Se si volessero definire le alternative che sono al fondo della storia dell’uomo, si potrebbe dire che esse sono costituite dal conflitto costante tra barbarie e cultura. Un conflitto mai risolto, perché il rischio della caduta nella barbarie è intrinseco alla civiltà umana, una sorta di permanente, e potentissimo, richiamo della foresta. Mentre la cultura è un fiore fragile, delicato, che, come diceva un grande filosofo, nasce sulla nuda roccia – cioè in ambienti avversi e ostili –, e può essere travolto in ogni momento da un colpo di vento. Né è possibile illudersi con il grande mito del progresso: la storia della civiltà umana è caratterizzata da crisi, decadenze, ricadute in condizioni che si credeva di essere riusciti a demolire una volta per tutte. Non è così, il progresso è un mito, smentito da tutta la faticosa costruzione, mai acquisita, della civiltà.
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27 Giugno 2025
La decadenza, la caduta nella barbarie, è dunque sempre possibile, in ogni momento. Chi avrebbe pensato che la guerra – espressione massima della barbarie – potesse diventare il nostro orizzonte quotidiano, che sarebbero stati ammazzati bambini, donne, vecchi senza alcuna pietà, cancellando in un colpo solo quelli che sembravano diritti e doveri acquisiti, riconosciuti e codificati da organi internazionali?
Oggi il più forte – o chi si ritenga tale – può fare una guerra senza nemmeno dichiararla, facendo coincidere forza e diritto, con un rovesciamento totale di tutto quello che la cultura, opponendosi alla barbarie, era riuscita ad affermare, proclamando il diritto di tutti alla vita, a un’esistenza libera e decorosa, con il riconoscimento dell’altro e dei suoi diritti. Come dicevano gli illuministi, la libertà di ciascuno ha il proprio limite nell’altro, nella libertà dell’altro.
Un intero patrimonio costruito dalla cultura sembra dissolversi, rovinare, e sembra che si affermi, con una forza vigorosa e indomabile, la barbarie. Ma la nostra responsabilità sta nel contrastare tutto questo e nell’affermare il primato della cultura – cioè della civiltà – contro la barbarie, perché è la cultura che forma e costruisce il futuro. Si tratta naturalmente di definire quale sia la cultura che può svolgere questo ruolo, perché ci sono state e ci sono culture che invece di favorire la civiltà diffondono e potenziano la barbarie.
La cultura che costruisce il futuro deve essere fondata sulla tolleranza, sulla libertà di coscienza, e, certo, sulla libertà religiosa, ma contrastando quelle confessioni che, in nome del loro Dio, vogliono cancellare il prossimo, fondando nei loro testi il diritto alla forza e al dominio sugli altri, ridotti a entità senza valore e senza dignità: «gente di nessuno», dice don Rodrigo nei Promessi sposi.
La cultura forma il futuro se contrasta tutto ciò. Certo, lo so, ci sono gli esperti del machiavellismo degli stenterelli, i quali ritengono che pensare di dover formare le nuove generazioni con questi princìpi sia un sogno, un’utopia, e che ciò che conta è la realtà che si esprime in modi opposti, facendo coincidere forza e diritto. Ma tutta la storia della civiltà – che perciò è aspra e drammatica – ci dice l’opposto: se fosse come dicono costoro, saremmo ancora dentro le caverne.
L’autore è professore emerito di Storia della filosofia moderna e contemporanea alla Scuola Normale di Pisa e presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento

