«È il sogno che avevo da bambino. Volevo vincerlo da giocatore, e poi l’ho vinto attraverso i tuoi colpi. Hai commosso e reso orgogliosi come me milioni di italiani e appassionati di tennis. Ieri hai scritto una pagina indelebile del nostro sport. Giorni così non valgono un trofeo, ma una vita intera di sacrifici, di momenti difficili, e tanto tanto lavoro per arrivare lì su. Fare il percorso con persone speciali e che stimo rende tutto questo possibile e bellissimo. Ero sicuro che da quella partita saresti diventato più forte, e ieri l’hai dimostrato. Nel tennis. E fuori. Perché sei il numero 1, sei un campione, e sei un grande uomo». Simone Vagnozzi è l’allenatore di Jannik Sinner e le sue parole, in un post Instagram, hanno raccolto 400 commenti solo nella prima mezz’ora di pubblicazione il giorno dopo la vittoria dell’altoatesino a Wimbledon.
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Sono un ringraziamento e insieme un plauso al giocatore con cui lavora, ma soprattutto al ragazzo con cui trascorre la maggior parte del suo tempo. Nel tennis, che porta a girare per il mondo 11 mesi l’anno, il team è famiglia: senza collaborazione, stima e senza un rapporto umano che si può dire affetto, ma anche complicità, non funziona niente.
Nel momento più bello Sinner ha avuto accanto il suo team e la sua famiglia, l’abbraccio di Darren Cahill («Per me Darren è sempre stata la persona onesta che cercavo nella squadra. È stato importante nella gestione sia dei momenti felici che di quelli più difficili e vorrei davvero che rimanesse. Io ho bisogno di persone che non mi dicano sempre sì, ma che mi spingano a fare meglio, che mostrino dove posso crescere e lui è uno di questi») e Simone Vagnozzi, quello del papà e la carezza della mamma che erano al centrale dell’All England Club con il fratello Mark.
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C’erano anche alla serata di gala che segue il torneo e in cui i vincitori dei singolari devono ballare insieme. Quest’anno erano entrambi alla prima affermazione, Jannik Sinner e Iga Swiatek. L’account Instagram di Wimbledon ha pubblicato un video in cui si vede Sinner prima del ballo. «Se sto riuscendo a realizzare tutto? Ho bevuto abbastanza, la testa mi gira. Ma va tutto bene, è speciale avere la mia famiglia e il team qui».
Famiglia e team tornano sempre nelle sue parole, come ritorna la parola sogno. È quella che usa anche Vagnozzi ed è quella che ha portato milioni di italiani a passare una domenica pomeriggio davanti alla televisione, ancora di più di quanti lo avevano fatto poco più di un mese fa per il Roland Garros. La sfida tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz ha fatto registrare il 40,4% di share tra Sky e Tv8, per un totale di 5,670 milioni di spettatori, è stata seguita in chiaro da 4.028.000 spettatori, per il 29,7% di share. La finale di Parigi, trasmessa su Discovery+/Eurosport e in chiaro sul Nove e durata cinque ore e 25 minuti, era stata seguita da 5.025.000 spettatori con il 38% di share sul pubblico totale.
Sono decine i messaggi social che raccontano di neofiti a guardare una partita di tennis e in tanti dicono: «Ci voleva Sinner per farmelo fare». Per chi mai si era avventurato nelle lunghe ore fra racchetta e palline è stata una scoperta, per tutti gli altri è l’avverarsi di un sogno. Per chi ama lo sport e in particolare questo sport, il sogno di bambino è vincere Wimbledon, il torneo immutabile, il torneo più difficile con quell’erba su cui, in Italia, pochissimi hanno giocato, con quei vestiti bianchi che riportano ad altri tempi. Chi ha fatto quei corsi sotto il sole cocente delle estati italiane sapendo che non avrebbe mai vinto niente, il trofeo del tennis lo immaginava come quello di Wimbledon. Lo sognano ancora tutti quelli che la racchetta non l’hanno mai abbandonata o l’hanno ripresa in mano da adulti. Sinner ha vinto anche per tutti loro, per tutti quelli che mai avrebbero immaginato di vedere un italiano trionfare sull’erba e domenica pomeriggio, sul divano, hanno giocato con lui tutta la partita.

