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    Politica

    Caso Garlasco, che cosa sappiamo finora della nuova inchiesta su Sempio

    admin5698By admin569818 Luglio 2025Nessun commento11 Minuti di lettura
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    Caso Garlasco, che cosa sappiamo finora della nuova inchiesta su Sempio
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    AGI – È ancora lontano il momento in cui sapremo che direzione prenderà l’indagine su Andrea Sempio, il 37enne accusato di avere ucciso Chiara Poggi 18 anni fa a Garlasco, detto ‘Gandhi’ dagli amici per via dell’aplomb mantenuto anche nei momenti più tempestosi. Sul calendario però una data con un circoletto rosso c’è ed è quella del 24 ottobre 2025 quando la giudice pavese Daniela Garlaschelli ha dato appuntamento a tutti i protagonisti di questa storia, pm, esperti scientifici, avvocati, per guardarsi in faccia e allineare gli esiti dell’incidente probatorio. Fino ad allora continueranno a rincorrersi suggestioni ed esiti parziali ed è bene chiacchierarne sotto l’ombrellone con prudenza sapendo che l’inchiesta è in mezzo al mare, il porto è lontano e si possono solo azzardare le diverse previsioni di rotta. Eppure una mappa di navigazione c’è, sebbene fragile e provvisoria. E tutta da interpretare, per il momento.

     

     

     

    Che cosa si sa

    La consulenza che attribuisce a Sempio il dna trovato sulle unghie di Chiara è stata la miccia esplosa a sorpresa dopo due vani tentativi negli anni scorsi da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano e della difesa di Alberto Stasi di riaprire il caso ipotizzando un coinvolgimento dell’amico del fratello della vittima, Marco Poggi.

    Secondo lo studio datato 5 febbraio 2025 sollecitato, su impulso dei legali di Stasi, dalla Procura guidata da Fabio Napoleone c’è una compatibilità vicina al cento per cento tra il materiale genetico sui margini ungueali e quello dell’indagato. Il che non significa che il dato sia assodato perché l’incidente probatorio serve proprio a questo: a consolidare o a smentire possibili prove nel contraddittorio delle parti, in uno spazio cioé in cui tutti hanno diritto di nominare i proprio esperti e a confutare le conclusioni degli altri. In una larga ‘democrazia’ investigativa, insomma, che dovrebbe ridurre al minimo gli errori.

    Toccherà dunque ai periti nominati dalla gip di Pavia acclarare o meno le conclusioni del genetista Carlo Previderé tra questa estate e l’inizio dell’autunno, tenendo presente anche le consulenze della parte civile, la famiglia Poggi, e di Stasi. Il primo dubbio da sciogliere è sull’utilizzabilità di quel dna che nell’appello bis il genetista Francesco De Stefano ritenne essere degradato e non in grado di dare risultati certi e replicabili, come richiederebbe un solido approccio scientifico. Solo se dovesse essere ritenuto utilizzabile, si dovrà rispondere al quesito successivo: è quello di Sempio?.

    Le impronte 33 e 10

    La numero 33 sulla quale tanto ci si è accesi in dispute è stata attribuita dalla Procura ad Andrea Sempio ma non è mista al sangue di Chiara Poggi. Può quindi significare qualcosa o niente. In una ricostruzione dell’accusa, potrebbe essere un indizio contro Sempio perché è impressa sulla parete destra della scala vicina al corpo senza vita della vittima. Diverso il parere del consulente della famiglia Poggi, Dario Redaelli che “depone per la sicura estraneità dell’impronta alla dinamica omicidiaria, oltre che per la non attribuibilità della stessa a Sempio“. 

    Non c’è più nemmeno il campione prelevato dai Ris nel 2007 con l’intonaco grattato dal muro di via Pascoli, sul quale si sarebbe potuta effettuare un’ulteriore ricerca di sangue, ma il tema può comunque essere approfondito. Per esempio, le analisi dattiloscopiche potranno stabilire quale pressione avvenne tra la mano e la parete e si potrà analizzare il comportamento della ninidrina, il reagente usato per evidenziare l’impronta, che cambia in presenza di sudore o sangue. Sul tema sia gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, difensori di Stasi, stanno limando una relazione tecnica affidata a esperti di fiducia che sarà consegnate alla giudice tra non molto. Tizzoni ha già consegnato lo studio firmato dal criminologo esperto in rilievi sulla scena del crimine che prova a smontare la valutazione dei consulenti della Procura sulla coincidenza delle 15 minuzie tra l’impronta di Sempio e quella sulla parete.

