Il 6 giugno 2025 la 28enne gazawi Heba Alnajjar, che lavora per l’Organizzazione mondiale della sanità come coordinatrice di team medici di emergenza (dopo quasi due anni di lavoro volontario all’ospedale Nasser di Khan Younis), ha ricevuto dall’Università del Piemonte Orientale la lettera di ammissione all’edizione 2025-26 del master “Disaster and Health Crisis management”. Ha subito scritto al consolato italiano a Gerusalemme per ottenere il visto, ma non ha ricevuto risposta. Il 12 giugno ha chiamato al telefono la sede consolare, ma le è stato detto che avrebbe dovuto recarsi a Gerusalemme. Un viaggio impossibile perché, come spiega la giovane donna al fattoquotidiano.it, “per andare in Cisgiordania serve l’autorizzazione di Israele, che per le persone sotto i 45 anni era molto difficile da ottenere anche prima della guerra. Spesso non si ottiene una risposta ed è necessario inoltrare la domanda molte volte, mentre io devo essere a Torino per iscrivermi all’università al massimo entro gennaio”.
La decisione del Tar Lazio – La procedura richiesta per telefono a Alnajjar tuttavia risulta superata, poiché nella prima settimana di giugno il Tar del Lazio ha ritenuto valido il ricorso presentato contro di essa dalle associazioni Yalla Study e Legal Aid, affermando che – date le contingenze eccezionali – le procedure per la concessione del visto a studenti gazawi possono essere fatte online. Il Tar ha anche dato alla sede diplomatica italiana in Israele una scadenza per aggiornare le procedure: il 19 luglio. Ilfattoquotidiano.it ha chiesto alla Farnesina un commento sulla vicenda e di indicare quali azioni la rappresentanza diplomatica a Gerusalemme stia mettendo in campo per attuare l’ordine del Tar, ma non abbiamo ottenuto risposta. Nel frattempo l’ateneo torinese ha confermato alla studentessa gazawi la disponibilità ad adottare “tutte le flessibilità possibili specialmente da zone molto complesse”, e indicato l’opportunità di una borsa di candidarsi a una borsa di studio coperta dalla Regione Piemonte, che però resterà aperta solo fino a fine mese. Ad oggi l’unica gazawi arrivata in Italia per motivi di studio risulta essere la collaboratrice del Fatto Aya Ashour, mentre in altri Stati europei non sembrano esserci gli stessi ostacoli: “Conosco vari studenti che sono partiti per l’Irlanda e la Francia”, dice Alnajjar, per cui venire in Italia frequentare il master in gestione di disastri e crisi sanitarie, rappresenta un modo per “aiutare in futuro la mia gente e altre popolazioni in difficoltà”.
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Il mailbombing e l’appello a Tajani – Yalla Studi afferma che tutte le studentesse e gli studenti che segue hanno ricevuto la stessa risposta di Alnajjar e invita i cittadini italiani a scrivere alla propria rappresentanza diplomatica a Gerusalemme chiedendo il rispetto di quanto ordinato dal Tar Lazio. L’associazione sottolinea che, secondo il Tribunale, “questi principi valgono per tutti gli altri richiedenti nella stessa situazione, che continuano ad essere colpiti da dinieghi ingiustificati e incompatibili con la gravissima emergenza umanitaria in corso”. Intanto i rappresentati di Acs (Associazione di cooperazione e solidarietà) e altre circa quaranta ong, associazioni umanitarie e realtà della società civile italiana impegnate nei territori palestinesi hanno lanciato un appello urgente al Ministro degli Esteri Antonio Tajani – che si è opposto alle sanzioni europee a Tel Aviv dicendo che i buoni rapporti con Israele hanno facilitato le evacuazioni da Gaza – “per il rilascio dei visti e l’aiuto alle persone richiedenti un visto per poter uscire dalla Striscia di Gaza per motivi sanitari, ricongiungimenti familiari, approvazione di borse di studio, inviti di lavoro e protezione umanitaria”: “Chiediamo con assoluta urgenza al nostro Governo di intervenire per facilitare l’uscita dei richiedenti agevolando le procedure di rilascio del visto data la condizione di grave crisi affinché i titolari possano accedere ai servizi consolari e ottenere i visti e l’accoglienza nelle strutture che ne danno la disponibilità”.
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