Una “caccia alle streghe“, un “rozzo tentativo di seminare zizzania tra le nostre istituzioni”, portato avanti da “movimenti alimentati da cospirazioni e complottismi, che fanno apologia di Putin“. Ursula von der Leyen definisce così la mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti da 77 eurodeputati (in maggioranza del gruppo Ecr, quello di cui fa parte Fratelli d’Italia) che sarà votata giovedì al Parlamento europeo. L’iniziativa prende le mosse dal cosiddetto “Pfizergate“, il rifiuto della presidente della Commissione di rendere pubblici i messaggi scambiati con l’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla per concordare la maxi-fornitura di vaccini anti-Covid. Ma nel testo – che ha come primo firmatario il rumeno Gheorghe Piperea, di Ecr – si condanna più in generale il “metodo von der Leyen”, dall’”ingerenza illecita della Commissione nelle elezioni degli Stati membri” (un riferimento al caso-Romania) all’uso della procedura d’urgenza (bypassando il Parlamento) per approvare il piano di riarmo da 800 miliardi.
Intervenendo nel dibattito sulla risoluzione, lunedì nell’aula di Strasburgo, von der Leyen si è descritta come vittima di un assedio ordito da forze anti-europee: “Ci troviamo in un’epoca di conflitto. Vediamo le minacce crescenti in arrivo dai partiti estremisti che vogliono polarizzare le nostre società inondandole di disinformazione: c’è ampia evidenza che molti sono sostenuti dai nostri nemici e sostenuti dalla propaganda in Russia e altrove. Sono movimenti alimentati da cospirazioni e complottismi, che fanno apologia di Putin, e basta guardare i firmatari di questa mozione per comprenderlo”, ha accusato. E sul merito dello Pfizergate si è difesa così: “Sono stata in contatto con le aziende dei vaccini, cercavo aiuto, ma supporre che questi contatti siano stati inappropriati è sbagliato e falso. Ogni contratto negoziato è stato valutato da ognuno degli Stati membri, nessun mistero. I 27 Stati membri hanno deciso spontaneamente: erano tutti al corrente. Dire il contrario è una bugia”.
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La mozione è destinata a non passare: per approvarla infatti servirebbe la maggioranza dei due terzi dell’Eurocamera, e i tre maggiori gruppi politici (popolari, socialisti e liberali, quelli che sostengono l’esecutivo von der Leyen) non la voteranno. In serata però è avanzata l’ipotesi che il gruppo S&D, i socialisti e democratici, di cui per l’Italia fa parte il Pd, possa astenersi invece di votare contro, per contestare la politica della presidente, ritenuta troppo schiacciata a destra. La posizione è emersa dopo una serrata riunione di gruppo a porte chiuse: dal vertice emerge che il sostegno a von der Leyen “non è garantito” e si aspettano “dei segnali nelle prossime 48 ore” sulla tenuta della piattaforma europeista a suo sostegno. Tra le delegazioni italiane voteranno sì Lega e Movimento 5 stelle, mentre è ancora in dubbio la posizione di Fratelli d’Italia, che esprime il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto. In Aula lunedì si è sbilanciato l’europarlamentare Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo Ecr, definendo la mozione “un errore” e annunciando voto contrario proprio “per difendere il lavoro” di Fitto.
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