Lunedì, solo qualche giorno prima dell’esplosione, i bambini erano ancora lì. Sarebbe stata una strage». Massimo Autieri è il papà di Ettore, uno dei cinquecento piccoli alunni dell’Istituto comprensivo Simonetta Salacone. È la scuola di riferimento per le famiglie che abitano in via dei Gordiani e nelle aree vicine, o meglio lo era. Delle finestre non rimane nulla, molte sono collassate all’interno delle aule distruggendo gli arredi, persino il campetto da basket, sempre affollato di piccoli alunni, è stato centrato da un pezzo di lamiera incandescente proiettato lì dopo la seconda esplosione.
«Quando so che Ettore è a scuola lo immagino in un luogo sicuro. Vedere quegli spazi distrutti, immaginare cosa sarebbe potuto succedere ha un impatto emotivo quasi fisico, difficile da spiegare, da metabolizzare». Ma con il passare delle ore stupore, preoccupazione e ansia hanno lasciato spazio alla rabbia. «Si continua a parlare di incidente — dice Autieri — di “miracolo” o “fortuna” perché nessuno è morto, ma non ci si può affidare alla casualità quando le cose si possono prevenire. Noi i rischi, li denunciamo da tempo».
La zona è viva, animata da comitati e spazi sociali, che da mesi se non anni puntavano il dito contro quel distributore, con annesso deposito di gpl, e contro il centro di smaltimento metalli adiacente. Entrambi sono proprio accanto alla scuola, «spesso arrivano miasmi», spiega Autieri, inutilmente genitori e comitati di quartiere hanno convocato riunioni e assemblee anche pubbliche per chiedere a enti e istituzioni di affrontare il problema.
Il deposito, spiegano dal comitato, ha continuato a operare grazie a continue proroghe, tempo fa era stato anche sanzionato dall’Arpa, ma è bastato tirare su un muretto antirumore per continuare le attività. Quel distributore, incastrato fra la scuola e il centro estivo, ha sempre terrorizzato tutti. «La Regione l’ultima volta non si è neanche presentata», osserva Autieri. Dagli altri, sono arrivati «solo promesse e rimpalli di responsabilità».
In quartiere non sembrano più disposti ad accettarlo. È emerso in modo chiaro durante l’assemblea convocata a poche ore dall’esplosione, mentre i vigili del fuoco spegnevano gli ultimi focolai e gli abitanti delle palazzine provavano a ripristinare una parvenza di normalità negli appartamenti devastati. «Se non fosse grottesco sarebbe comico: dopo lo scoppio, l’Arpa raccomandava di tenere chiuse le finestre, ma molti non le hanno più». Ecco perché, chi è in grado, si è reso disponibile per sistemare vetri, rimettere in asse porte e finestre, fissare serrande. Ma soprattutto si è subito mobilitato per la scuola: «Pretendiamo fondi straordinari stanziati con urgenza e lavori celeri: a settembre — spiega Autieri per il comitato dei genitori e le altre realtà della rete — la scuola deve riaprire e deve essere più bella e più solida di prima. Ma vogliamo anche la bonifica e la messa in sicurezza di tutta l’area e soprattutto la verità».

