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    Gino Cecchettin a Giffoni, un blog su parole del patriarcato – Libri – Approfondimenti

    admin5698By admin569818 Luglio 2025Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Gino Cecchettin a Giffoni, un blog su parole del patriarcato - Libri - Approfondimenti
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    “Vivo a prescindere
    dai gradi di giudizio. Come cittadino, sono conscio che ci
    debbano essere delle pene per chi rompe quel patto sociale che
    sono le leggi, ma la vedo come una cosa esterna. Non voglio
    farmi condizionare la vita da una sentenza”. E’ la convinzione
    di Gino Cecchettin che al Giffoni Film Festival parla dei
    propositi e dei progetti della Fondazione intitolata a sua
    figlia Giulia, vittima di femminicidio nel 2023 e diventata un
    simbolo per la lotta contro la violenza di genere. E aggiunge:
    “La rabbia non porta a nulla, la conoscenza è alla base di
    tutto”.

       
    È proprio sull’educazione all’affettività e alla gestione delle
    emozioni che Cecchettin vuole dedicare l’attenzione e gli sforzi
    della Fondazione per contribuire a un miglioramento sociale, e
    afferma: “Se Filippo avesse seguito un corso di emotività,
    probabilmente rispetto al no di Giulia avrebbe sì sofferto, ma
    anche compreso che la vita continua e si va avanti. Questo
    dovremmo insegnare ai nostri ragazzi: non esiste il buio totale,
    l’educazione serve a togliere quello strato di polvere e a far
    capire che lì sotto c’è la luce”.

       
    Che l’educazione passi anche dal linguaggio è un tema che sta
    particolarmente a cuore a Gino Cecchettin, che sul patriarcato
    commenta: “È una parola che dà fastidio ma parliamo di un
    problema sociale che è ancora vivo nel tessuto, nei
    comportamenti, ma che non si vede sia perché ci siamo abituati o
    sia perché viene visto come qualcosa di arcaico. Invece c’è, è
    presente anche nella cronaca quotidiana, e quindi bisogna
    continuare a parlarne.” E da lì lancia la proposta ai giurati:
    “Mi piacerebbe vedere un blog in cui sono raccolte le
    espressioni di sessismo, di maschilismo, di patriarcato, così
    quando qualcuno chiede cos’è si hanno evidenze. Fatelo voi che
    avete gli strumenti per digitalizzare. Iniziamo dal linguaggio”.

       
    Sugli investimenti nella sicurezza commenta: “C’è ancora molto
    da fare soprattutto sul fronte della sicurezza. Oggi
    incontrerete il ministro Piantedosi che è tra le istituzioni che
    si sono proposte di collaborare con noi. Io gli chiederei di
    incentivare gli aiuti per le donne che denunciano e che così
    sono maggiormente esposte al rischio. Di accelerare i tempi
    delle indagini, di fare maggiore attenzione alle segnalazioni.

       
    Proprio per questo abbiamo intenzione di promuovere dei corsi di
    formazione specifici per le forze dell’ordine”.

       
    In merito alla sua reazione dopo la tragica morte di Giulia,
    Cecchettin commenta: “L’odio sapevo che avrebbe fatto più male a
    me che ad altri. E in un momento in cui non potevo soffrire più
    di quanto facevo, ho cercato in tutti i modi di esulare da
    questi sentimenti. Non che il dolore scomparisse – ammette il
    padre di Giulia che precisa – so che fino al mio ultimo giorno
    lo proverò intensamente, ma non provare ira e rabbia mi rende
    forte per i miei ragazzi”.

       
    La capacità di trasformare la sua enorme sofferenza in qualcosa
    di utile colpisce profondamente i ragazzi di Giffoni: “Ho
    provato un dolore lancinante, che mi ha ferito come non mai
    prima – racconta Cecchettin – e pensare a un altro genitore
    vivere quello che ho vissuto mi ha dato pena. Questo l’ho unito
    al fatto che Giulia era altruista per carattere: ho voluto
    assomigliare a lei – cosa che all’inizio non era nelle mie corde
    – cercare di essere un po’ più altruista per aiutare un altro
    genitore a non provarlo.”

       

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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