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    la mia vita a Londra

    admin5698By admin56988 Luglio 2025Nessun commento11 Minuti di lettura
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    la mia vita a Londra
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    Sennait Ghebreab è una scrittrice, giornalista, consulente e insegnante che si occupa di moda e connessioni multiculturali da anni ed è la voce che vogliamo farvi ascoltare oggi

    “La fortuna non esiste. Esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione.”

    Questa frase, presa in prestito da Seneca, mi accompagna da anni. Mi chiamo Sennait Ghebreab, sono nata a Milano da madre eritrea, e da 16 anni chiamo Londra “casa”. Ma per capire davvero il mio percorso bisogna partire dall’inizio, dalla mia vita cominciata a Milano, dove sono nata e cresciuta.

    Le mie origini: due culture, due mondi

    Sennait con sua madre in Liguria

    Crescere in una casa dove ci sono due culture, si mangiano due cucine e si onorano due tradizioni ti insegna presto ad abbracciare la complessità.

    Mia madre è arrivata in Italia dall’Eritrea, portando con sé non solo i suoi valori, ma anche la forza di ricominciare e le sue mille regole, su tantissime cose. È lei ad avermi insegnato a non temere il cambiamento, a vivere con disciplina e a credere nelle mie ambizioni. Da piccola spesso mi piaceva coricarmi leggendo l’Atlante. Mi piaceva immaginare viaggi, persone, mercati colorati e luoghi lontani. Ho sempre avuto una grande memoria visiva e sono sempre stata affascinata dalle forme dei paesi e continenti sulle mappe.

    Anche oggi spesso mi piace andare a Notting Hill Market o a London Bridge Arcade a vedere i
    banchetti, che vendono vecchie mappe di Londra o del mondo.

    Quando ero piccola Londra la conoscevo da Mary Poppins, dalle notizie sulla famiglia reale e dal detto “Big Ben ha detto stop” (me lo diceva spesso un’amica di mamma quando mi veniva a prendere a scuola e passavo il pomeriggio da lei: era il suo modo unico di dire “Sennait adesso basta”).

    Londra era solo una mappa tra tante. Ma un giorno sarebbe diventata la mia.

    L’arrivo a Londra: London Met University e un nuovo inizio

    Sono arrivata a Londra nel 2008 per studiare alla London Metropolitan University. Avevo già una laurea e un altro master alle spalle, ma sentivo che l’internazionalità di Londra avrebbe potuto offrirmi qualcosa di diverso. L’idea iniziale era semplice: studiare e tornare a casa. Ma le cose belle, si sa, spesso accadono per caso… o per scelta.

    Poco prima di finire il corso, ho trovato lavoro nel brand piú British che si possa immaginare. Il primo giorno di lavoro è stato da Burberry HQ, nel cuore pulsante della moda britannica. Ricordo ancora l’emozione, la paura quasi, di entrare in quell’head office. Eppure, quel timore si è trasformato in adrenalina pura. Un’energia positiva che ha alimentato la mia voglia di fare, di apprendere, di contribuire. Non mi sono più fermata. E da Burberry ho conosciuto amici e persone, con cui ancora ora dopo 16 anni e sono ancora in contatto.

    La carriera nella moda: dall’ufficio alle aule

    Dopo Burberry, sono passata a Matthew Williamson, (dove ho conosciuto Sara Moschini, con una card scritta a mano!), per poi passare a Pringle of Scotland e poi a Joseph, dove ho seguito
    lo sviluppo business per i mercati EU, EMEA e Asia. Lavorare in queste realtà significa imparare in fretta a parlare il linguaggio del mercato globale e comprendere che la moda non è solo estetica: è economia, strategia, identità culturale.

    Nel 2015 ho iniziato il mio percorso con Istituto Marangoni, prima come Academic Course
    Leader per i corsi BA Business, BA Buying e BA Communication. Un ruolo che mi ha subito conquistata per la visione strategica e di sviluppo di tutto il dipartimento di Fashion Business. Adoro stare in classe e ho un team davvero fantastico.

    Sennait con i suoi studenti

    Oggi coordino programmi che preparano i leader della moda del futuro. Parliamo di sostenibilità, blockchain, innovazione digitale, economia circolare: temi imprescindibili per chi vuole costruire un’industria più etica e lungimirante.

    In aula come in azienda

    Una classe, per me, è come un ufficio. Non insegno solo nozioni: cerco di stimolare la collaborazione, il pensiero critico, l’empatia. Credo profondamente che siamo le persone che incontriamo. E che l’innovazione nasca dall’incontro tra prospettive diverse. In aula, chiedo sempre ai miei studenti di mettersi nei panni dell’altro, di capire il contesto prima di proporre una soluzione.
    Il mio ruolo va oltre l’insegnamento: sono mentore, ponte tra università e industry, facilitatrice di opportunità. La connessione tra studenti e mondo del lavoro è la chiave. Non basta sapere, bisogna anche saper fare.