    L’impronta 10

    Non c’è sangue nemmeno sulla traccia lasciata nella parte interna del portone d’ingresso alla villa. Gli inquirenti già sapevano che non era attribuibile né a Sempio, né a Stasi. Proprio perché ‘senza firma’ ha alimentato diverse suggestioni che sembrerebbero essersi spente dopo che le analisi nell’incidente probatorio non hanno rilevato sangue. Un’ipotesi circolata era che potesse essere stata ‘stampata’ da uno dei killer uscito di casa senza essersi lavato le mani. La difesa del condannato a 16 anni ha chiesto di ripetere l’esame ma sarà molto difficile che dia esiti diversi. Resta comunque una pista a cui gli investigatori non vogliono rinunciare ritenendo che, se non c’è sangue, potrebbe esserci materiale biologico dell’assassino da cui estrarre il dna.

    Le altre impronte e la spazzatura

    Sulla sessantina di impronte catturate dalla paradesive  e analizzate non c’è sangue. Mentre si attendono risultati dai campioni di materiale biologico raccolto sui 34 fogli di acetato conservati per 18 anni con i segni delle dita e dei palmi di chi passò dalla casa, la Procura ha chiesto di analizzare le “impronte latenti” sui rifiuti. Siamo nel campo dell’invisibile, quello su cui si stanno esercitando genetisti, dattiloscopisti e tecnici in possesso di un sapere molto fine. Lo studio, ripetuto due volte, del dna sul contenuto del sacchetto azzurro della spazzatura ha svelato i profili genetici di Chiara sul piattino, sui due Fruttolo e sulla busta dei cereali e quello di Alberto Stasi sulla cannuccia dell’Estathé.

     

     

    “È un’altra prova che Sempio non era nella villetta quella mattina” hanno commentato gli avvocati di Sempio, AngelaTaccia e Massimo Lovati. I magistrati dell’accusa hanno rilanciato: andiamo comunque a vedere se ci sono impronte sui resti della colazione. Nei prossimi giorni, la giudice Garlaschelli potrebbe dare il via libera a questa estensione dell’incidente probatorio.

    La mappa della scena del crimine in 3D

    I Ris stanno indagando di nuovo sulle tracce di sangue sul pavimento, sui muri, sul divano, sulle porte, sul telefono e sempre col metodo che venne usato nella prima inchiesta, la Blood Pattern Analisys. La scena del crimine questa volta è stata però ricostruita in 3D anche attraverso laser, droni, scanner e rilievi fotografici. Con tecniche assai più moderno, dicono gli inquirenti. Non è cambiato nulla nella sostanza, ribattono difesa e parte civile. I risultati sono in fase di elaborazione.

    I grandi misteri

    Non si è mai chiarito quale arma abbia usato Stasi e questo sembra essere un capitolo destinato a restare oscuro anche nei tentativi in corso di riscrivere la storia del delitto. Grande enfasi è stata messa sulla ricerca della possibile arma nel canale di Tromello, non lontano da Garlasco, dove un testimone, Gianni Buscagin, ha narrato alle ‘Iene’ di avere saputo da una donna, nel frattempo morta, che la mattina del 13 agosto Stefania Cappa, cugina di Chiara, sarebbe stata vista arrivare con una borsa pesante nella casa di Tromello e poi che poco dopo si sarebbe udito un “tonfo” in acqua, come se qualcuno avesse buttato via qualcosa di pesante.

    Secondo quanto riferito dalla trasmissione ‘Ore 14 Sera’, un manovale egiziano avrebbe consegnato ai carabinieri di recente alcuni attrezzi da lui trovati nel canale e conservati in un deposito. Una versione che contraddice quella iniziale di un mese e mezzo fa, il giorno delle perlustrazioni ordinate dalla Procura, quando pareva che dall’acqua fossero emersi un attizzatoio da camino e altri oggetti. Di certo c’è che nessun esame è stato al momento svolto sulle presunte armi, a testimonianza che gli inquirenti non ripongono molte speranza di svelare il mistero che ha accompagnato tutti i processi a Stasi.

    Il dna nella bocca di Chiara

    Nel corso dell’incidente probatorio, sono state trovate tracce di un dna maschile su una garza utilizzata per raccogliere il materiale genetico nella bocca della ragazza durante l’autopsia. Una certezza: non appartiene ad Andrea Sempio e nemmeno ad Alberto Stasi.  Ci sarebbe dunque il profilo di un ‘Ignoto’ al quale carabinieri e pm cercheranno di dare un nome seguendo una pista investigativa che prevede la presenza di più persone coinvolte nel crimine e che qualcuno abbia cercato di tappare la bocca di Chiara per zittirla. L’altra possibilità è che si tratti di una contaminazione da parte di un investigatore o medico sulla provetta o sul corpo della vittima.

