Un racconto fotografico, con scatti
dell’epoca raccolti grazie a un appello alla cittadinanza,
dell’ultimo viaggio di Curzio Malaparte nella sua Prato. E’ ‘In
alto, a Spazzavento. Il riposo di Curzio Malaparte’, mostra nata
da un’idea di Chiara Mannocci e Diletta Pizzicori
dell’Associazione ‘Curzio Malaparte, pratese nel mondo’,
ospitata alla Biblioteca comunale Lazzerini di Prato dall’11
luglio al 23 agosto.
Al centro dell’esposizione la giornata del 19 luglio 1961 a
Prato, quando Malaparte – nato Kurt Erich Suckert a Prato il 9
giugno 1898 e morto alla clinica Sanatrix di Roma il 19 luglio
del 1957 – fu seppellito con tutti gli onori nel mausoleo sul
Monte Le Coste, detto Spazzavento. Dall’arrivo in città la salma
era stata custodita nel cimitero di Chiesanuova, all’interno
della Cappella Nocchi, finché il sindaco Roberto Giovannini era
riuscito a realizzare il sogno che lo scrittore aveva espresso
più volte sul letto di morte e precedentemente in Maledetti
Toscani: “Avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per
poter sollevare il capo ogni tanto e sputare nella gora fredda
del tramontano”. Il monumento, progettato dallo scultore e
architetto pratese Italo Gamberini, è una struttura in pietra
sobria e priva di orpelli che si fonde con il paesaggio, più
simile a un testimone silenzioso che a una tomba celebrativa: le
ultime volontà dello scrittore erano state una sepoltura laica,
essenziale e immersa nella natura, in un “mausoleo come me”. Le
tappe di quella giornata furono la processione lungo le vie del
centro gremite per l’ultimo saluto allo scrittore: la salma
venne portata a braccia dalla Pubblica Assistenza di Prato –
della quale Malaparte stesso era un associato – passando per via
Magnolfi, dove era nato. Poi la messa nel Duomo, celebrata
dall’allora vescovo Pietro Fiordelli alla presenza
dell’amministrazione comunale, di amici, colleghi e tantissimi
concittadini. Infine la salita a Spazzavento: visto il luogo
impervio dove Malaparte aveva scelto di riposare, era stata
aperta una strada tra la vegetazione in modo che la jeep potesse
raggiungere la vetta e così centinaia di persone. La tumulazione
di Malaparte, si ricorda, “fu un evento partecipatissimo dalla
città documentato dai molti fotografi e giornalisti presenti,
dai pochi che possedevano una macchina fotografica o dai
semplici cittadini che ne conservarono memoria. La mostra è
stata quindi l’occasione per rintracciare i negativi di alcuni
degli studi fotografici presenti all’epoca, ma anche incontrare
gli eredi di coloro che a Spazzavento erano fieri di esserci
saliti, che si erano fatti immortalare elegantemente vestiti
sulla cima di un monte in una calda giornata estiva”. In mostra
circa quaranta immagini provenienti dagli archivi di privati
cittadini, ma anche dal Fondo Fiondi, donato da Fiorenzo Fiondi,
uno dei primi sindaci del Comune di Vaiano e conservato alla
Fondazione Cdse, dalla Pubblica Assistenza di Prato e dal Fondo
Ranfagni, conservato all’Archivio Fotografico Toscano del Comune
di Prato. L’allestimento è a cura di Giulia Biagioli.
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