Dopo la scelta di Palazzo dei
Diamanti di accostare i capolavori di due protagonisti dell’arte
europea tra Otto e Novecento, Alphonse Mucha e Giovanni Boldini,
con una mostra che terminerà domenica 20 luglio, le opere
dell’artista ferrarese voleranno a Roma e Lucca nei prossimi
mesi. Sono stati infatti concessi dal Comune di Ferrara i
prestiti per le mostre temporanee di opere afferenti al Museo
Giovanni Boldini.
Per la mostra “Alphonse Mucha”, al Palazzo Bonaparte di Roma
dal 3 ottobre al 22 febbraio, saranno ammirabili La contessa
Gabrielle de Rasty, Il pianto e La contessa Saffo Zuccoli. Il
percorso espositivo renderà omaggio a uno dei protagonisti
indiscussi dell’Art Nouveau, Alphonse Mucha. I suoi celebri
capolavori saranno posti in dialogo con quelli di altri pittori,
tra i quali Giovanni Boldini, cantore della bellezza e del
fascino della donna. “Come a Palazzo dei Diamanti, anche la
mostra organizzata a Palazzo Bonaparte, prodotta da Arthemisia,
offrirà spazio alle opere del pittore ferrarese attraverso tre
testimonianze pittoriche richieste in prestito al Museo
Boldini”, commenta l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli. “La
presenza di questi tre importanti dipinti delle collezioni del
Museo Boldini alla mostra romana, oltre a valorizzare le opere
delle collezioni civiche ferraresi in una cornice così
prestigiosa, suggella la qualità del progetto espositivo
proposto a Ferrara e conferma la bontà delle politiche culturali
perseguite dalla Fondazione Ferrara Arte e dall’Amministrazione
comunale”.
Un po’ di Ferrara sarà anche in Toscana, per la mostra
“Giovanni Boldini. La seduzione della pittura”, alla
Cavallerizza di Lucca dall’1 dicembre al 2 giugno. Saranno
presenti in prestito dalle collezioni comunali due dipinti di
Boldini (Ritratto dell’Infanta Eulalia di Spagna, Autoritratto a
sessantanove anni), un busto in bronzo di Vincenzo Gemito
raffigurante Boldini e 23 incisioni. L’esposizione, nata da
un’idea di Vittorio Sgarbi, si propone di analizzare parte della
vasta produzione pittorica di Boldini, affiancando alle sue
opere quelle di maestri a lui coevi (tra i quali De Nittis,
Corcos e Saccaggi), ai quali fu legata, a vario titolo, la sua
vicenda umana e professionale.
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