(di Francesca Pierleoni) Qui “parlo solo del romanzo”. È l’avvertimento, fermo ma cortese, che fa subito Alberto Matano ai giornalisti con cui dialoga prima di salire sul palco de Il libro possibile, il festival sostenuto da Pirelli, in corso a Polignano a Mare, per presentare il suo esordio da autore letterario, ‘Vitamia’ (Mondadori) uscito a fine novembre, il racconto di un amore fra 20enni “che sfugge a ogni definizione”. Nella conversazione con Elvira Serra, davanti a una piazza piena, emergono, tuttavia, fra i temi, anche il rapporto con il pubblico, la passione per il giornalismo e il percorso in Rai, dall’approdo 26 anni fa al Giornale radio, poi al Tg1 fino all’ultimo grande successo con La vita in diretta, che conduce dal 2019.
“Devo dire che ogni anno a inizio di stagione penso ‘magari è il momento di cambiare’, ma ogni giorno è una nuova arena, una nuova sfida, e l’amore del pubblico è sempre crescente – spiega -. Se le persone mi aspettano in questo modo è come interrompere una relazione. Poi io mi diverto a fare il programma, il motore per me è sempre la passione. Non ho fretta di cambiare, è ancora tempo di Vita in diretta, almeno per questa stagione” chiosa sorridendo. Le nuove sfide per il giornalista e conduttore calabrese, comunque anche tra 2025 e 2026 non mancheranno, visto che si parla di possibili nuovi programmi per lui, fra i quali uno di infotainment in prima serata.
Rispetto alla nuova strada della letteratura, scrivere il suo primo romanzo “è stato un viaggio incredibile che non mi aspettavo, un’esperienza straordinaria, che già mi manca molto e spero di ripetere”. La prima idea per la trama “mi è venuta cinque anni fa… ho aspettato tanto, troppo, ma fare un programma giornaliero ti ruba la vita in termini di tempo” racconta. La storia, che racconta i protagonisti da ventenni (Rocco e Giulia, il cui amore assoluto si confronta con il legame sempre più intenso nato tra il ragazzo e un altro studente, Davide) e poi li ritrova da 50enni, è ambientata per gran parte nella capitale degli anni ’90. “E’ una Roma che mi appartiene, io sono nato in Calabria ma l’università l’ho fatta a Roma, è un’esperienza vissuta direttamente, però trasposta nel racconto del romanzo”. Questo “è un libro analogico – aggiunge -. Ci sono le cabine telefoniche, le cartoline dalle vacanze, gli appuntamenti una settimana prima, non c’è il cellulare, non ci sono i social, non c’è Instagram, non c’è Whatsapp. C’è il racconto di un amore lento, atteso, sofferto. Tutto quello che abbiamo vissuto, la lentezza bellissima di quando eravamo giovani, che contrasta con la velocità e la voracità di oggi”.
Ormai “viviamo tutti in maniera ultrarapida. Se incontriamo qualcuno che magari ci interessa, un secondo dopo possiamo vedere su Instagram le sue foto, mettiamo su Google il nome, sappiamo subito tutto, o cerchiamo di avere informazioni. Un tempo conoscevamo la persona e lentamente iniziavi a capire chi fosse. Secondo me abbiamo perso un po’ quel senso di scoperta, di sogno, di attesa, di poesia”. Da quando ha scritto il libro Matano continua a ricevere messaggi e feedback dei lettori: “Mi hanno fatto piacere, in particolare, i tanti ragazzi che mi hanno detto di aver trovato grazie al libro il coraggio di aprirsi e parlare con i genitori. Ma sono stato felice anche che varie persone della mia famiglia, abbiamo ritrovato nella storia le emozioni uniche provate con un grande amore”. Sempre in tema di emozioni, il giornalista ricorda quelle vissute quando è diventato anchorman del telegiornale sull’ammiraglia Rai: “Nei primi anni, alla fine quando dovevo dire ‘Buonasera dal Tg1’ avevo il cuore che mi esplodeva. Poi con l’esperienza impari a trattenerti. Anche quando dai una notizia dall’impatto emotivo forte, si deve calibrare. A La vita in diretta invece sono più empatico, e a volte nel racconto di certe storie, le emozioni, anche per me, sono difficili da controllare”.
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