“Con questo articolo voi state materialmente uccidendo l’unità della cultura della giurisdizione, che oggi unisce chi fa il pubblico ministero e chi giudica”. Ma le parole dell’opposizione continuano a infrangersi nel vuoto, come da giorni avviene nell’aula del Senato, dove si discute la riforma Nordio-Meloni sulla giustizia. Passa così in mattinata, dopo la lunga seduta di ieri, anche l’articolo 2, cioè il cuore del ddl sulla separazione delle carriere tra pm e giudici.
Il testo modifica infatti l’articolo 102 della Costituzione, precisando che le norme riguardanti la magistratura “disciplinano altresì le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti”. Tutti caduti gli emendamenti proposti dalla maggioranza, prima accorpati e cancellati dalla modalità del “canguro” – contrastata da settimane prima in commissione, poi in aula – poi respinti nelle residue composizioni.
“Voi potete cangurare tutto: proposte, emendamenti, tempi tecnici, ma non potrete mai cangurare la tutela dell’autonomia della magistratura”, aveva protestato nel pomeriggio Verini, senatore Pd. Dalle 10.30 è cominciato l’esame degli articoli 3 e 4 che affrontano il principio della separazione delle carriere e dei due Csm per le due magistrature: per i quali è previsto il sorteggio dei suoi membri. “L’articolo 3 svela quale sia il disegno – spiega ancora dai banchi dem Martella – tende a indebolire l’indipendenza dei magistrati e a sottoporla a forme di controllo”.
Stessi rilievi della collega di partito, Valeria Valente: “La cosa più preoccupante dell’articolo 3 è questa idea malsana del sorteggio: che demolisce un assunto fondamentale dell’assetto democratico e del tema della rappresentanza”. E la senatrice Rando: “Ecco la vostra idea di giustizia asservita: la vostra è una resa dei conti con la magistratura, colpevole di aver fatto il proprio dovere anche con i poteri che pesavano, colpevole di aver indagato in alto”.
Resta il nodo di fondo a cui fanno riferimento le opposizioni, e in particolare il Movimento 5 stelle. Che anche ieri aveva picchiato. “Questa riforma non incide su nessuno dei tanti aspetti critici del funzionamento del sistema giustizia. Che cosa fa questo ddl ? – si era chiesta la pentastellata Dolores Bevilacqua – Non aumenta l’organico, non velocizza i processi, non crea un tribunale in più, non migliora la digitalizzazione”.

