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    Home»Guide»Chiara Saraceno, la famiglia naturale non esiste – Libri – L’intervista
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    Chiara Saraceno, la famiglia naturale non esiste – Libri – L’intervista

    admin5698By admin56981 Luglio 2025Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Chiara Saraceno, la famiglia naturale non esiste - Libri - L'intervista
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    (di Elisabetta Stefanelli)
    CHIARA SARACENO, ‘LA FAMIGLIA
    NATURALE NON ESISTE’ (intervista di Maria Novella De Luca,
    Laterza, pag. 192, euro 14,25)
    La famiglia in tutte le sue forme può essere un luogo dove
    recuperare la ricostruzione del sociale e come? D’altra parte
    oltre il disfacimento degli stati democratici, c’è la tecnologia
    che incombe con l’intelligenza artificiale che si annuncia come
    rivoluzione sociale. Servirà un nuovo welfare? Come difendere in
    tutto ciò il fattore umano?
    Lamenta Chiara Saraceno, “troppe e troppo eterogenee domande
    tutte insieme”, ma del resto il suo curriculum e il suo impegno
    spaziano da decenni su piani ed ambiti diversi. Un mese fa ha
    ricevuto a Pistoia il premio internazionale Dialoghi di Pistoia
    parlando delle politiche sulla casa, per non parlare delle
    polemiche per i suoi interventi sui migranti e poi dei suoi
    appuntamenti sul tema della famiglia in giro per i Festival,
    dopo la pubblicazione con Laterza dell’intervista di Maria
    Novella De Luca, ‘La famiglia naturale non esiste’. Questo per
    parlare degli ultimi giorni di una delle sociologhe italiane di
    maggior fama “riconosciuta per i suoi importanti studi sulla
    famiglia, sulla questione femminile, sulla povertà e le
    politiche sociali. Laureata in filosofia, ha insegnato
    sociologia della famiglia all’Università di Torino – si legge
    nella sua biografia – ed è stata direttrice del dipartimento di
    scienze sociali, del centro interdipartimentale di studi e
    ricerche delle donne e membro della commissione italiana di
    indagine sulla povertà e l’emarginazione. È anche professore di
    ricerca al Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino”.

       
    Ma torniamo al tema del suo ultimo libro. “La famiglia può
    essere una relazione che rinchiude o che apre agli altri –
    risponde Chiara Saraceno -, che educa a badare solo ai propri
    interessi e a quelli dei propri famigliari (o e proprio gruppo),
    o invece ad avere un orizzonte più ampio. Non dipende dalla
    forma che assume, ma dai valori e modalità di comportamenti che
    promuove e trasmette. Certo in società in cui la gran parte
    delle opportunità dipendono dalla famiglia in cui si nasce è più
    difficile pensare e agire per il bene comune. Una società
    democratica dovrebbe ridurre il peso dell’origine familiare
    sulle chance di vita delle persone, rendendo accessibili a tutti
    e in particolare ai meno privilegiati le risorse necessarie per
    sviluppare appieno le proprie capacità fin dalla prima
    infanzia”.

       
    Quanto all’oggi, “l’intelligenza artificiale – dice – sta
    sicuramente cambiando il modo in cui lavoriamo, soddisfiamo i
    nostri bisogni, interagiamo con gli altri. Consapevolmente o
    meno tutti la stiamo utilizzando (e ne siamo utilizzati). Può
    creare nuove grandi disuguaglianze ma anche ridurne alcune
    (penso ad esempio a quanto può migliorare la vita di chi ha
    qualche disabilità). Non sono molto competente in materia, ma
    credo che ci manchi ancora una elaborazione culturale, una
    capacità di metabolizzazione, ed anche meccanismi regolativi
    adeguati. Il “fattore umano” sta innanzitutto nella capacità di
    elaborare questo passaggio, fronteggiandone i rischi e
    possibilmente facendo in modo che i più vulnerabili – per età,
    condizione sociale o altro – non ne vengano schiacciati o
    marginalizzati”.

       
    Perché a suo avviso la sociologia sta lasciando il passo alla
    filosofia in una interpretazione del reale in cui, mancando
    l’ideologia, sembrano più necessari indirizzi che analisi della
    realtà? Quale dunque il ruolo che la sociologia dovrebbe
    ritrovare? “Non mi sembra che la sociologia sia in concorrenza
    con la filosofia”, risponde Saraceno. “Il problema che vedo, per
    la sociologia ma credo che valga anche per altre discipline, in
    larga misura dovuto al modo in cui oggi si fa carriera
    accademica, è l’iperspecialismo e lo sbilanciamento sulle
    questioni metodologiche, che rischia di far vedere l’albero in
    tutti i suoi dettagli, non la foresta con la sua complessità. Di
    qui, per contrapposizione, forse, il fascino non tanto della
    filosofi quanto delle “narrazioni”.

       
    La democrazia manca perché manca l’esercizio del collettivo?
    “Il senso del collettivo, specie se basato su forti spinte
    identitarie, può anche essere fortemente antidemocratico, oltre
    che escludente. Anche per questo ad un certo punto me ne andai.

       
    Prima ancora che l’agire collettivo, per favorire la democrazia
    occorrono spazi e occasioni di confronto: di idee, progetti,
    letture della realtà, da cui può anche scaturire un agire
    comune. Quello che è venuto a mancare, o comunque si è molto
    indebolito, è proprio questo. Non lo fanno più i partiti, anche
    i sindacati hanno indebolito la loro funzione non solo di difesa
    dei diritti dei lavoratori ma anche di socializzazione ad un
    confronto su diverse letture della realtà. In parte lo fanno
    alcuni soggetti del terzo settore, quando non si limitano a
    erogare servizi, ma creano spazi e occasioni per discutere
    insieme di ciò che bisognerebbe fare e che cosa occorrerebbe
    cambiare. Le mobilitazioni su singole issues – dall’ambiente
    alla violenza di genere alle guerre – sono importanti, ma non
    bastano a costruire un agire democratico. Inoltre,
    diseguaglianze troppo ampie e non messe in discussione nelle
    loro cause e ragioni indeboliscono la democrazia innanzitutto
    indebolendo la fiducia in essa”.

       

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA

    Chiara esiste Famiglia Libri Lintervista naturale Saraceno
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