    Il movente

    Qui ci si muove in un campo davvero nebbioso. Se non si è stati mai certi di quello di Stasi, in ogni caso secondo le sentenze riconducibile ai sui rapporti con Chiara, nell’ultima inchiesta si fa davvero fatica a individuare quale impeto possa aver mosso Sempio. Si è immaginata un’infatuazione dell’amico di Marco Poggi per la sorella Chiara ma non ci sono né testimonianze, né intercettazioni a supporto della tesi. Ci si è rituffati nelle carte dello scandalo al Santuario della Bozzola che risale a qualche anno dopo il delitto, immaginando che quell’intreccio torbido tra messe di ‘purificazione’, sesso e Satana fosse lo scenario perfetto per ambientare il crimine. L’idea, che non trova fondamento per ora, è che Chiara fosse venuta conoscenza di qualcosa di ‘proibito’ e per questo eliminata in quanto testimone scomoda. Per paradosso ad alimentare la suggestione è stato l’avvocato Lovati che in diverse occasioni ha ipotizzato, precisando di parlare da “criminologo” e arrivando a definire “un sogno” questa possibilità. Prove e indizi su questo fronte però stanno a zero.

    Più assassini e uno strano capo d’imputazione

    Il capo d’imputazione è la sintesi dell’accusa. Quello di Garlasco, secondo Lovati, è bizzarro perché “non si capisce se il concorso sia con Stasi oppure con altri”. La Procura scrive che Sempio è indagato “per avere concorso con il concorso di altri soggetti o di Alberto Stasi” all’omicidio. Per come si sono mossi finora carabinieri di Milano e pm parrebbe essere nella seconda ipotesi. Ma con chi? La domanda ha scatenato varie ipotesi. Nella fantasia popolare le gemelle Paola e Stefania Cappa chissà perché sono sempre state percepite come “c’entrare qualcosa” ma non sono mai state indagate e non sono noti indizi reali e tantomeno lo possono essere degli audio diffusi dai media dai contenuti ambigui. Certo anche a loro sarà prelevato il dna per possibili comparazioni, come a tutti coloro i quali entrarono nella vittima, per compensare almeno in parte i disastri fatti nei primi sopralluoghi. Difficile ipotizzare chi possa avere concorso con Sempio, quasi impossibile pensare a Stasi come complice perché sappiamo che i due non si conoscevano.

    Il computer e le telefonate di Sempio

    La Procura spera di trovare spunti nel computer, nel telefono e in un manoscritto sequestrati a Sempio. Sono in corso le analisi sui dispositivi sequestrati a Mattia Capra e Roberto Freddi, gli amici del gruppo dell’indagato. A proposito di telefono, si è ripresentato un tema già sviscerato, quello delle tre telefonate di Sempio a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto. Una stranezza, secondo gli inquirenti, perché negli otto mesi precedenti non risultavano chiamate. Sempio disse già nei primi verbali di avere sbagliato a comporre il numero una volta e di averlo poi cercato a casa non riuscendo a contattarlo sul cellulare. “Mi ha risposto Chiara, mi ha detto che il fratello era in vacanza e che sarebbe tornato più avanti”. In un vecchio interrogatorio, si era contraddetto sul fatto che sapesse o meno che l’amico fosse in vacanza in montagna in Trentino, in una zona dove non prendeva. La Procura ipotizza che forse il giovane volesse sapere se Chiara era in casa.

    L’alibi

    Quello di Sempio sarebbe legato al tagliando per il parcheggio che lo collocherebbe a Vigevano nelle ore del delitto. Da una rilettura di celle e tabulati gli investigatori sarebbero risaliti a un messaggio inviato dopo le 9 del 13 agosto dalla madre di Sempio al vigile del fuoco già sentito come teste. L’uomo, quella mattina, dallo statino del lavoro, era in servizio proprio a Vigevano. L’ipotesi è che il messaggio servisse ad accordarsi per un incontro e che lo scontrino, in realtà, sia quindi riferibile alla donna.

    I possibili sviluppi giudiziari

    Quando la Procura avrà raccolto tutte le informazioni che ritiene utili avrà due strade: chiudere l’indagine e chiedere il rinvio a giudizio per Sempio ed eventualmente per altri oppure chiedere l’archiviazione motivandola con l’assenza di prove sufficienti per chiedere un processo oppure, ipotesi non così remota, perché il trascorrere degli anni ha impedito i riscontri sui reperti. E’ ragionevole pensare che non accadrà nulla fino al 24 ottobre, data dell’udienza in cui dovrebbero essere tirate le somme dell’incidente probatorio ma non è detto perché gli esperti potrebbero chiedere delle proroghe oltre i 90 giorni previsti. Il 13 agosto saranno 18 anni dalla morte di Chiara Poggi. 

     

     

     

     

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