale.
Tra le guest star di questa stagione, oltre ai beniamini della
prima Aldo, Giovanni e Giacomo (“Giovanni non vedeva l’ora di
tornare” racconta il regista), ci sono Gerry Scotti e Juliana
Moreira.
“E’ molto importante – spiega il professor Andrea Ferrari,
responsabile del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei
tumori di Milano – portare in ospedale la musica, la creatività,
i colori, la vita. Abbiamo capito che per loro ma soprattutto
anche per noi medici non basta il nostro sapere, non basta il
proprio corpo, non basta la cura migliore che ovviamente cosa
importantissima ma può servire anche mettersi in gioco e
riuscire a capire che non dobbiamo occuparci solo di una loro
malattia, del tumore ma della loro vita, del loro futuro,
scuola, sentimenti, famiglia. Questa è veramente la cosa un po’
rivoluzionaria”.
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