    Studiare a Londra vs studiare in Italia

    Una lezione con l’ospite John Muleba

    Mi chiedono spesso se ci sia differenza tra studiare in Italia e nel Regno Unito. Sì, c’è. In Italia ho ricevuto una solida formazione teorica, approfondita, puntuale. Ma Londra mi ha insegnato ad applicare, a dialogare con l’industria, a pensare in chiave progettuale. Qui lo studente è chiamato a mettersi in gioco ogni giorno: con progetti reali, workshop con aziende, confronti diretti con professionisti.
    Come program leader dei corsi, ho sempre dato grande importanza al coinvolgimento diretto degli studenti con il mondo reale, portando regolarmente guest speakers e integrando nei moduli business case concreti con progetti aziendali reali. Nel tempo, ho anche ideato un format originale che ha riscosso grande successo tra gli studenti: si chiama “X Factor Business”.

    In questo format, pensato per il final major project, gli studenti presentano le proprie idee in una sorta di investment pitch, ispirato ai meccanismi di una vera e propria competizione imprenditoriale. L’obiettivo non è solo testare le loro capacità progettuali, ma anche metterli nelle condizioni di difendere e argomentare le proprie proposte davanti a una commissione. Tutti partecipano con entusiasmo: anche chi inizialmente si sente meno portato per queste dinamiche, grazie al contesto reale e stimolante, si coinvolge, dà il massimo e spesso si propone volontariamente per fare il pitch.

    Sennait con i colleghi Katherine e Tasos

    Questa mentalità “hands-on” è uno degli elementi fondamentali che cerco di trasmettere nei miei corsi. Portare un problema reale in aula e lasciare che siano gli studenti a proporre soluzioni concrete significa stimolare il pensiero critico, allenare la leadership e sviluppare una solida capacità di adattamento. In un settore come la moda, dove il cambiamento è costante, queste competenze non sono un plus: sono essenziali.

    Londra, città di opportunità

    Perché Londra ha funzionato per me? Perché qui c’è spazio. Spazio per crescere, per sbagliare, per reinventarsi. A Londra ho trovato fiducia, meritocrazia, e un mercato del lavoro dinamico dove, se hai idee e sei pronta a lavorare sodo, qualcuno ti ascolta.

    E poi c’è una cultura della mentorship molto forte. Le persone, qui, sono spesso disposte ad aprirti una porta. Ma quella porta devi bussarla con convinzione, con preparazione. E una volta entrata, devi far vedere chi sei. Io l’ho fatto ogni giorno: nei progetti, nei meeting, nelle aule. Perché ogni occasione è un banco di prova.

    Il premio e l’importanza del riconoscimento

    Il premio Talented Young Italians edizione 2020

    Nel 2021 ho ricevuto il premio “Talented Young Italians edizione 2020” ( l’edizione appena dopo Covid) dalla Camera di Commercio Italiana e dall’Ambasciata d’Italia a Londra, con a capo allora il Cav Alessandro Belluzzo e il Presidente Emerito Simonelli. È stato un momento speciale. Dopo così tanti anni all’estero, ricevere un riconoscimento ufficiale ha dato un senso anche ai sacrifici, alle lontananze, alle notti in bianco.

    È stato anche un incentivo, una conferma che il percorso scelto aveva un valore. In quel momento storico – giugno 2021, dopo mesi di lockdown – il premio è stato anche un segnale di ripartenza. Non solo per me, ma per tutti noi expat italiani che ogni giorno cerchiamo di mantenere una connessione con le nostre radici.

    Nel 2022 sono diventata consigliera della Camera di Commercio Italiana a Londra: un onore,
    ma anche una responsabilità. Poter restituire parte di quanto ho ricevuto è un modo per dare senso al mio percorso.

    Crearsi l’occasione: il talento non basta

    Spesso mi chiedono quale sia la chiave del successo. Io rispondo che il talento, da solo, purtroppo non basta. Deve incontrare l’occasione. E se quell’occasione non arriva, bisogna imparare a crearla. Con tenacia, con audacia, con disciplina.

    Viviamo un’epoca di grande cambiamento: post-pandemia, post-Brexit, post-certezze. Ma proprio nei momenti di transizione nascono le migliori opportunità. Bisogna avere la mentalità giusta e pronta per leggerle, anche quando sembrano scritte in una lingua sconosciuta. Guardare cosa c’è sul tavolo, essere disposti a cambiare prospettiva. Solo così si va avanti.

