Un’importante inchiesta della Procura di Milano sta scuotendo le fondamenta della gestione urbanistica cittadina. Tra gli indagati figura anche il sindaco Giuseppe Sala, che ha dichiarato di essere venuto a conoscenza dell’iscrizione nel registro degli indagati attraverso i giornali, definendo il metodo «allucinante». L’inchiesta, coordinata dai pm Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici con l’aggiunto Tiziana Siciliano, riguarda oltre settanta indagati e comprende sei richieste di misure cautelari, oltre a numerose perquisizioni in uffici pubblici e studi professionali.
L’inchiesta verte su una presunta rete di influenze illecite, incarichi remunerati e conflitti di interesse all’interno della Commissione per il Paesaggio del Comune di Milano, organo consultivo sulla trasformazione urbana. I pm sospettano che spingessero decisioni favorevoli agli interessi di società immobiliari, in cambio di consulenze e compensi per professionisti coinvolti nella Commissione.
A Giuseppe Sala vengono contestate due ipotesi di reato: false dichiarazioni relative alla nomina di Giuseppe Marinoni, presidente della Commissione Paesaggio, e concorso in induzione indebita nel caso del progetto «Pirellino», promosso da architetto Stefano Boeri e imprenditore Manfredi Catella. Su queste accuse il sindaco ha replicato che il Pirellino fu venduto nel 2019 e i lavori non sono mai partiti, ribaltando così l’accusa di induzione indebita, e ha affermato di non aver mai avuto rapporti diretti con Marinoni, il quale sarebbe stato scelto tramite una struttura tecnica comunale.
Giuseppe Marinoni, ex presidente della Commissione, è indagato per aver sostenuto un presunto «Pgt ombra» insieme all’assessore Giancarlo Tancredi (ora ai domiciliari), con l’obiettivo di favorire progetti privati. Marinoni avrebbe omesso di segnalare conflitti d’interesse in almeno 13 casi, ricevendo oltre 400.000 euro da studi e società valutate dalla Commissione . Anche l’architetto Alessandro Scandurra, membro della Commissione, è coinvolto: secondo la Procura ha ricevuto compensi per oltre 3 milioni di euro da soggetti le cui pratiche pendenti erano all’esame della Commissione.
Tra gli arresti richiesti compaiono nomi noti del settore immobiliare. L’imprenditore Manfredi Catella, fondatore di Coima, è accusato di corruzione e concorso in induzione indebita, legati a incarichi conferiti a Scandurra mentre quest’ultimo era ancora in Commissione. Catella ha risposto in una nota che la sua società ha fornito documenti alla Procura, ha avviato verifiche interne e ha riaffermato l’importanza della trasparenza nel gruppo.
Nel filone d’inchiesta figura anche Stefano Boeri, noto per il Bosco Verticale. Lo stesso progetto «Torre Botanica» rientra nel caso Pirellino. Anche Boeri ha respinto le accuse, dichiarandosi estraneo alle irregolarità e puntando su un accertamento giudiziario della sua correttezza.
Altre società immobiliari coinvolte includono Unipol, Redo Sgr, Hines, Lendlease e Euromilano. Redo Sgr ha rinunciato a tre progetti di studentati finanziati con fondi Pnrr (per 1.530 posti letto) a causa dei ritardi creati dall’indagine.
La vicenda ha radici in un’inchiesta precedente che portò, lo scorso marzo, ai domiciliari l’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni. Le accuse nei suoi confronti riguardano conflitti di interesse, assunzioni sospette – come quella della figlia – e consulenze pagate da associazioni di categoria per agevolare pratiche edilizie.
Tra gli elementi chiave emergono chat acquisite dalla Guardia di Finanza. In un messaggio del 21 giugno 2023, Boeri avverte Catella dell’incontro con Tancredi e il dg Malangone e riferisce che la Commissione sta resistendo. Nel testo si legge che Boeri «ha sentito anche Beppe» e che avrebbe detto a quest’ultimo: «C’è una situazione che mi fa paura».
Il caso ha avuto immediate ripercussioni sul piano politico. Fratelli d’Italia e Lega hanno esposto cartelli «Liberiamo Milano» e chiesto le dimissioni del sindaco. Il Partito Democratico, al contrario, ha espresso piena solidarietà a Sala, con parole di vicinanza da parte della segretaria nazionale Elly Schlein. La premier Giorgia Meloni ha affermato che un avviso di garanzia non richiede dimissioni immediate, posizione condivisa anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa, sebbene quest’ultimo abbia criticato la giunta milanese. Il ministro Guido Crosetto ha segnalato timori sul ruolo esercitato dalla magistratura, mentre il leader M5S Giuseppe Conte ha ribadito la necessità di rispettare la legalità senza sconti.
Il sindaco Sala ha ribadito la propria disponibilità a presentarsi in Consiglio e a fornire spiegazioni, attendendo che la magistratura completi il suo lavoro e definisca la verità giudiziaria dei fatti.
Ora compete al gip Mattia Fiorentini decidere sui provvedimenti richiesti, dopo aver ascoltato le difese il prossimo 23 luglio. Nel frattempo, l’inchiesta prosegue con gli accertamenti della Guardia di Finanza e decine di documenti acquisiti.

