Al momento è solo un rumore, un sussurro sibilino sfuggito dal paddock a Silverstone e che adesso appare un’altra delle possibili congetture sul terremoto Red Bull, o una delle tante indiscrezioni di una silly season iniziata con largo anticipo che però ha il fascino e le potenzialità di una bomba clamorosa: la Red Bull potrebbe dare a Verstappen la possibilità di schierare la sua scuderia in F1.
Qualche giorno fa ci sembrava una follia, ma oggi, con la situazione della Red Bull che appare così complessa e in evoluzione, potrebbe assumere forme più concrete: l’uscita di figure chiave come Adrian Newey, Rob Marshall e, adesso, Christian Horner ha chiaramente segnato la fine di un ciclo incredibilmente proficuo. In questo scenario di cambiamenti drastici e guerra di potere, concedere a Verstappen di schierare in griglia una scuderia col suo nome potrebbe essere la mossa perfetta zittire gli scettici e ricompattare l’ambiente attorno al campione olandese, sfruttandone l’enorme popolarità globale. Per un simile progetto la presenza di Horner era alquanto scomoda e, nonostante le indubbie capacità, anche sgradita al clan Verstappen disposto a riorganizzare le quote societarie per vincere la guerra interna.
Dal punto di vista del marketing, l’operazione sarebbe brillante: Max Verstappen, con il suo seguito enorme, potrebbe replicare il successo commerciale di operazioni analoghe già viste in altri sport. Una “Verstappen GP Red Bull F1 Team” diventerebbe immediatamente un marchio globale, capace di attirare sponsor, merchandising e tifosi con una forza paragonabile a quella vista con Michael Jordan in NBA, con l’operazione “Jordan Brand”.
Anche la storia della Formula 1 offre qualche spunto interessanti, sebbene in contesti e soprattutto ere notevolmente differenti, ma il fascino è simile. Senza andare agli albori della F1, pensiamo alla Stewart Grand Prix, fondata dall’ex campione del mondo Jackie Stewart negli anni ‘90. Nonostante l’iniziale scetticismo, la squadra riuscì a imporsi velocemente, raggiungendo risultati di rilievo prima di diventare Jaguar e poi l’attuale Red Bull Racing. E ricordiamo l’esempio della Brawn GP, nata dalle ceneri della Honda nel 2009: Ross Brawn rilevò il team giapponese, portandolo incredibilmente alla vittoria del campionato mondiale nello stesso anno.
Certo, la Formula 1 è diversa dalla MotoGP e da altri sport: i costi e la complessità gestionale di un team sono enormi. Tuttavia, la Red Bull Racing ha tutte le risorse necessarie per supportare un progetto simile, garantendo anche solidità finanziaria. Tra l’altro la proprietà potrebbe anche scegliere di utilizzare il team minore, l’attuale Visa Cash App per questa affascinante operazione, considerando che ha ormai a disposizione risorse e strutture tecniche avanzate, per lo più basate in Inghilterra.
Siamo ancora nel campo delle speculazioni più sofisticate, certo, ma è una suggestione che parte dal paddock e che avrebbe tutte le caratteristiche per essere il colpo di scena più clamoroso di una stagione già ricca di sorprese.