    L’heritage italiano come valore aggiunto

    Nel mio lavoro, le mie origini italiane sono sempre state una risorsa preziosa. La moda italiana rappresenta eccellenza, artigianalità, identità. Marchi come Prada o Miu Miu sono l’esempio perfetto di come la qualità, il dettaglio e la visione a lungo termine siano la vera innovazione. Insegno ai miei studenti che il futuro sostenibile della moda si basa proprio su questi valori: cura, consapevolezza, tracciabilità. Ecco perché la nostra cultura, il nostro background italiano, può essere un elemento differenziante anche all’estero.

    Giovani e carriera: l’età non è un ostacolo

    Sono stata spesso la più giovane nei meeting o nei panel. E sì, a volte lo senti negli sguardi o nei toni. Ma la competenza parla più forte dell’età. Quando dimostri con i fatti cosa sai fare, ogni pregiudizio svanisce. Lo dico sempre anche ai miei studenti: costruite la vostra credibilità giorno per giorno. LinkedIn, andare i business events, networking. È tutto parte del lavoro.

    Quando penso ai prossimi talenti italiani, sia in Italia che all’estero, mi auguro che ci sia più attenzione alla diversità e all’inclusione. Gender gap, multiculturalismo, pari opportunità: sono temi ancora in progress, in Italia e altrove. Ma ci sono segnali positivi. Sempre più giovani studiano all’estero, si confrontano con altre culture. E questo, col tempo, porterà a un cambiamento strutturale.

    Rispondere sempre Sì a ogni esperienza nuova

    “Perché no?” È una domanda che mi accompagna da sempre. E spesso è proprio lei ad aprire il mondo. Negli anni ho avuto la fortuna di essere coinvolta in progetti bellissimi, in giro per il mondo. Non rinuncio mai a dire sì: ai panel, alle interviste per Vogue, agli eventi, ai progetti con ospiti straordinari. Sono sempre stata curiosa, instancabile, affamata di storie e prospettive nuove. Ho visitato numerose fashion week in Africa Asia e Europa dell’Est, osservando da vicino mercati emergenti e scoprendo talenti incredibili, spesso lontani dai riflettori del sistema moda tradizionale.

    Da lì è nato anche A Propos, una piattaforma che ho co-fondato con Massimo Casagrande per dare voce e visibilità ai talenti emergenti. Parallelamente, ho scritto un libro dedicato alla moda responsabile con Sally Heale — perché credo che raccontare la bellezza significhi anche interrogarsi su come viene creata, da chi, e con quale impatto.
    Oggi collaboro da Londra con Vogue, dove ho il privilegio di parlare non solo di moda, ma anche di sostenibilità, mercati emergenti, talenti, fotografia, mostre e emancipazione femminile e, sì, persino della Famiglia Reale Britannica — una passione che coltivo da sempre.

    Sennait con il suo libro: Responsible Fashion Business in Practice

    La mia routine quotidiana? Rigorosa, ma piena di sogni. Mi definisco a disciplined dreamer e non rinuncio al mio pilates e al mattino bevo espresso e una tazza di tè e uno sguardo a una lettera molto speciale incorniciata nel mio salotto: una risposta ufficiale di Buckingham Palace, firmata dal segretariato di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Quella lettera è arrivata nel giugno 2022, appena tre mesi prima della sua scomparsa. In pochi lo sanno, ma a Palazzo c’è un processo severissimo per la corrispondenza: tre livelli di selezione interni, e solo le lettere più significative, personali e ben scritte arrivano davvero sotto gli occhi della Sovrana.

    La lettera inviata a Sennait da parte della Regina Elisabetta

    Io ho deciso di provarci, senza cincischiare — come si dice a Milano. Ho raccontato la mia storia, il mio amore per la monarchia e tutto quello che Londra mi ha dato. E, ancora una volta, ho risposto sì alla domanda che torna sempre: perché no?

    Ho sempre ammirato la Regina: donna Toro come me, esempio di disciplina e senso del dovere. La sua celebre frase sul servizio al Paese è una guida silenziosa. Quella lettera, oggi incorniciata nel mio salotto, mi ricorda ogni giorno quanto possa essere lungo, sorprendente e pieno di grazia il viaggio, se affrontato con dedizione, curiosità e un po’ di coraggio.

    Il mio motto sempre: turning challenges into opportunities

    Oggi più che mai, credo che trasformare le sfide in opportunità sia la chiave. Londra mi ha insegnato che tutto è possibile se ci credi abbastanza. Che ogni incontro può cambiare la tua traiettoria. E che il talento è solo l’inizio: serve impegno, visione e il coraggio di mettersi in gioco.

    Se sono qui, è anche grazie a mia madre, che mi ha mostrato la strada. E grazie a ogni persona che ho incontrato lungo il cammino.

    La mia storia non è finita, è solo un altro capitolo.

    Londra Mia Vita
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