Non è solo il «Boss» che ha fatto la storia della musica, ma anche un padre presente. Mentre il mondo discuteva di un suo presunto «periodo perso» negli anni ’90, Bruce Springsteen – stasera in concerto a San Siro a Milano – cresceva i suoi figli. A quarant’anni dal leggendario concerto di San Siro, arriva Tracks II: The Lost Albums, un cofanetto che spalanca un archivio inedito di musica. Una buona parte di queste canzoni è stata registrata in quelli che sono stati considerati gli «anni perduti» di Springsteen, che tra il 1992 e il 2002 ha pubblicato un solo disco in studio, The Ghost of Tom Joad. «È successo per tutta una serie di motivi», spiega Springsteen. «Avevamo dei figli piccoli e non avevo alcuna voglia di lavorare con la band. Ero esausto. Ma ho continuato a lavorare a nuova musica, semplicemente non l’ho pubblicata».
Dietro a ogni disco, c’è una fase della sua vita. Il legame familiare si fa evidente parlando di Faithless, una raccolta di brani composti per un film mai realizzato: «Una collezione di canzoni davvero insolita che mi era stata commissionata per un film nei primi anni 2000. C’era un western che trattava alcuni temi spirituali. Ero in Florida con mia figlia e in un brevissimo periodo di due o tre settimane, credo di aver praticamente finito tutte le canzoni».
Ogni raccolta è la fotografia di un periodo, anche affettivo, della sua esistenza. Come Twilight Hours, che racconta: «Ho avuto modo di cantare in quel tipo di stile pop americano più ampio. E le canzoni sono scritte con quell’idea in mente. Sono tutte canzoni romantiche». Oppure Inyo, che, come spiega Erik Flannigan, curatore delle note del cofanetto, è «una serie di storie sulla cultura messicano-americana e sul vivere a Los Angeles: un po’ il sequel di Joad». Perfect World, che chiude la raccolta, rappresenta il ritorno all’energia collettiva: «Un grande disco rock», lo definisce Flannigan. Springsteen racconta la genesi con un certo orgoglio: «Avevo il team di Ron Aniello e Rob Lebret. Noi tre possiamo entrare in uno studio e fare quasi qualsiasi cosa. Ron mi ha davvero aiutato a concentrarmi».
